Da zero a dieci, la coppia d’attacco della Juve decide la sfida scudetto

La nostra rubrica sul meglio e peggio del campionato italiano: Higuain e Mandzukic decidono la sfida scudetto, Mertens da record, Pescara sotto zero

10 – Higuain e Mandzukic, coppia scudetto – Il gol che decide la sfida dello Stadium è altamente emblematico. Sradica il pallone dai piedi di un nervoso De Rossi, si beve Manolas, Fazio manco ci prova a intervenire. Poi sinistro con palla dichiarata come a biliardo, buca d’angolo e Sczesny battuto. Quinto gol decisivo in stagione. Ma il suo collega croato è il motivo della vittoria di Allegri: gioca terzino il secondo tempo, è più lavatrice di Strootman, scodella anche un paio di assist a Sturaro. Lui e Higuain sembrano Hutton e Becker di Holly e Benji, citazione preziosa. Mezzo campionato è della Juve. Che nel 2016 ha totalizzato 100 punti in campionato e eguagliato il record di 25 vittorie consecutive allo Stadium. Numeri di dominio incontrastato.

9 – Mertens, il bomber definitivo – Ma quale Milik, e manco Higuain. La versione 2.0 di Sarri a Napoli trasforma Mertens nel centravanti più prolifico in relazione alle partite giocate. Dieci gol in quattordici presenze, di cui sette solo nelle ultime due giornate. Unico in questa stagione a segnare quattro gol nella stessa partita. Come la tocca, anche a cucchiaio, la mette dentro. Solo Belotti (battuto nello scontro diretto) ha una media gol/presenze superiore (12 in 14 ma con un rigore). Per il Napoli quattro vittorie consecutive tra campionato e Champions con quindici gol segnati. La valanga azzurra è tornata e il secondo posto è di nuovo a un punto.

8 –  Il pollice verde di Milan e Atalanta  Oltre il risultato, un pareggio vibrante e nebbioso, a San Siro è andata in onda una partita che è manifesto programmatico del nuovo calcio azzurro che avanza. Undici giocatori in campo prodotti dal vivaio delle due società, un’intera squadra. Tra Donnarumma, Locatelli, Conti, Caldara, Gagliardini, Petagna, Bonaventura e tutti gli altri, tanta gioventù tricolore in due squadre che affollano la parte alta della classifica. Potrebbe essere l’inizio del risorgimento del calcio italiano nel nuovo millennio.

7 – La normalizzazione dell’Inter – Terza vittoria di seguito per Pioli con Candreva, uomo già decisivo nella corsa verso la Champions con l’allenatore e la Lazio nel 2015. L’ultima volta che l’Inter aveva vinto in trasferta in campionato era ancora estate, il 21 settembre a Pescara. I nerazzurri non sono spettacolari e probabilmente non lo saranno in questa stagione, ma iniziano a diventare una squadra affidabile da parte sinistra della classifica e anche la difesa sta salendo di colpi. La zona Europa League è stata agganciata e tutto sommato il Milan, sei punti più avanti, non è nemmeno lontanissima.

6 –  L’Empoli da formica verso la salvezza – Vero anche che dietro ha tre cicale, ma la squadra di Martusciello senza incantare viene da due risultati utili nelle ultime due settimane. Quattro punti, pareggio a Bologna e vittoria col Cagliari, in pieno stile stagionale. Segnando poco ma evitando di incassare reti. La difesa sta salendo di intensità e adesso ci sono cinque punti tra sé e la retrocessione. Dopo avere segnato due gol dall’estate ad autunno inoltrato, non se lo aspettava nessuno. Menzione qui per il Palermo, che rimonta da 3-1 a 4-3 in un finale folle a Marassi e trova la seconda vittoria stagionale, entrambe in trasferta, la prima di Corini in panchina. Ma ora serve trovare punti anche davanti al pubblico amico.

5 – Mihajlovic, metamorfosi al contrario – Il Torino perde la terza partita consecutiva e vede allontanarsi la zona che porta all’Europa. Perdere in casa con la Juve è fisiologico, perdere a Napoli pure. Ma la scelta di rinunciare alla propria essenza, tagliando un terzo del tridente offensivo e rinunciare a Iago Falque per imbottire il centrocampo, è la peggiore mossa tattica della giornata. Sarri lo fa a fette e i granata segnano comunque tre gol quando iniziano a giocare a modo loro. Ritmi alti. Ma difesa da aggiustare, dieci gol subiti nelle ultime tre giornate.

4 – La sfortuna del Sassuolo – Fa impressione vedere la creatura di Di Francesco arrancare al quintultimo posto a tre punti dall’Empoli. Con l’Inter è una nuova sconfitta che fa pendant con il resto della stagione. Episodi che girano nel verso sbagliato, vedi miracoli di Handanovic e autogol che Miranda evita per un soffio, e undici giocatori infortunati. C’è un’intera squadra sul lettino del fisioterapista e una nuova interpretazione della legge di Murphy.

3 – La latitanza di Dzeko – Il capocannoniere ha scelto il momento peggiore per sparire dai radar. A secco da tre partite, le più importanti del calendario autunnale della Roma. Fuori dal tabellino contro Lazio, Milan e Juve. Non è casuale che abbia smesso di bucare la rete appena Salah ha lasciato una caviglia in allenamento. Senza l’egiziano, l’attaccante ha meno spazi e non incide. Non se lo ricorda nessuno ma era successo anche la scorsa stagione. E Belotti lo affianca in cima alla classifica marcatori.

2 – Poco Cagliari sotto le feste – Seconda sconfitta consecutiva, tra Napoli e Empoli sette gol subiti e nessuno segnato. Difesa abbondantemente più battuta del campionato, attacco che ha smesso di segnare, solo un gol nelle ultime tre giornate nelle quali sono arrivate due sconfitte e un pareggio. Ogni tanto la creatura di Rastelli si inceppa e come un vecchio televisore ha bisogno di una botta ben assestata per ricominciare a funzionare.

1 – La maledizione di Spalletti  Contro la Juve non ha mai vinto in campionato e siamo a una vittoria su ventidue partite giocate contro i bianconeri. Oltre a una ormai costante allergia all’approccio alle partite decisive. Per la Roma è la sesta sconfitta consecutiva allo Stadium. Stavolta sbaglia completamente le scelte, Gerson negli undici iniziali è senza senso, Salah senza caviglia è un azzardo che nel secondo tempo toglie un uomo all’attacco. Perde anche Manolas per infortunio e De Rossi è l’emblema al contrario di una squadra che non cresce: ammonizione, gol regalato a Higuain, capitano che non comanda, nervosismo nelle partite che contano. Ve lo ricordate contro il Porto? Altro giro da secondo posto.

0 – La sagra del cartellino giallo del sabato – E’ tempo di festa e di abbuffate, ma 18 cartellini gialli tra le 15 e le 19:49 sono eccessivi. Undici sventolati solo in Empoli-Cagliari, altri sette nella nebbia di Milan-Atalanta. Al 26′ di Juve-Roma sono 22, due squadre complete. Alcuni eccessivi, altri inventati, molti meritati per assortimento di scorrettezze varie nel finale per perdere tempo. E poi rigori dati e cancellati. Tra cultura sportiva dei giocatori e preparazione degli arbitri, quando si parla di un movimento modesto per l’atteggiamento dei suoi protagonisti si intende esattamente questo.

-1 – Il loop infinito del Pescara – I numeri positivi non rendono l’idea e ne variamo un altro, negativo, per chi proprio non ce la fa a regalarsi e regalarci una gioia. Il Pescara perde 3-0 in casa contro il Bologna e probabilmente finisce qui l’esperienza di Oddo sulla panchina abruzzese. Verre si fa espellere, la prima vittoria in campionato è ancora rimandata, gli alberghi per la prossima stagione di B si possono già prenotare. Succedeva la stessa cosa due mesi fa con l’Inter. Il Pescara perde, poi affronta in casa una squadra di seconda fascia e tu ti giochi la vittoria pensando che statisticamente prima o poi arriverà. Non è vero. Non arriva. Legge dei grandi numeri colpita e abbattuta. Propositi per l’anno nuovo: non cascarci più.