
Alla fine, non per intenzione ma costretto da circostanze sempre più stringenti, Carlo Tavecchio ha fatto quello che tutti gli italiani gli avevano chiesto dopo la disfatta contro la Svezia costata all’Italia la qualificazione a Russia 2018. Si è dimesso. Non lo ha fatto l’ex Ct Ventura, licenziato dopo avere ottenuto il saldo del resto del suo stipendio, non lo avrebbe fatto nemmeno il presidente della Figc. Ma il suo tentativo di mantenere in piedi il proprio governo non è riuscito.
L’intenzione, come avvenne all’epoca dell’ingaggio di Antonio Conte per sviare l’attenzione sulle polemiche relative alla sua frase su Optì Pobà che mangiava le banane, era portare in panchina un altro big per ricominciare come se niente fosse. Ma Carlo Ancelotti, annusata l’aria, non ha accettato di diventare il parafulmine di un governo del calcio senza basi solide e a cascata in molti hanno scaricato Tavecchio. Che nel corso del fine settimana ha perso quasi tutti gli alleati. I calciatori, capitanati da Tommasi, sono contro da lui fin dal principio. Il sostegno è mancato dalla Lega di C, da alcuni consiglieri della lega dilettanti, da presidenti di squadre di serie A come Cairo, Squinzi e De Laurentiis. Troppe defezioni anche per un uomo abituato ad andare avanti con alleanze fragili. Tavecchio si dimette e il calcio deve ricominciare da capo, entro 90 giorni si voterà per il nuovo governo della Figc ma è anche possibile, come prospettato dal presidente del Coni Giovanni Malagò, un commissariamento.
In prospettiva il suo successore potrebbe essere Sibilia, Gravina o un ex giocatore come Albertini, ma si cercherà una candidatura unica visto che la lega di A e quelle di B sono spaccate e commissariate. Con la nazionale che sparisce dai radar fino a marzo e tornerà a giocare partite ufficiali non prima di settembre 2018 e le amichevoli della prossima primavera potrebbero essere affidate a un traghettatore come Di Biagio, è l’occasione giusta per ricominciare. Tavecchio ha portato l’Italia fuori dai mondiali, non ha lavorato male a livello politico piazzando alcuni nomi italiani in posti nevralgici all’interno dell’Uefa e della Fifa, è stato fautore della rivoluzione Var. Ma è simbolo di un modo antico di governare il pallone che dati alla mano ha fallito. Il 20 novembre 2017 è la data in cui il calcio italiano volta pagina. O prova a farlo in maniera più convinta del passato.






