Suzuka, le mani di Rosberg sul titolo

A Suzuka Rosberg mette le mani sul titolo, Hamilton è in crisi e Verstappen il futuro, mentre le rosse hanno anche problemi di strategia

Gp Giappone 2016 mondiale Rosberg, titolo quasi fatto – C’è un chirurgo inaspettato a Suzuka. Un tedesco capace di vincere le ultime quattro gare consecutive e di prendersi il successo là dove, in Giappone, non aveva ancora mai vinto. Le sue vittorie in carriera sono 23, come Nelson Piquet, ma soprattutto Nico Rosberg non ha sbagliato una mossa dopo la sosta estiva. Mentre il suo compagno di stanza, ci arriviamo sotto, le ha sbagliate tutte. Era andato sotto di 19 punti, adesso ne ha 33 di vantaggio a quattro gare dalla fine. Ha messo in piedi una pole strepitosa e una gara pulita, gestita al via e poi scivolata sulla seta grazie alla superiorità Mercedes. Che, a proposito, con il primo e il terzo posto dei suoi piloti a Suzuka festeggia il terzo titolo costruttori consecutivo. Ma questa non è notizia. La notizia è che il bimbo biondo figlio di papà, quello che non aveva fame per l’infanzia agiata, ha iniziato a prendere a bastonate il figlio venuto dalla strada che aveva più talento, più glam, più fascino da rotocalco e più peso sul piede. Tutto ribaltato. Se Rosberg arriva sempre secondo e Hamilton sempre primo da qui alla fine, vince il mondiale. In sintesi, lo ha appena vinto.

Gp Giappone 2016 mondiale Rosberg, crisi Hamilton – Anche perché il campione del mondo, a Suzuka, ha dato ampi segnali di corona restituita al popolo. Il ritiro di Sepang, che gli avrebbe dato la testa della classifica, lo ha scosso più di quanto dovrebbe succedere a uno che in bacheca di titoli ne ha tre. Eppure questo Hamilton è strano. Stranissimo. Aveva iniziato il mondiale con la testa in vacanza, si era ripreso gerarchie e testa della classifica proprio a casa di Rosberg in estate, poi dalla pausa non è proprio tornato. Lo avete visto in Giappone? Partenza talmente ridicola, da secondo a ottavo e sorpassato da tutti, da dover chiedere scusa alla squadra via radio. Una prima parte di gara condotta come se fosse in gita di piacere sulla Tuscolana. Poi uno scrollone sul finale, a caccia di Verstappen, quando era troppo tardi. La gara del tutto e adesso si è trasformata in una disfatta che probabilmente gli impedirà di fare tripletta e di raggiungere Vettel a quota quattro mondiali. Il tutto con le accuse alla Mercedes di voler favorire Rosberg e un atteggiamento incomprensibile di chi potrebbe avere il mondo ma che per pigrizia se lo lascia scappare.

Gp Giappone 2016 mondiale Rosberg, che Verstappen – Il pischello continua a stupire. Stavolta in bene. Questo, a un’età nella quale la maggior parte dei mortali non avrebbe ancora il foglio rosa, si permette di dare dell’idiota a Vettel in Malesia e di tenersi dietro Hamilton nel finale a Suzuka. Meglio ancora, di costringere all’errore l’inglese che va lungo alla S dove Senna e Prost scrissero la prima parte della loro storia fatta di rivalità feroce. Se continua così, molto presto troverà un altro che con lui ingaggerà duelli simili, perché non conosce le mezze misure. Un pilota vero, duro, spigoloso come i neanche ventenni possono essere. Ma il futuro della F1 è in mano sua. Secondo posto, si mette in mezzo alle Mercedes, lascia al bar Ricciardo che pure un po’ di gas in corpo lo aveva dopo la vittoria di Sepang. Fatelo maturare e vedete che succede.

Gp Giappone 2016 mondiale Rosberg, i guai della rossa – Ah già, c’erano delle buone notizie dopo le qualifiche. Disperse nella quasi nebbia di Suzuka. Doveva piovere e invece solo nebbia e umidità. Eppure le rosse sono naufragate lo stesso. Prima del via, con Raikkonen costretto a sostituire il cambio per evitare problemi in gara, e zavorrato di cinque posizioni in griglia. Vettel già partiva settimo per aver giocato all’autoscontro in Malesia. Arrivabene che dice che la Ferrari è più veloce dell’anno scorso, non aggiunge quanto questa velocità in più sia costata in termini di affidabilità. Tanto. In gara Vettel ha comunque fatto vedere la grinta del pilota di razza, era terzo dopo il via, si è messo a caccia di Rosberg. Poi, visti i problemi ci si era dimenticati di questo, anche il muretto rosso è tornato a ricordare di cosa è capace quando si va a caccia del podio. Ovvero sbagliare la strategia nel finale. La Ferrari (‘l’abbiamo deciso insieme’ dirà Seb a fine gara) decide di ritardare l’ultima sosta per avere gomme soft nell’ultimo stint. In quel momento Vettel è attaccato a Verstappen, che rientra ai box. Il ritardo nella sosta della rossa permette invece a Hamilton di sopravanzare il tedesco e addio speranze di podio. Binotto dovrà mettere mano anche a questo aspetto in vista del 2017, che si prospetta la più grande incognita nella storia di Maranello nell’epoca moderna della F1.