Da zero a dieci, il settebello Juve e l’uscita di Zenga a Italia ’90

La nostra rubrica sul meglio e peggio del campionato italiano

La nostra rubrica sul meglio e il peggio del campionato italiano.

10 – Il settebello della Juve – Carenza di alternative in attacco, con Bernardeschi che è costretto a stringere i denti per regalare un tridente di ruolo ad Allegri, e che problema c’è? La più abbondante Juve della stagione la risolve con i centrocampisti, prima Alex Sandro, due volte Khedira, un pregiato Pjanic, e infine si dedica a restituire il sorriso a Higuain regalandogli una tripletta. Nel frattempo decima vittoria consecutiva, sesta di seguito con la porta inviolata. E per fortuna che i bianconeri sembravano giocare al risparmio. Non finiscono mai, nemmeno quando sono pieni di infortunati. E quello di Matuidi, passata la sbornia, potrebbe essere il più pesante in ottica Tottenham.

9 – Le magie assortite della domenica – Di Mertens e delle sue capacità balistica sappiamo quasi tutto. Quello che mancava era un cucchiaio da distanza ravvicinata, una delizia che manda in discesa il derby con il Benevento e permette al Napoli di rimanere solo in testa alla classifica. Sapevamo anche che Suso con il sinistro potesse fare meraviglie, né ci aspettavamo che una sua bordata da trenta metri potesse apparecchiarsi esattamente nel sette della Dacia Arena in uno dei gol più belli della stagione, forse il più bello. Di Castan invece non conoscevamo le doti di regista. Il suo assist di tacco per il raddoppio di Sau è tanto improvviso quanto inaspettato, assolutamente meritato per un giocatore che ha rischiato di smettere per un cavernoma e che forse a Cagliari ritroverà un po’ di sole.

8 – La Roma Under – Nel senso del turco, vista che è una sua velenosa intuizione mancina proprio all’alba della partita a sbloccare e risolvere il mezzogiorno scaligero, regalando finalmente il primo acuto a una stagione finora incolore. Ma anche nel senso statistico, visto che è il quarto Under consecutivo dei giallorossi e sono stati 11 nelle ultime 14 partite giocate. Di Francesco può respirare, vince un mezzogiorno insidioso chiuso in dieci per l’espulsione di Pellegrini, accorcia sull’Inter in ottica Champions League ma i problemi sono lontani dall’essere risolti. Tra Roma e Inter è probabile che il quarto posto andrà a chi sbaglierà di meno.

7 – C’è solo un Walter Zenga (in panchina) – Non che sia un’impresa titanica di questi tempi. Ma il Crotone che esce con un punto da San Siro è al terzo risultato utile consecutivo dopo la vittoria di Verona e il pareggio 1-1 con il Cagliari che con un Var consultato in maniera ortodossa sarebbe stato un successo casalingo. Contro Napoli e Milan, due sconfitte, i calabresi non avevano sfigurato. Sono punti pesantissimi per la salvezza e Walter Zenga sta tirando fuori ogni risorsa dalla rosa che ha a disposizione.

6 – La cura Mazzarri – Quattro partite sulla panchina che fu di Mihajlovic e quattro risultati utili consecutivi. Il Torino di Mazzarri pare l’incarnazione trapattoniana del nuovo millennio, vittoria in casa e pareggio in trasferta. Curiosamente sempre con lo stesso punteggio, 3-0 casalingo contro Bologna e Benevento, 1-1 sui campi di Sassuolo e Sampdoria. Sarebbe andata pure meglio senza l’errore di Sirigu sul gol di Torreira, senza l’espulsione di Acquah e l’infortunio di Obi. In attesa di ritrovare anche il migliore Belotti. Quattro risultati utili anche per la Sampdoria di Giampaolo, sempre più candidata per un posto in Europa League.

5 – Mirante e Sportiello – E’ giornata di balistica pregiata, vedasi gol di Suso e Pjanic, e al Dall’Ara va in onda un inedito assoluto, due gol consecutivi di entrambe le squadre da calcio d’angolo. Ma se fai il portiere e ti fai beffare dal tiro dalla bandierina hai responsabilità, il portiere del Bologna ne ha pure di più perché se la butta dentro da solo. E in mezzo ci finisce anche Donnarumma, che in collaborazione con Bonucci inventa l’autogol che chiude la striscia vincente del Milan.

4 – Il poker di Donadoni – A proposito del Bologna, quarta sconfitta nelle ultime cinque partite giocate. Sconfitte contro Udinese, Torino, Napoli e Fiorentina e in mezzo un provvidenziale Benevento a garantire l’unica vittoria del 2018 e tenere lontana la zona calda della classifica, con 6 gol fatti e 10 subiti in questo parziale. Ma a Donadoni fischiano le orecchie.

3 – L’ossimoro di Belotti – L’Italia è sferzata dal maltempo, vento freddo, pioggia, bufere di neve appenniniche. A Marassi non va tanto meglio. Belotti strappa l’occhio nel secondo tempo per due gol sbagliati a fine secondo tempo ma soprattutto perché indossa una maglietta a maniche corte ma i guanti di lana. Il che è un ossimoro calcistico di assoluto livello, avere caldo ma sentire freddo o viceversa. Mira, e look, da rivedere.

2 – Il Sassuolo smarrito – Tre sconfitte nelle ultime quattro giornate, ma soprattutto 10 gol incassati tra Atalanta e Juve. Sette solo dai bianconeri, entrando direttamente nel libro dei record negativi del campionato con la sconfitta più pesante della stagione, primato migliorato dopo averne incassati 6 dalla Lazio. Alla squadra di Iachini l’area di Carnevale non fa bene ed effettivamente sembra uno scherzo. Ridono tutti quelli che ci giocano contro e nel nuovo anno finora gli emiliani hanno raccolto appena due punti. Media da retrocessione, che non è neanche più così distante. Qui meriterebbe una citazione anche il Chievo, squadra che insieme all’Inter non vince dall’era glaciale, ma sembrerebbe ridondante citarlo ogni settimana.

1 – Il digiuno biblico di Spalletti – Al quinto pareggio consecutivo, al quarto 1-1 di seguito, a distanza esatta di due mesi dall’ultima vittoria del 3 dicembre contro il Chievo, il pubblico di San Siro fischia sonoramente. Come contro la Fiorentina, come contro la Spal, l’Inter va in vantaggio e si fa rimontare. Il gol di Eder, implacabile vice Icardi, sembra di nuovo mandare in discesa la serata e di nuovo i nerazzurri scompaiono senza nemmeno comparire dentro la partita. Fisico, il problema non può essere. Mentale evidentemente sì. E nemmeno Spalletti sembra capace di metterci le mani.

0 – C’era solo un Walter Zenga (in porta) – Tornare a San Siro, che ti celebra con un’ovazione, nella settimana dell’addio ad Azeglio Vicini. Nelle top five delle settimane emozionanti dell’uomo ragno questa sta almeno sul podio. Poi la rende indimenticabile strappando un punto all’Inter in quella che era stata la sua casa e piangendo a fine partita. Però. Visto che la nostalgia è scorsa a fiumi per quei mondiali e per quella nazionale. Se abbiamo un mondiale in meno nel palmares lo dobbiamo probabilmente alla sua uscita su Caniggia. Probabilmente il singolo errore più pesante all’interno di un torneo praticamente impeccabile. Questo zero attende di essere dato dal 3 luglio 1990, sono quasi ventotto anni. Doveroso e indimenticabile.