
La nostra rubrica sul meglio e il peggio del campionato italiano.
10 – La rinascita del Milan? – Dalla Lazio alla Lazio, come era iniziata la crisi con il 4-1 dell’Olimpico all’andata così forse finisce con il 2-1 di San Siro al ritorno. E’ Gattuso a spezzare il cammino di Inzaghi, in attesa di incontrarlo di nuovo in coppa Italia sullo stesso campo, e a generare la terza vittoria consecutiva dei rossoneri. Non succedeva da oltre un anno. Cutrone segna con la mano ma non se ne accorge nessuno, Bonaventura è l’uomo che la risolve, la difesa regge l’urto dell’assalto biancoceleste nel secondo tempo, e i rossoneri soffrendo si comportano da ciò che dall’inizio dell’anno non erano stati mai: una squadra. Per l’Europa che conta è tardi, ma per quella di riserva è piena corsa. Sembrava impossibile solo due settimane fa.
9 – La balistica di Mertens – Togliete Albiol dalla linea difensiva del Napoli e manco viene fischiato il calcio d’inizio che il Bologna è già in vantaggio al San Paolo. A quel punto gli uomini di Sarri pazientemente ricostruiscono il loro pomeriggio, prima sfruttando un guizzo fantozziano di M’Baye che regala il pareggio, poi un rigore generoso fischiato a Callejon. E se la trasformazione dal dischetto è cartellino timbrato, il gol del 3-1 di Mertens è un capolavoro di balistica in controtempo che è già adesso uno dei gol più belli del campionato. Doppietta del belga e corsa solitaria in testa la classifica che continua per gli azzurri.
8 – L’Atalanta da trasferta – In casa la Dea zoppica, ma in campionato in trasferta al momento è la macchina più letale della serie A. Serie di sei risultati utili aperta, cinque vittorie consecutive contro Genoa, Milan, Napoli, Roma e Sassuolo e al Mapei Stadium strapazza gli emiliani anche con le seconde linee mandate in campo da Gasperini. L’Europa League è di nuovo a un passo dopo un sabato pomeriggio a senso unico. E adesso doppia sfida contro la Juve in Coppa Italia.
7 – Kean e la corsa salvezza – Il Verona contestato e fischiato domenica scorsa espugna con un poker il Franchi e Kean diventa il secondo Millennial capace di segnare una doppietta in serie A (il primo, Pellegri, è appena andato al Monaco). Significa corsa salvezza che si comprime sensibilmente, con il Verona a 16 e Spal, Cagliari, Crotone e Genoa racchiuse in cinque punti a 21. In sei punti, Sassuolo e Chievo a 22, ci sono sette squadre. Va a finire che la battaglia per non retrocedere diventa più entusiasmante di quella per l’Europa. Che, a proposito, coinvolge sempre più meritatamente l’Udinese. Il gol di Behrami contro il Genoa vale l’ottavo risultato utile nelle ultime nove partite giocate. La Sampdoria che manda in crisi la Roma invece forse segretamente sogna pure la Champions League.
6 – Allegri il pragmatico – Dice che gli basta il risultato, non importa come. La Juve si veste di un verde inguardabile ed esegue. In epoca di diritti tv sui quali si bisticcia mette in piedi una settantina di minuti per la quale Sky dovrebbe farsi pagare dalla Lega per mandarli in onda e non il contrario, poi le due espulsioni e Khedira mandano la serata in discesa. Fa otto vittorie consecutive, di cui sette senza incassare gol e sei Under. La retroguardia è tornata impenetrabile e Higuain è tornato a segnare dopo 706 minuti di astinenza. Tantissimo con pochissimo.
5 – Il solito copione della Roma – Ricapitoliamo. Il tuo attaccante di 32 anni sta per essere ceduto al Chelsea per una trentina di milioni, ma forse no. Il tuo attaccante del futuro non gioca nel presente e spesso è più sul lettino del fisioterapista che in campo. Poi ti danno un rigore che può cambiare la stagione, il rigorista sarebbe l’attaccante di 32 anni ma sul dischetto ci va Florenzi, che puntualmente se lo fa parare da Viviano. Quindi la Sampdoria passa con l’unico tiro del secondo tempo, entra la tua ala minorenne ma stavolta l’attaccante di 32 anni non riesce a pareggiarla. Il totale fa sette partite senza vittorie, dieci di seguito segnando meno di due gol a partita, un punto perso dall’Inter, la Sampdoria a meno quattro e fischi assordanti dell’Olimpico. Notate assonanze con le scorse stagioni?
4 – Lo spettro di Preziosi – Ballardini aveva raddrizzato i binari, ma come l’Inter e la Fiorentina anche il Genoa ha un’enorme problema a finalizzare. Solo una vittoria nelle ultime quattro giornate e solo un gol segnato, quello della vittoria 1-0 sul Sassuolo il 6 gennaio. Le reti segnate sono due nelle ultime sette partite giocate e adesso, a 21 punti, il divario con la serie B dista solo quattro lunghezze. Con la prospettiva di andare nel fine settimana all’Olimpico contro la Lazio. Poco da stare allegri.
3 – La viola sparita – Come Spalletti, anche Pioli è un allenatore che sta soffrendo il nuovo anno in maniera inaspettata e il fatto che siano il passato e il presente dell’Inter è una curiosa casualità. Ma la Fiorentina dopo essere crollata a Marassi contro la Sampdoria concede il bis in casa contro il Verona. Ed è una replica peggiore, per i quattro gol subiti quasi senza reazione, e perché è la conferma di un momento nero che vale cinque partite senza vittorie con due pareggi e tre sconfitte. E un attacco che ha Chiesa e Simeone, golosi uomini mercato, non segna più di un gol nella stessa partita dal 13 dicembre in coppa Italia e dal 3 in campionato. Davvero troppo sotto lo standard anche per una squadra molto giovane.
2 – L’antiSassuolo – Ve lo ricordate Beppe Iachini in campo? Quadricipiti che non finivano mai, più largo che alto, mediano roccioso e infaticabile, sostanza e agonismo. Tutto ciò che il suo Sassuolo non è contro l’Atalanta. E a dire il vero non lo è da oltre un mese, da dopo la vittoria sull’Inter del 23 dicembre, unica vittoria nelle ultime sette partite giocate. Due pareggi con Roma e Torino, due sconfitte con Genoa e Atalanta, due gol fatti nelle ultime quattro giornate. Gli emiliani segnano poco, tratto distintivo di questa stagione, ma che siano l’antitesi del loro allenatore non è un segnale incoraggiante arrivati a Carnevale. Urgono anche più saggi Consigli, e la citazione per il portiere e la sua uscita bislacca che genera il primo gol della partita non è casuale.
1 – La regola dell’uno dell’Inter – E insomma alla fine sul campo della Spal si allunga l’astinenza di vittorie dei nerazzurri. Spalletti vede una buona mole di gioco, tante occasioni da gol ma ancora una volta l’attacco non sfonda e per sbloccarla serve un autogol di Vicari. Ma Paloschi, passato nel settore giovanile milanista, rovina i sogni di Champions League, rimanda una vittoria che manca da nove gare e fa il terzo pareggio consecutivo 1-1 dopo quelli con Fiorentina e Roma. I pareggi consecutivi dal 27 dicembre sono cinque e l’Inter continua a non segnare più di un gol nella stessa partita dal 5-0 al Chievo del 3 dicembre. Con Icardi scomparso, l’unica è attendere Pastore, altro argentino, dal mercato. Ma anche avere qualche notizia offensiva da Candreva, Gagliardini, Brozovic e tutti gli altri aiuterebbe. Tra le squadre di vertice solo Roma e Atalanta hanno segnato meno dei 37 gol dell’Inter in campionato. E il paradosso di avere guadagnato, in un’altra giornata storta, un punto sia su Lazio che su Roma.
0 – Cacciatore in manette – Il Chievo non vince dal paleozoico ed era difficile immaginare che potesse riuscirci contro i campioni. Ma Bastien prima decide di complicare ulteriormente la notte del Bentegodi prendendo due gialli in due minuti e Cacciatore la rende indimenticabile mettendo in piedi una tribute band di Mourinho ed eseguendo una cover del famoso gesto delle manette contro Maresca, discutibile a tratti ma ligio al dovere al momento di chiedergli di uscire dal campo per farsi curare dal medico sociale. Espulsione, clivensi in nove e muraglia gialla che crolla dopo avere resistito stoicamente. Complicarsi da soli la vita nella partita più difficile della stagione, fatto. Proprio come il Var, che complica la vita a sé stesso nella giornata più nera dall’introduzione della tecnologia. Ma fino a quando non ci sarà una legislazione chiara su come usarlo, e con quale criterio, succederà ancora.







