Marco Crespi, Something Different al servizio della Nazionale Femminile

La nostra intervista a Marco Crespi, una carriera prestigiosa avviata nel 1998 e da qualche mese sulla panchina della Nazionale Femminile

Marco Crespi ha avviato la propria carriera di allenatore Senior nel 1998 e da quel momento in pratica non si è più fermato, tra Olimpia Milano, Biella, Casale, Siviglia, Vitoria, Pesaro, Verona e Siena.

In Nazionale, è stato l’Assistente di Boscia Tanjevic ai Mondiali ’98 (quinto posto), all’Europeo ’99 (medaglia d’oro a Parigi) e alle Olimpiadi di Sydney 2000 (quinto posto) . Dal 2016 collabora con Sky Sport per commento e analisi tecnica.

Poi, lo scorso anno, è arrivata la telefonata del Presidente Petrucci che l’ha nominato Head Coach della Nazionale Femminile. E Marco ha risposto con entusiasmo e spirito da grande esploratore. Mille occhi e mille orecchie, i propri principi calati gradualmente in un mondo che conosceva poco ma che ha iniziato ad apprezzarlo dal primo giorno.

“Something Different” è il tuo claim: da dove arriva?
Nasce dalla convinzione che si possa fare in modo non omologato. Si possa fare di più. Si possa fare in modo diverso, senza fermarsi al lamento capriccioso del “cosifantutti”.  Poi diventa il marchio (già prima di iniziarla) della stagione di Siena. Scelta per trasmettere un messaggio che poteva (o doveva) essere guida di una stagione che non poteva svolgersi in modo ordinario. Grazie a tutti diventò un nostro marchio. Marchio di appartenenza.

Allenatore, Formatore, Comunicatore, Telecronista: tante anime. Faticoso tenerle insieme?
Un’anima sola. La passione. La curiosità. La voglia di andare oltre.

Sei un coach esperto e navigato. Allenare le donne che emozione ti ha dato?
La vita è fatta di momenti. Quando ho ricevuto la telefonata del Presidente Petrucci, ho sentito che era un’occasione bellissima per il momento. Poi è diventata un appassionato procedere.

L’emozione di questi mesi in Nazionale che ti porti dentro?
Lunedì dopo la partita con la Svezia, allenamento a Pavia. Terminato. Le ragazze iniziano a tirare. Tutte, organizzandosi, con obiettivi e sorriso. Quando accendo il telefono mi accorgo che erano passati 50 minuti dopo la fine. Un esempio che contiene tutto. E ne aggiungo uno personale, aver conservato e protetto il pin scambiato all’inizio della partita.

C’è stato qualcosa che ti ha sorpreso delle Azzurre, in questi mesi di reciproca conoscenza?
Mi ha sorpreso la passione, la dedizione, il piacere di appartenere e il fatto che non si spenga anche trovando, a volte, un contenitore un po’ arrugginito.

Ragazze in Tiro“, una visione più che un progetto.
Si, una visione. Una visione, il basket è bello. E il basket femminile è basket e quindi bello. E che ci può essere la bellezza nel gesto, senza luoghi comuni che hanno imposto ma e limiti. Il tiro, il piacere di sentirlo lo scopo del gioco, come sfida, come occasione di sentirsi protagonista e responsabile. Per sentirsi belle nel prenderlo e nel gioire poi. Una visione per un obiettivo visibile, vicino e possibile. Una visione da trasmettere con modalità d’apprendimento attuali.

Il tuo rapporto con i Social Network
I social fanno parte del nostro modo di comunicare, della nostra vita. Non sono invasivi, basta non frequentarli. Non devono diventare occasione di superficialità, ma occasione per  – in modo divertente – comunicare e curiosare. Sono un mezzo per far arrivare un parola e una idea. Sono un mezzo che si colora, dal trash o dall’impegnato, a seconda dell’uso che ne vogliamo fare.

Il giocatore NBA che ti piace commentare
Tatum. Jayson Tatum. Faccia da bimbo, un rookie che gioca con eleganza e efficienza, combinazione di qualità.

Il giocatore NBA che ti piacerebbe allenare.
Damian Lillard. Per pensare sviluppi di gioco per aiutare la sua aggressività tecnica, fisica e mentale. 

A novembre le partite che valgono l’Europeo 2019. Con la testa sei già li?
Penso ogni giorno a quell’obiettivo, ma non aspettandolo. Costruendolo punto dopo punto, come dice Lennart Bergelin, l’allenatore di Borg nel film Borg vs McEnroe. Una parola da dire e da ascoltare, una scelta, un dettaglio di gioco, una potenziale nuova giocatrice. Idee in movimento. Punto dopo Punto, la mia frase Musa. 

Foto Ufficio Stampa FIP