
Massimo Barchiesi RadioRai: l’emozione di raccontare le Olimpiadi, l’amore per la Radio.
Ha mosso i primi passi importanti a “Radio Radio” commentando calcio e basket, poi il passaggio a Radio Rai dove ha continuato ad occuparsi delle stesse discipline con la consueta straordinaria competenza, la medesima passione. Lo abbiamo intervistato, per conoscerlo meglio.
La radio: una passione/mestiere che nasce come e quando?
E’ vero, la radio è da sempre la mia passione tra tutti i “media”. Una passione che, come tanti, nasce da bambino con le radiocronache di “Tutto il calcio minuto per minuto”. Ricordo l’emozione che avevo quando ero in trepida attesa del collegamento dai campi. E bisognava aspettare il secondo tempo per sapere cosa stava facendo la squadra del cuore e i risultati di tutte le partite.
Raccontaci la magia della radio.
La radio ha una sua magia, unica. Puoi solo amarla. La radio è fantasia, immaginazione, emozione. E’ una fedele compagna di viaggio che non ti lascia mai solo. Nel mio settore, lo sport, noi radiocronisti abbiamo un obbligo nei confronti di chi ci ascolta: far vedere alla radio un evento, che sia una partita di calcio, di basket o di qualsiasi altra disciplina. Raccontare quello che avviene con dovizia di particolari in modo da far sprigionare la fantasia di coloro che pendono dalla nostra voce.
Quanti e quali sport commenti o hai commentato?
Dal 1994 commento calcio e basket. Ma ho raccontato anche pallavolo, pallanuoto (soprattutto all’inizio della mia avventura alla Rai) e pugilato. La boxe l’ho seguita alle Olimpiadi Londra nel 2012 e di Rio de Janeiro nel 2016. Ho scoperto personaggi straordinari legati a storie particolari. Due esperienze che mi hanno regalato grandi soddisfazioni. Non me l’aspettavo.
Il tuo preferito, tra tutti…
Lo sport che preferisco raccontare è il basket perché vivo di emozioni e amo emozionare chi è all’ascolto. E la pallacanestro è la disciplina perfetta che tiene l’ascoltatore incollato alla radio perché il ritmo del gioco e di conseguenza della radiocronaca è elevato. Chi riesce a trasmettere una partita di basket è in grado di commentare qualsiasi altra disciplina sportiva.
Quanto tempo ti occorre per preparare una radiocronaca?
Preparare una partita significa dedicare almeno mezza giornata all’evento che si va poi a trasmettere. Questo per dare un’impronta marcata a quello che dovrò dire poi alla radio. E comunque, quotidianamente e fino al giorno della partita, vado a cercare notizie e statistiche che riguardano la partita in questione navigando su internet attraverso vari siti.
L’importanza della spalla tecnica. Quanto è importante l’empatia con la seconda voce?
Durante una radiocronaca a due voci la spalla tecnica ha un ruolo di rilievo. Innanzitutto deve esserci affiatamento tra il radiocronista e il commentatore tecnico per il buon esito di una radiocronaca. La seconda voce ha il compito, soprattutto, di dare alla radiocronaca quel qualcosa in più a livello di lettura della partita, evidenziando dei particolari di tattica e mettendo in risalto anche aspetti di colore che ruotano intorno alla gara. Ritengo che sia determinante che a ricoprire il ruolo di seconda voce sia un ex calciatore, un uomo che il campo l’ha vissuto.
Ti emozioni ancora quando fai una radiocronaca?
Ogni partita mi regala delle emozioni incredibili. Non si possono fare differenze tra gli eventi che si vanno a raccontare. Un radiocronista deve essere sempre se stesso, sia quando trasmette una partita di cartello tra squadre di blasone, sia quando in campo ci sono formazioni anonime.
C’è una cosa che secondo te un radiocronista non deve mai fare o dire?
L’errore che non deve commettere un radiocronista è quello di smettere di raccontare la partita per fare salotto, cioè per parlare di tutto tranne che di quello accade in campo. La partita va sempre descritta in ogni suo momento e se si vuole deviare dalle azioni di gioco bisogna attendere una fase in cui il gioco è fermo.
Se risenti una tua radiocronaca di dieci anni fa, che effetto ti fa?
Ascoltare una mia radiocronaca del passato mi fa ricordare quanta gavetta ho fatto per esaudire il mio sogno. E poi fare la differenza con la dizione che avevo una volta e per fare la differenza con lo stile di radiocronista che avevo in passato.
Il radiocronista di riferimento o quello che ti piace più ascoltare.
Ho la fortuna di lavorare con ottimi radiocronisti. Non mi va di fare nomi perché potrei fare un torto a qualcuno. La Rai ha da sempre una grande tradizione di radiocronisti. Da bambino ricordo i “miti” di Enrico Ameri e Sandro Ciotti, ma non posso dimenticare i vari Claudio Ferretti, Alfredo Provenzali, Ezio Luzzi con l’inconfondibile voce di Roberto Bortoluzzi che aggiornava da studio i risultati. E’ grazie a loro se la radio è entrata nel mio cuore.
La radiocronaca che ricordi con più piacere e quella che vorresti dimenticare
Due: Sassuolo-Livorno del 2013 che sancì la promozione storica degli emiliani in serie A e la gara6 di Sassari-Reggio Emilia, finale dei playoff di basket 2015, vinta dalla Dinamo dopo tre supplementari. Semplicemente meravigliosa, epica. Fu coinvolgente anche gara7 che assegnò lo storico scudetto a Sassari. La radiocronaca che vorrei dimenticare perché mi ha procurato tanta rabbia e amarezza è Italia-Croazia di basket, finale del torneo pre-olimpico di Torino del 2016. Quella partita impedì agli azzurri di andare a Rio. Ricordo che ero a pezzi al termine della partita. In Brasile, commentai il torneo di basket dall’inizio alla fine e non vedere gli azzurri in quel contesto mi ha fatto tanto male.
La cosa più divertente che ti è successa nel corso di una radiocronaca?
La cosa più divertente mi è capitata durante una radiocronaca agli inizi della mia carriera in Rai. Ero a Brescia per Brescia-Posillipo di pallanuoto. Avevo la postazione a bordo piscina, un po’ troppo direi perché a fine partita ero quasi zuppo a causa degli schizzi d’acqua provocati dalle azioni di gioco e dai passaggi su e giù degli atleti dalle mie parti. Piuttosto comico.
L’evento che hai seguito dal vivo e che non dimenticherai mai…
Le Olimpiadi rappresentano l’evento che ricorderò per sempre con grande affetto, più di un Mondiale di calcio. Londra e Rio sono state due esperienze meravigliose, indimenticabili. I Giochi sono la massima espressione sportiva e rappresentano il top per un giornalista. Parteciparvi significa raggiungere il traguardo di maggiore prestigio della carriera.







