
10 – Juventus – Che vuoi dire a una squadra che vince sei scudetti di seguito, la Coppa Italia, che va in finale di Champions League per la seconda volta in tre anni? Sono i più forti e lo rimarranno visto che hanno soldi e idee da investire per la prossima stagione. Allegri ha trasportato la creatura di Conte in una dimensione europea con invenzioni tattiche repentine e brillanti facendo fruttare una campagna acquisti della quale si parla soltanto di Higuain, Pjanic, Dani Alves e nessuno ricorda più Pogba che pure ha fruttato quasi 100 milioni. La stagione quasi perfetta, potrebbe diventarlo a Cardiff.
10 bis – Crotone – Perché da Sylvester Stallone in avanti, la storia dello sport è fatta di eroi che non si danno per vinti anche quando l’opinione comune e la classifica li danno per spacciati. L’inizio fu terrificante, in contumacia dal proprio stadio, a un certo punto c’erano state sette lunghezze da recuperare all’Empoli. Fatto all’ultimo respiro con una rimonta in apnea da aprile a maggio con un cammino che a un certo punto è stato migliore anche di quello della Juve. Per i calabresi vale come uno scudetto ed è un premio alla tenacia di Nicola, ai gol di Falcinelli, al lavoro della società di Vrenna che alla prima storica promozione dodici mesi dopo aggiungono anche una leggendaria salvezza.
9 – Napoli – Un gradino sopra la Roma anche se è finita un gradino sotto la Roma in campionato e questo significa preliminari di Champions League dopo la qualificazione diretta di questa stagione. Ma Sarri ha portato avanti il suo lavoro, che oltre a magnificenze geometriche prevede il sacrificio dei centravanti puri come Milik e Pavoletti, trasformando Mertens in un attaccante che si gioca il titolo di capocannoniere, ha fatto maturare Insigne e stretto alcune viti in difesa. In Champions è arrivato agli ottavi eliminato dal Real Madrid, in Coppa Italia in semifinale eliminato dalla Juventus, le coppe gli sono state negate dalle due squadre che la coppa più prestigiosa se la giocheranno sabato. Non tutto è stato perfetto, vedi i punti persi con Palermo, Pescara e Sassuolo che sono costati il secondo posto, ma la crescita continua.
8 – Roma – Il secondo posto in una stagione folle contro la migliore Juve di sempre è un grande risultato o una delusione? Entrambe le cose a seconda dei punti di vista. Di più in campionato non poteva fare, di meglio nelle coppe avrebbe dovuto. Al contrario del Napoli ha perso in Europa League contro il Lione e in Coppa Italia un derby sanguinoso contro la Lazio, squadre che sulla carta e sul campo le sono inferiori. Spalletti ha restituito smalto a Dzeko e trasformato Nainggolan nel centrocampista più letale della serie A, ma la gestione del proprio futuro oltre alla comunicazione con Totti hanno tolto serenità a un ambiente che ogni giorno è pronto a esplodere. Terza volta nelle ultime quattro stagioni che arriva seconda eppure si ricomincia da capo con Monchi e un nuovo allenatore. Contraddizioni della capitale.
7 – Atalanta – Pensateci un attimo, in qualsiasi altra squadra di media classifica cosa sarebbe successo dopo un inizio da quattro sconfitte nelle prime cinque giornate? Sarebbe saltato l’allenatore come minimo. Invece Gasperini è rimasto è ha dato vita a una delle più belle stagioni nella storia dell’Atalanta, forse la più bella. Il 5-5-5 con gli attaccanti tipo Papu Gomez che si mettono a fare i registi e i difensori che salgono e segnano. L’esplosione di Kessié, Gagliardini ceduto per una pioggia di milioni all’Inter, Caldara che è già della Juve, Conti che segna con puntualità disarmante ogni volta che si butta in area. In tutto questo Europa League e profumo di continente che non si respirava da oltre 25 anni, oltre allo stadio che verrà ristrutturato e diventa di proprietà. Il calcio lombardo in questo momento è bergamasco molto più che milanese.
6 – Lazio – Ve la ricordata l’estate biancoceleste? Bielsa che forse non firma, poi firma, poi ci ripensa, alla fine rifiuta. Inzaghi che era già verso il golfo di Salerno dirottato in fretta e furia dentro il raccordo anulare. Chi se l’aspettava la Lazio al quarto posto e in finale di Coppa Italia dopo avere eliminato la Roma nel doppio derby? Di Inzaghi si parla meno rispetto a Di Francesco ma forse se ne parlerà di più in futuro. Ha spianato ogni tensione tra ambiente e squadra e tra società e giocatori, gestito in maniera perfetta il caso Keita, separato in casa, rimesso a lucido Immobile e costruito una squadra che gioca le ripartenze migliori del campionato. Quello che poteva fare l’ha fatto, il resto è in mano a Lotito e alla sua smania di plusvalenze nel tentativo di non smantellare una squadra che da De Vrij a Biglia a Immobile ha una spina dorsale solida. E che però ha già dato inquietanti segnali di scollamento perdendo le ultime quattro partite della stagione.
5 – Milan – Vero, viste le premesse il sesto posto e il ritorno in Europa League dopo il vuoto delle ultime tre stagioni è un risultato positivo. Vero, dopo un girone di andata da protagonista e la vittoria in Supercoppa la seconda parte di stagione è stata negativa e a tratti inquietante. Ma Montella ha anche dovuto fare a meno di Montolivo e Bonaventura per buona parte della stagione, non ha avuto supporto dai suoi attaccanti, ha fatto crescere Donnarumma, Calabria, Locatelli, Romagnoli e attraversato un closing infinito che ha tolto serenità all’ambiente. La media è tra i due estremi luminosi e oscuri di una stagione in apnea, in attesa di capire se i cinesi oltre ai soldi presunti hanno anche progetti veri. A cominciare dalla conferma del portiere.
4 – Fiorentina – Fuori dalle coppe dopo anni di Europa League, fuori dalle copertine dopo una stagione quasi sempre anonima e vissuta con le tensioni di Paulo Sousa nei confronti di una società che non ha seguito le sue idee sul mercato. Un paio di vittorie in più sarebbero bastate per fare sesto posto, l’arrivo di Bernardeschi non ha cambiato la stagione, il Franchi era una noia estrema nel girone di andata e si è trasformato nel paese dei balocchi al ritorno senza che la classifica cambiasse. E Della Valle minaccia di lasciare nel futuro prossimo. Il viola più sbiadito degli ultimi anni e la vittoria di gennaio sulla Juve è solo servita ad Allegri a inventare il 4-2-3-1, i tifosi della Fiorentina hanno smesso da tempo di vivere in funzione della partita contro i rivali più detestati.
3 – Genoa – All’andata il grifone volava, batteva 3-1 la Juve, incantava con le milanesi, Simeone figlio era sulla bocca di tutti. Poi i giochi di Preziosi sul mercato si sono rivelati quasi fatali. Le cessioni di Rigon e Pavoletti hanno fatto scopa con l’infortunio di Perin e il Genoa si è ritrovato senza portiere, centrocampo e attacco nell’arco di un mese. Si è salvato solo grazie al calendario, ma la brutta figura rimane e i tifosi sono sempre più intransigenti. Quando si pensa solo al profitto e si ignorano i risultati sul campo, vedi la cacciata di Juric, l’arrivo senza frutti di Mandorlini e la nuova virata sul tecnico croato. Che è sembrato l’unico veramente interessato alle sorti della stagione.
2 – Pescara – Ci era piaciuta la scelta di continuare con Oddo nonostante i risultati. Non ci è piaciuta la sua cacciata repentina e il tentativo di mettersi di nuovo nella geografia della serie A fuori dalla classifica ma dentro le pagine dei giornali scegliendo Zeman. Che ovviamente ha avuto una sola fiammata contro il Genoa all’esordio e non ha potuto fare niente di fronte a un gruppo con troppi limiti per la serie A, una difesa da 79 gol subiti, oltre due a partita, e tre vittorie in tutta la stagione di cui una a tavolino. Brutto inizio e brutta fine.
1 – Palermo ed Empoli – Nessuno ci toglie dalla testa che l’obiettivo non dichiarato della stagione, sfumato per un soffio l’anno scorso, fosse retrocedere, abbattere una struttura pericolante e decrepita e ricominciare da capo. Missione compiuta con una girandola infinita di allenatori, sublimazione della decadenza di Zamparini dopo la finale di Coppa Italia del 2011, e una pochezza tecnica che fa il pari solo con quella del Pescara. Il risultato è stato l’arrivo di Baccaglini di cui ancora non si conoscono portafogli e poteri reali, ma intanto arrivata la matematica certezza della retrocessione il Palermo ha ricominciato a giocare a pallone. Il che rappresenta una fine ancora peggiore. Beffa meritata. Rimane chi ci crede e retrocede chi si accontenta di amministrare.
0 – Inter – Serve specificare? Un nome, De Boer. Un’illusione, Pioli. Una vergogna, sette partite consecutive senza vittorie una volta sfumata la possibilità di terzo posto. Troppi giocatori senza indole, troppi individui e troppe individualità, una società che ha soldi e prospettive ma deve ancora masticare il calcio italiano per comprendere le differenze con il mondo cinese. La delusione più grande della stagione, foglio bianco e si ricomincia. Con la consapevolezza che fare peggio non sarà possibile.
Menzione d’onore, il campionato sbilanciato – Perché Torino, Sampdoria, Sassuolo, Udinese, Cagliari, Chievo e Bologna rimangono fuori da ogni citazione? Perché alla fine del girone di andata erano già fuori da ogni obiettivo credibile. La lotta salvezza tra Empoli e Crotone si è accesa troppo tardi perché potesse rappresentare un pericolo per Bologna, Chievo e Cagliari, quella per l’Europa è diventata presto inaccessibile per Torino, Sampdoria, Sassuolo e Udinese. Si possono subire 75 gol e dormire sonni tranquilli come successo sull’isola, fare tutti i punti che servono per la salvezza e poi andare in letargo come visto a Verona, si può vivere di obiettivi individuali tipo la classifica cannonieri per Belotti come successo a Torino. Ma 20 squadre sono troppe e non diminuiranno. Aumenteranno quelle che vanno in Champions League dalla prossima stagione e questo darà pepe alla testa della classifica. Le storture del calcio italiano resteranno.





