
Nba Finals, Warriors-Cavs – Si sta trasformando nella rivalità più accesa del nuovo millennio. Nella storia della Nba non era mai capitato che due squadre si affrontassero in finale per tre stagioni consecutive, nemmeno nell’epoca dei Lakers e dei Celtics di Magic e Bird. E può essere considerata una sorta di spareggio. Il titolo del 2015 andò ai Warriors che vinsero 4-2 contro i Cavs privi di Love e Irving, quello del 2016 ai Cavs con la leggendaria rimonta da 3-1 a 4-3 che ha dato il primo titolo della storia a Cleveland. Ma erano state serie condizionate dagli infortuni dei Cavs due anni fa e dalla scarsa condizione di forma di Steph Curry lo scorso anno. Stavolta, con le squadre al completo, sarà resa dei conti integrale.
Golden State Warriors – Dodici vittorie consecutive ai playoff che diventano 24 nelle ultime 25 partite giocate da marzo. Nessuna sconfitta contro Blazers, Jazz e Spurs. Nessuno può dire come sarebbe andata la serie contro San Antonio se la caviglia di Leonard non si fosse girata due volte in pochi minuti nel terzo periodo di gara 1, unico vero momento di difficoltà vissuto da Golden State dall’inizio della primavera. Ma gli uomini della baia sono in missione per riprendersi ciò che lo scorso anno persero come non era mai stato perso, hanno aggiunto Durant al motore e hanno dimostrato di riuscire a vincere in tre maniere diverse da quando è iniziata la post season. Hanno disinnescato Portland vincendo i duelli individuali contro Lillard e McCollum facendo anche a meno di Durant, hanno giocato a ritmi più bassi e punteggio controllato contro i Jazz, hanno vinto con la difesa, arma sottovalutata della creatura di Kerr e Brown, contro San Antonio. Non esiste in questo momento una squadra più efficace e letale su due lati del campo. E anche se i Warriors sono ancora in corsa per diventare la prima squadra di sempre a vincere un titolo senza perdere nessuna partita ai playoff, Philadelphia nel 1983 con una serie in meno vinse 12 partite con 1 sconfitta, è difficile credere che contro Cleveland non perda mai. Soprattutto perché avrà di fronte una squadra con un livello di talento simile. Ma rimangono i favoriti.
Se ne facciamo una questione di numeri, i Warriors viaggiano a 118.3 punti di media con il 50.2% dal campo e il 38.9% da tre. Nessuno ha segnato di più e solo i Cavs hanno tirato meglio, ma in una Conference meno competitiva. Raccolgono 45.8 rimbalzi a partita, nessuno ne ha di più ed è un numero sorprendente per una squadra con quel rating offensivo, distribuiscono 27.8 assist a partita su 42.8 canestri di squadra. Impressionante è la parola giusta. Aggiungete che sono anche la squadra che recupera più palloni, 9.2 di media, e che ne perdono 13.8, e avrete un bilanciamento praticamente perfetto. Inoltre sono anche la squadra che tira meglio i liberi ai playoff, 81.3%, e che viaggiano a 6.8 stoppate di media a partita, altro dato nel quale sono in cima alle statistiche.
Succede perché rispetto allo scorso anno Durant permette agli Splash Brothers di non dipendere unicamente dalle loro percentuali e dalle loro scelte di tiro, lo ha dimostrato la serie con gli Spurs nella quale Thompson ha litigato con il canestro senza che i Warriors ne risentissero. Cosa che invece successe nelle Finals dello scorso anno nella quale le condizioni fisiche precarie di Curry furono una delle cause della rimonta. Con Green che è eminenza grigia su due lati del campo, questo sistema permette a lunghi come McGee e Pachulia di diventare decisivi e smentire quelli che ritenevano la fragilità dei Warriors vicino a canestro l’unico punto debole di questa squadra. Iguodala, poco sfruttato per problemi fisici ai playoff, rimane difensore sublime che nel 2015 vinse l’Mvp delle finali per come mise il guinzaglio a LeBron James, Livingston, Barnes, West e Clark sono solidi giocatori di rotazione.
Curry sta giocando i migliori playoff della sua carriera con 28.6 punti, il 50.2% dal campo e il 43.1% da tre, con 5.5 rimbalzi e 5.6 assist di media. Durant sta viaggiando a 25.2 punti, il 55.6% al tiro, 7.8 rimbalzi e 3.7 assist di media. Thompson ha 14.4 punti di media con il 38.3% dal campo e potrebbe essere lui l’uomo che cambia le Finals, finora è stato efficace solo nella metà campo difensiva. Per Green 13.9 punti, il 50% dal campo, 8.7 rimbalzi, 7.2 assist, 2.1 stoppate a partite. Il migliore rimbalzista dei Warriors è anche l’uomo che smista più assist, ulteriore dimostrazione di quanto sia anomala e bellissima questa creatura che arriva all’ultimo atto per completare il lavoro. Hanno il vantaggio del fattore campo e la lezione della scorsa stagione è rimasta nella testa di giocatori e coaching staff. Sembrano pronti per iniziare il percorso prospettato a Durant quando lo scorso luglio lo convinsero a firmare, vincere un titolo e mettere in piedi una dinastia.









