Niccolò Trigari si racconta: Quante risate con coach Peterson…

Commenta tennis ma soprattutto basket, sempre con straordinaria competenza

Niccolò Trigari, 42 anni, professione telecronista, meglio noto come “Nick the Trick”. Ho avuto modo di conoscerlo personalmente e la fortuna di lavorare con lui. Fenomeno vero davanti al microfono, la straordinaria capacità di immergersi nella partita e di raccontarla astraendosi da tutto quello che lo circonda. Con quel pizzico di ironia che non guasta mai.

Giornalismo: una passione che nasce come e quando?
Da bambino, leggendo i giornali, attività che in casa di mio padre era assimilabile a un precetto civile. Aggiungo che, pur essendo soddisfatto di quello che faccio, rifiuto l’idea che la mia professione possa essere identificata come giornalismo, almeno nell’accezione oggetto della mia passione di bambino.

Quanto il tuo passato da giocatore ti aiuta nel tuo attuale lavoro e perché?
In minima parte, anche perché ho smesso molto presto per un paio di trasferte in sala operatoria. Mi ha aiutato nella misura in cui ha evitato che parlassi senza la minima cognizione di causa, ma ho imparato (o spero di aver imparato…) molto di più facendo questo lavoro e ascoltando le persone che conoscono veramente la pallacanestro. 

Sei cresciuto ascoltando le telecronache di…
Tutti. Ho guardato decine di sport e ascoltato centinaia di telecronisti, alcuni distrattamente, altri con interesse. Una piccola rappresentanza, perlopiù nel ruolo di spalla, mi ha perfino convinto a guardare spettacoli modesti e credo che quella sia la migliore dote per chi è chiamato a raccontare un evento.

Basket, tennis, altro…quanto cambia il tuo stile tra uno sport e l’altro?
Basket e tennis: ti serve davvero che risponda?

Le squadre per cui tifi, nei vari sport USA (NBA, NFL, NHL, MLB, ecc.)
Gli Yankees sono gli unici per i quali sono disposto a perdere qualche ora di sonno o corro verso l’Ipad appena sveglio. Per il resto ho quelle che mia nonna avrebbe definito simpatie: estemporanee, distratte e, generalmente, di breve durata.

Il giocatore più divertente da commentare, attuale e All Time.
Istintivamente mi verrebbe da rispondere che mi hanno sempre divertito le squadre più che i singoli giocatori, ma se proprio devo fare due nomi, li cerco tra i playmaker, perché è il ruolo che più facilmente mi regala emozioni: diciamo Sergio Rodriguez (almeno gioca in una manifestazione che seguo) e Magic (con uno sforzo di fantasia, visto che non l’ho mai commentato).

Quanto tempo impieghi per preparare una telecronaca?
Sto perdendo più tempo a rispondere alle tue domande: ne hai ancora tante? A parte gli scherzi, ci sono diversi momenti di preparazione: il primo è all’inizio della stagione, quando dedico molto tempo alla creazione di una sorta di database delle varie manifestazioni che dovrò seguire. Il secondo è quotidiano, attraverso la visione delle partite, che sono prezioso spunto per commentare quelle successive. Infine, il giorno della partita, scrivo qualche riga con i numeri (di squadra e individuali) che ritengo interessanti. Come avrai capito, non faccio altro dalla mattina alla sera.

L’importanza della spalla tecnica. Quanto è importante l’empatia con la seconda voce?
L’empatia è molto importante, come anche la simpatia che una coppia riesce a suscitare nello spettatore, ma l’aspetto che ritengo più importante per una spalla (vale anche per la prima voce) è la capacità, non solo di comprendere quello che succede in campo, ma anche di comunicarlo in maniera rapida e comprensibile a chi ascolta. Ho avuto la fortuna e il privilegio di lavorare con diverse persone che hanno questa qualità e ho sempre avuto la sensazione che facesse la differenza.

C’è una cosa che secondo te un telecronista non deve mai fare o dire?
Dimenticare che è al servizio di chi lo ascolta e che, attirando nuovi ascoltatori, farà il proprio interesse oltre che quello di chi lo paga.

La cosa più divertente che ti è successa in tv?
Le crisi di riso incontrollabili quando Dan Peterson si accaniva contro un giocatore: io non riuscivo a parlare e il Coach continuava a inveire raccontando di come lo avrebbe caricato sulle spalle per portarlo all’aeroporto più vicino. Solo al pensiero rido ancora di gusto, ma allora dovevo pensare alle cose più tristi del mondo per riuscire a fermarmi.

L’evento che avresti voluto seguire dal vivo?
I Giochi Olimpici. Non mi è riuscito neppure a Torino, perché li commentavo da Milano.

Il complimento più bello che ti hanno mai fatto?
Si sente che ti piace quello che fai.

L’evento sportivo che hai seguito e che non dimenticherai mai
La rimonta dell’Olympiacos contro il Cska nella Finale di Eurolega del 2012.

La telecronaca, invece, che non dimenticherai mai
Lakers-Raptors, 10 marzo 2010: Lapo che anticipa Calderon.

E quella che vorresti dimenticare…
Brescia-Verona, 22 dicembre 2013: tamponato violentemente in autostrada non lontano dall’uscita di Manerbio. Contento di raccontarlo, ma l’ambulanza ha preferito l’ospedale al San Filippo, perciò ho dovuto rinunciare.