
10 – La solidità dell’Inter – E insomma questi fanno sul serio. Avevano vinto il derby ma il dubbio che avesse di fronte una finta grande era rimasto per tutta la settimana. Ma uscire indenni, e senza farsi deflorare la porta, anche dal San Paolo del Napoli che segnava sempre non è solo un’impresa. E’ un attestato. Forse non per lo scudetto, ma l’Inter è squadra vera. Con una difesa granitica, otto uomini dietro la linea della palla (un tempo si chiamava catenaccio, oggi si chiama densità, chissà se si chiamerà mai Spallettismo) e Handanovic che forse è il migliore portiere del campionato. Ma il pareggio sta bene anche al Napoli, pure se per la prima volta rimane a secco dal 25 febbraio quando perse 2-0 in casa con l’Atalanta. Le due squadre migliori del momento restano imbattute.
9 –La Roma nella storia (la propria) – Di Francesco ritocca il record societario per vittorie consecutive in trasferta. Le sue sono quattro, in collaborazione con Spalletti diventano nove, serie iniziata dopo il derby perso con la Lazio il primo marzo. La nuova gestione lontano dall’Olimpico si basa su solidi pilastri. Ancora nessun gol subito, 8 segnati, e nei momenti di difficoltà basta bussare alla porta di Kolarov e lui risponde. Segna molto, segna anche in Champions League, a Torino segna anche su punizione. E la Roma completa una settimana che le gonfia stima e ambizioni, uscendo con un pareggio e una vittoria da due campi tra i più ostici nel continente.
8 – La svolta teutonica della Juve – Visto che il tango argentino continua a rimanere in vacanza, stavolta i bianconeri si affidano all’efficienza tedesca che solitamente non tradisce. E infatti Khedira risponde con la sua prima tripletta italiana e trascina la Juve fuori dal pomeriggio insidioso della Dacia Arena. La difesa continua a incassare che è una bellezza, 7 gol nelle ultime quattro partite, ma in una partita bizzarra col Var che si prende un turno di riposo lui pure, un autogol demenziale di Samir e un’espulsione surreale di Mandzukic, è Allegri che succhia due punti a Napoli e Inter in attesa che Higuain e Dybala ricomincino a segnare. E anche così i campioni hanno già il migliore attacco del campionato. Sarà corsa a tre per tutto il girone di andata. E forse a quattro, visto che la Lazio dell’implacabile Immobile non si ferma più, stessi punti della Juve e ambizioni più che legittime.
7 – La regola di Marassi – Giampaolo sfrutta il doppio turno casalingo e si prende anche lo scalpo del Crotone dopo quello, più prestigioso, dell’Atalanta. La settimana scorsa erano stati tre gol a fine partita, sabato sono tre già a fine primo tempo e anche Caprari si iscrive alla giostra blucerchiata. A fine gara sono cinque in un’armoniosa fusione tra rete italica e straniera. L’autunno che profuma d’Europa continua.
6 – La striscia del Chievo – Silenziosamente nelle zone che affacciano sull’Europa League c’è anche il Chievo, in striscia aperta di sei risultati utili consecutivi. Il paziente Inglese stavolta è precoce nel ribaltare il derby con una doppietta e poi ci pensa un nome vintage, Pellissier, a segnare uno dei gol più brutti esteticamente e più pesanti concretamente della sua carriera. Tre vittorie nelle ultime quattro giornate in piena tradizione clivense, 15 punti in classifica in attesa del puntuale letargo del girone di ritorno quando i punti salvezza saranno già nella dispensa. E mercoledì al Bentegodi arriva il Milan.
5 – Il digiuno del Torino – Curioso, il contrappasso di Mihajlovic. L’uomo il cui sinistro su punizione ha castigato pletore di portieri negli anni Novanta, vede allungare l’astinenza da vittorie a causa di una pennellata di Kolarov, stesso suo piede e stessa sua nazionalità, che fulmina un non impeccabile Sirigu. Il risultato è che la porzione granata di Torino non vince da quattro partite, l’ultima fu il 3-2 esterno in casa dell’Udinese il 20 settembre. L’assenza di Belotti zavorra il suo tridente e una classifica che poteva essere esaltante al momento è appena positiva. Salto di qualità nuovamente rimandato.
4 – Il fallimento del Milan – Frittata completata. Montella aveva introdotto la partita contro il Genoa spavaldo, ‘nelle difficoltà vengo sempre fuori’. Ma dopo lo 0-0 di San Siro il rischio sempre più concreto è che vada fuori dalla panchina del Milan. Se non subito, dopo la sfida contro i bianconeri. Nella sua drammaticità sportiva, la logica del fallimento di questi primi tre mesi è impeccabile. Quarta partita consecutiva senza vincere in campionato, zero gol segnati in tre di queste gare, Bonucci che non è nemmeno in campo a ricevere i fischi del pubblico perché dopo venticinque minuti è già sotto la doccia a rimuginare sulla gomitata a Rosi che gli costa il cartellino rosso (e probabilmente due giornate di squalifica), i cambi dell’allenatore che non modificano il corso della partita. Due gol segnati nelle ultime quattro partite, zero contro Aek Atene e Genoa. Situazione di stallo probabilmente insostenibile per una squadra che a questo punto della stagione lo scorso anno aveva sei punti in più. La grande sconfitta del mercato estivo. Con Chievo e Juventus, subito all’orizzonte, che non sembrano clienti destinati a farsi impietosire dal pallido autunno del diavolo.
3 – Il Crotone dalle maglie larghe – Quelle difensive, si intende, visto che in stagione solo due volte ha tenuto la porta inviolata contro Verona e Benevento, il che non è sinonimo di qualità. E già che si parlava di Sampdoria e Atalanta, i calabresi ne hanno incassati 10 giocando a casa loro, equamente distribuiti. Cinque a Bergamo e cinque a Marassi. Com’era quel discorso del campionato che vive una spaccatura tra squadra di prima fascia e squadre da parte destra della classifica?
2 – Il gruppo delle retrocedende – Il Verona dilapida un derby che con un pizzico di gestione più oculata avrebbe potuto pareggiare comodamente. La Spal regala l’altro derby emiliano al Sassuolo e dopo un avvio promettente allunga a sette la striscia di partite senza vittorie, l’ultima risale al 27 agosto contro l’Udinese. Proprio i friulani ne incassano sei a domicilio dalla Juve. Il Cagliari nonostante l’arrivo di Lopez in panchina ne incassa due all’Olimpico quando manca ancora molto alla fine del primo tempo. Del Crotone si è detto. Il Benevento si merita un capitolo a parte. L’unico aspetto positivo di un quadro desolante è che a parte l’ultimo posto, ampiamente ipotecato dai campani, la lotta salvezza pare destinata a coinvolgere almeno cinque o sei squadre.
1 – Il Benevento nella storia (del calcio italiano) – E noi che si pensava che il Pescara dello scorso anno avesse toccato vette di rendimento scadente irraggiungibili. Il Benevento entra direttamente nella storia del calcio italiano dalla parte sbagliata perdendo le prime nove partite del campionato. Il Venezia nel 1949-50 si era fermata a otto, la squadra di Baroni si fa travolgere dalla Fiorentina in casa e ci sono ampie possibilità che la striscia si allunghi mercoledì a Cagliari. Segue litania sull’inutilità del campionato a 20 squadre che rimbalza sul muro di gomma e ristagna a centrocampo.
0 – L’esito dello scontro diretto – Se gli uomini decisivi sono Handanovic e Reina in quello che doveva essere il galà dei grandi attaccanti significa che il calcio all’italiana, qualunque cosa significhi, vince sui triangoli e sulle sofisticazioni tattiche. Però la partita più stuzzicante dell’autunno finisce senza gol e un po’ di amaro resta in bocca. Perché nel campionato nel quale si segna tanto e facilmente alle piccole, gli scontri diretti per lo scudetto rischiano di finire spesso pari e con pochi gol. Soprattutto andando avanti nella stagione, quando il loro peso specifico sarà sempre maggiore.





