
Kobe Bryant Maglia ritirata dai Lakers. E quella della Nazionale?
Partiamo dalla foto, perché è di questa foto che vi dobbiamo parlare. Della sua genesi, delle storie che ne hanno anticipato e seguito lo scatto. Per una volta un’immagine non accompagna un pezzo, accade esattamente il contrario.
Quello scatto è stato fatto il 22 gennaio 2013 negli scantinati dello Staples Center, a pochi metri dal parcheggio che ospitava l’automobile di Kobe. Location spelacchiata, direte voi, ma alla fine di questo articolo avrete cambiato idea e capirete quanto io abbia benedetto quei cassonetti.
Riavvolgiamo il nastro, a quando io e Marco Bonfiglio (che leggete su Infobetting.com tutti i giorni, anche per i puntuali recap NBA) decidiamo di partire per Los Angeles, San Francisco e Las Vegas. Viaggio di piacere, con una diffusa spruzzata di NBA. Da anni mi onoro di lavorare nell’Ufficio Stampa della Federazione Italiana Pallacanestro e prima di partire vengo folgorato da un’idea tanto banale quanto intelligente (non capita spesso, sereni).
Nei giorni che trascorreremo a L.A. vedremo due partite dei Lakers, regolarmente accreditati. Avremo quindi la possibilità di scendere negli spogliatoi e di entrare a contatto con i giocatori. Tra questi Kobe Bryant. Che negli anni non ha mai perso l’occasione per confermare l’amore che prova per l’Italia, dove ha trascorso la propria adolescenza.
Penso. Kobe è uno degli uomini più ricchi al mondo ma probabilmente una maglia Azzurra della Nazionale non ce l’ha. Me ne procuro un paio in Federazione, le infilo in valigia ma senza anticipare le mie intenzioni, in modo da non alimentare aspettative. La sera di Lakers-Heat decidiamo di soprassedere: i gialloviola sono stati presi a pallonate da LeBron e compagni, Bryant ha giocato maluccio. Meglio tornare in albergo, stasera la maglia potrebbe tirarcela in faccia.
L’ultima notte prima di volare in Italia torniamo allo Staples Center per Lakers-Utah. E’ il momento. A fine partita ci mettiamo in fila per entrare nello spogliatoio dei Lakers. Entriamo come Totò e Peppino a piazza del Duomo, ma senza tenerci la mano. Ci sono tutti (Nash, Dwight Howard, Metta World Peace) rigorosamente in mutande e telo. Manca solo Kobe, che si presenta qualche minuto dopo in inappuntabile abito Armani. Io indosso strategicamente una felpa della Nazionale, in modo che in qualche modo ci noti. E infatti ci nota, mentre risponde alle mille domande dei Media locali.
Dico a Marco. “Ci siamo, non possiamo sbagliare, ora lo fermiamo mentre passa per uscire”. Marco annuisce. Manca solo che sincronizziamo gli orologi. Kobe saluta ed esce, passandoci a cinque centimetri. Io e Marco due statue. Immobili. Non ce l’abbiamo fatta. Troppo imbarazzo. Rinunciamo.
Fortunatamente rimane il pensiero di un attimo, perché poi ci diciamo che un’occasione del genere non può andare persa. Corriamo fuori dallo spogliatoio e lo troviamo intento a salutare una quindicina di ragazze (da Miss California in su…) che si prostrano a lui. E lui risponde, una ad una.. “Kobe, nice to meet you”. Beh sì, fai bene, magari il nome non se lo ricordano…
E’ il momento. “Ciao Kobe, veniamo dall’Italia, io lavoro per la Federazione. Se hai piacere, ti abbiamo portato una maglia della Nazionale”.
Sorride, Lui. “Ehi ciao, come state? Come sta Dino Meneghin (allora presidente della FIP)? Davvero la Maglia è per me? Grazie, apprezzo molto. Venite qua che facciamo una foto”.
Sorrido, io, ebete. “No, Kobe, l’importante è che la foto la fai te, senza di me”. Passo a Marco il mio cellulare, già aperto sulla fotocamera. Marco scatta. Kobe saluta. Io tremo, neanche avessi baciato la mano al Pontefice. E’ fatta.
Marco mi ripassa lo smartphone e inconsapevolmente mette a repentaglio la nostra decennale e bellissima amicizia. Per l’emozione, al momento dello scatto ha messo un dito davanti al flash: l’immagine è completamente inutilizzabile. E Kobe è andato. Cito Alberto Sordi, rivolto ancora a Marco, che vorrei polverizzare. “Questa non la raccontiamo, quando torniamo in Italia”.
E poi nel momento della più cupa disperazione mi sale la follia, incontrollabile. Prendo una maglia e mi metto a correre per i corridoi dello Staples Center. Due signori della Security mi rincorrono, decisamente incazzati. Kobe è ancora lontanissimo ma si volta. C’è un energumeno in felpa Italia che gli urla dietro. “KOOBBBBBBBBBBBBEEEEEEE”. Mi sembra già di sentire nel polpaccio sinistro la pallottola sparata (legittimamente) da un poliziotto e invece arrivo da lui prima che il colpo parta. In ogni caso, sarebbe stata una bella morte.
“Kobe, la foto non è venuta”. Sorride, Lui. Di default. “Che problema c’è? La rifacciamo”. La scatto io, mentre Marco mi copre le spalle con la Security, tenendo il telefono con una sola mano per evitare di coprire il flash. La foto è mossa, il posto è orrendo ma chi se ne frega. La missione è compiuta.
Torno verso gli spogliatoi con la faccia esausta e miracolata di un reduce del Vietnam, ci si avvicina Steve Nash. Che ci parla in italiano. Io a quel punto ho rimosso timidezze e imbarazzi. “Venite dall’Italia? Io ho tanti amici lì”. Senti Steve, taglia corto, che io c’ho ancora il fiatone.
“Vuoi una maglia della Nazionale?”.
“Certamente, ne avete una anche per me?”
“Ovvio, le abbiamo per tutti i Lakers”.
Capannello di giornalisti locali intorno a noi, improvvisiamo un banchetto non autorizzato di materiale della Nazionale. Il poliziotto ripone la pistola, sperando in una polo.
Esce dallo spogliatoio anche Metta World Peace e ci passa a fianco. Prego che non ci chieda nulla. Non ci chiede nulla. E’ la nostra serata. Mi sarei tolto la felpa e gliel’avrei regalata, per evitare discussioni.
Si torna in albergo. E il giorno dopo si torna in Italia. Quella foto farà il giro di tutti i Media italiani e sarà mostrata a SkySport e sul Los Angeles Times.
Grazie Kobe. Stanotte intorno alle 5.00 idealmente ritirerò anche io una tua maglia, come se stessi allo Staples Center. E se vedi quel signore con la giacca rossa, ringrazialo per non avermi freddato…
PS. Qualche anno più tardi la Federazione Italiana Pallacanestro ha consegnato in via ufficiale a Kobe una Maglia della Nazionale.







