Da zero a dieci, nuovo Var, stesso risultato, arrivano le milanesi?

La nostra rubrica sul meglio e peggio del campionato italiano: partono forte le cinque favorite, primo storico rigore assegnato dal Var

10 – Var allo Stadium – Dopo mesi di chiacchiere, è chiaro a tutti cosa cambia con l’introduzione dell’instant replay. Che un calcio d’angolo a favore del Cagliari si trasforma in un rigore contro la Juventus. A casa sua. E nessuno protesta. Schermo canta. Ora rimane di capire come si riempie la settimana, all’improvviso priva di tutte le chiacchiere che si sarebbero sviluppate fino allo scorso anno su un episodio che avrebbe penalizzato una piccola contro una grande.

9 – Inter e Milan a valanga – Dopo 23 minuti del primo tempo della prima giornata le due milanesi avevano già segnato cinque gol senza subirne, Fiorentina e Crotone travolte dal calcio di inizio. Al novantesimo è doppio 3-0. Per Spalletti la solida certezza di chi già c’era, Icardi una doppietta perentoria su rigore e di testa per candidarsi al titolo di capocannoniere, Perisic per allontanare le voci di mercato. Per Montella notizie succulente dai nuovi, Kessié su tutti, con Cutrone che continua a segnare anche nel giorno dell’arrivo di Kalinic. Problemi di abbondanza graditi, gol e spettacolo da San Siro allo Scida. Presto per dire che Inter e Milan sono tornate, ma la partenza genera entusiasmo in una giornata nella quale le cinque grandi vincono tutte.

8 Le alternative di Sarri – Il tridente supersonico, le magie dei piccoletti, i guizzi di Callejon? No, a Verona la risolve Milik che torna titolare a sorpresa. Sarri pare Allegri e spiazza tutti togliendo Mertens dagli undici iniziali. Ha bisogno di un autogol e del primo gol in azzurro di Ghoulam per risolverla, rimane pure in dieci con l’espulsione di Hysaj ma a parte qualche sbandata difensiva vince senza soffrire. Partita che forse l’anno scorso, come a Pescara, non avrebbe vinto. Punti preziosi in concomitanza di turnover con vista Champions.

7 – Ha sempre ragione Allegri? – Bernardeschi, Douglas Costa, Szczesny. Nuovi acquisti in panchina, tanto la risolvono quelli che c’erano già. Apre Mandzukic, in semirovesciata dopo avere chiuso a Cardiff in rovesciata. La sbroglia Buffon che para il primo rigore della storia assegnato con la Var. La chiude Dybala con la 10 sulle spalle. La firma Higuain nel secondo tempo. Per i nuovi ci sarà tempo. 

6 – Gol-arov per la Roma – Che non è un refuso, ma l’uomo che risolve il pomeriggio di Bergamo da migliore in campo. Per il suo esordio nell’altra sponda della capitale ricorda a tutti che la barriera su punizione si può aggirare da sotto, non solo da sopra. La squadra di Di Francesco è ancora una creatura confusa, ma intanto passa su un campo che lo scorso anno fu fatale a Spalletti. E vincere all’esordio nel primo anno DT (dopo Totti) vale doppio.

5 – Gasperini senza protagonisti – Ecco una squadra che crede nella tradizione. Aveva iniziato perdendo il 2016 e inizia allo stesso modo un anno dopo. La sensazione è che l’Atalanta crescerà, Europa League permettendo. Un’altra sensazione molto vicino alla certezza è che quest’anno, senza Kessié e Conti, con Spinazzola quasi ex, manchino interpreti di qualità per le geometrie di Gasperini. Perché se non hai una punta che segna e ti mancano anche gli uomini che si inseriscono, il possesso palla e la pressione a tutto campo producono quanto visto con la Roma. Tante statistiche, zero punti.

4 – Farias snobba la storia – La responsabilità è enorme e il capitano del Cagliari va sul dischetto per il primo rigore di tutti i tempi non fischiato sul campo ma visualizzato a bordo campo. Si fa ipnotizzare da Buffon e la sintesi è questa: prima i rigori contro la Juve allo Stadium non li davano. Adesso che li danno, li sbagliano. Tecnologia nuova, ma stesso risultato. Come anche la difesa dei sardi che ricomincia da dove aveva chiuso, prendendo gol a ripetizione.

3 – Il Pazzo e il Borriello, attaccanti inquieti – A Verona non c’è Pazzini tra i titolari, entra dalla panchina, segna il gol della bandiera su rigore ed esulta polemicamente con Pecchia. Borriello lascia il Cagliari per la Spal giurando che non ha litigato con nessuno e conoscendolo è difficile crederlo. Settimana turbolenta per gli attaccanti italiani stagionati. Solo la prima giornata e sono già scintille. Ma è più puzza di bruciato che fuochi d’artificio.

2 – Deserto a Sassuolo e all’Olimpico – Si segna in abbondanza con difensori ancora in ciabatte come da tradizione per la prima giornata estiva. Ovunque tranne che su due campi. E se tra Sassuolo e Genoa, due tra le squadre con meno riflettori puntati addosso, te lo aspetti, le reti bianche tra la Lazio e l’ottima Spal sono sorprendenti. Una settimana fa la squadra di Inzaghi strappava la Supercoppa segnando tre reti alla migliore difesa della storia del calcio italiano e sette giorni dopo non riesce a bucare quella di una neo promossa. Il che ci porta al punto successivo.

1 – La frattura della serie A  Uno è il punto, l’unico, conquistato dalle neo promosse nella prima giornata. Se lo prende la Spal che fa la figura migliore. Il Benevento non sfigura ma perde a Marassi. Il Verona non compare e si fa travolgere dal Napoli. Ma se questo è il buongiorno, a novembre ci sarà una frattura in classifica tra le prime sei o sette della classifica e tutte le altre. E ricominceremo a parlare di quanto sia utile una serie A a 20 squadre. E conosceremo già la risposta.

0 – La Fiorentina di Pioli – Dopo venti minuti non si capisce se l’allenatore della Fiorentina sia ancora quello dell’Inter. Dell’Inter della passata stagione. Perché le sue squadre giocano alla stessa maniera, molli e passive. Pioli cambia panchina ma le impressioni sono negative come alla fine della sua esperienza nerazzurra. Dopo un’estate piena di tensioni societarie, con una rosa infarcita di giovani, l’inizio è in linea con gli ultimi mesi. Pioggia viola. Anzi, piove sui viola.