
Maurizio Cremonini è l’anima e il cuore del Settore Minibasket italiano. Bresciano, ha iniziato ad allenare a 22 anni e poi ha scelto di dedicarsi ai più piccoli. Gira l’Italia tutto l’anno per promuovere la pallacanestro dei più piccoli, un lavoro di cui tutto il movimento raccoglie i risultati qualche anno più tardi.
La tua carriera di coach Senior, prima di dedicarti al Minibasket?
Forse è utile una premessa. Io, il Minibasket l’ho giocato e me ne sono innamorato, anche se era quello degli anni 60′ ovvero una piccola pallacanestro, ma per me fu una folgorazione. Poi ho giocato e in seguito, molto precocemente, a 22 anni, iniziato ad allenare squadre senior (ovvero la serie C quando davanti c’erano solo la A e la B). Ma il Minibasket, anche quando allenavo le squadre “dei grandi” ho continuato a farlo, fortunatamente!
Come nasce la tua passione per il Minibasket?
Ho iniziato ad insegnare Minibasket a 18 anni, con la voglia di far innamorare anche altri bambini di ciò che in me aveva generato la folgorazione di cui sopra. Ed è tutta colpa di Rolly Marchi… e il club di Topolino!!! Impossibile capire per i giovani ma alla mia prima festa di Minibasket, a 8 anni (e parlo del 1964) in Piazza Vittoria a Brescia su un parquet montato per l’occasione (hai capito bene Giancarlo, un parquet montato nel 1964!), in campo a presentare c’era Rolly Marchi, che in TV, in quella mezz’ora di televisione a nostra disposizione, conduceva il mitico Club di Topolino! E i gadgets a fine festa ce li portò Mary Poppins. Ok una sosia ma per noi era lei e per me fu amore infinito ed incondizionato!
Si dice sempre che il basket è cambiato rispetto a 20 anni fa. E’ cambiato anche il Minibasket? Come?
Divento più serio a cerco di dare una risposta razionale. Il Minibasket ha dovuto adeguare stili e metodi di insegnamento alla nostra società, alla nostra cultura, o forse è meglio dire alla nostra “non cultura” fisica-motoria e sportiva scolastica. I bambini di oggi sono sempre più poveri dal punto di vista motorio, il Minibasket deve a tutti loro un’adeguata risposta, e lo deve fare accompagnandoli anche alla pallacanestro con gli strumenti giusti: motori-sociali-tecnici e cognitivi. È una sfida complessa e impegnativa che va affrontata ogni giorno, con in testa anche un valore superiore del nostro essere insegnanti prima che allenatori. Far crescere persone prima che giocatori.
La tua qualità che porti sempre in campo quando hai a che fare con dei bambini?
La serenità e il sorriso di chi è consapevole di aver avuto un grande privilegio, poter dedicare la sua vita alla propria passione.
La cosa che un formatore Minibasket non deve mai fare?
Essere superficiale, e non aver cura dei propri bambini, tutti, e in particolare gli ultimi, quelli che fanno più fatica.
La gioia di vedere un bambino sorridere e divertirsi con un pallone di basket in mano…
È la risposta più bella, l’unica che conta, e che diventa un valore enorme quando quel sorriso te lo rende un adulto che hai incrociato anni prima e che con quel sorriso ti ringrazia.
Il momento più divertente in questi tuoi anni di Formatore e Istruttore Minibasket?
Provo a tradurre divertente con emozionante, ed allora ti dico che quello che stiamo facendo in questi giorni con i colleghi dello Staff Nazionale è forse la cosa migliore che mi sia capitata, e parlo del Progetto “Camminare Insieme”, il nostro viaggio nei Centri Minibasket a fare lezione ai bambini del Centro che ci ospita, restando a discutere con gli Istruttori, cenando con loro fino a tardi, per provare a condividere un impegno con uno spirito nuovo e diverso, ma insieme. Bello, emozionante, e divertente.
Hai un sogno?
Come tanti ho con me il sogno, e la speranza, che le future generazioni sappiano ricostruire un mondo migliore, più sincero, vero e onesto. Lo so che sembra idealismo spicciolo e di basso profilo ma sento il peso del fallimento della mia generazione, e sogno un mondo davvero migliore, in particolare per quei bambini dei quali incrocio in palestra i sorrisi.






