Rachele Porcu e il saluto alla Maglia Azzurra: “Sarai sempre parte di me”

Il playmaker umbro racconta per noi i suoi 4 Europei e il Mondiale Under 17 vissuti con le Nazionali Giovanili. Emozioni indelebili, lacrime, sensazioni indimenticabili.

Rachele Porcu non è nata a Milano. E’ nata a Terni, dove il basket femminile non ha mai avuto una squadra di Serie A.
Rachele Porcu non è cresciuta cestisticamente nella Pool Comense ma alla Pink Terni.
Rachele Porcu non è alta 1.92, ma 1.65.


Eppure, giorno dopo giorno, ha saputo costruirsi una carriera più che credibile, tra club dove ha fatto incetta di scudetti a livello Giovanile, e Nazionale.

Talento e determinazione. Amore per il gioco e voglia di vincere.

Già. La Maglia Azzurra. Il primo Europeo l’ha giocato a Varna nel 2013, con l’Under 16, e arrivò un quarto posto che valse l’accesso al Mondiale Under 17 giocato l’anno dopo in Repubblica Ceca. Nel 2015 un altro quarto posto con l’Under 18 in Slovenia e la scorsa estate l’Argento di Matosinhos vinto nella notte che rivelò Cecilia Zandalasini al mondo. Quest’anno, l’ultima sua esperienza con una Nazionale Giovanile, con l’Europeo Under 20 chiuso al sesto posto. Fanno 4 Europei e un Mondiale, un Argento e due quarti posti.
Le abbiamo chiesto di raccontare cosa si prova al termine di un percorso così significativo, tra la paura di non indossare mai più quella Maglia e l’orgoglio di averla sempre onorata nel migliore dei modi.

16 Luglio 2017, spogliatoio di Matosinhos, mi sto allacciando le scarpe per quello che potrebbe essere l’ultimo ballo con questa maglia.
Le stringo forte, alzo la testa e sorrido.
Sorrido perché ripenso a quella volta, 6 anni fa: la mia prima partita con la Nazionale, in cui le scarpe beh… le avevo lasciate in albergo! Ho giocato con quelle di una mia compagna, 4 numeri più grandi… però le 46 partite dopo, le scarpe le ho sempre messe in borsa prima di tutto.
Sono passati anni, partite ma soprattutto tanti allenamenti e tanto sudore. Estati intere in palazzetti infuocati.. è stato pesante sì, ma quando alla fine ti consegnano la Maglia, dell’unico Azzurro che non ti fa rimpiangere quello del mare, dell’unico Azzurro che ripaga tutti i sacrifici fatti, pensi sì: ne è valsa decisamente la pena.

Poi torno a oggi e penso che non doveva andare così, che meritavamo di più, che volevamo far prendere ancora una volta l’aereo a Giancarlo all’ultimo minuto per raggiungerci in semifinale. Ma non è andata così.
Ho sempre detto, però, che questo è il bello del nostro sport.
Abbiamo pianto tante volte. Ci sono state lacrime di gioia e lacrime di dolore ma sono state sempre emozioni forti, di quelle che ricorderai per sempre e che mai nessun’altra Maglia ti darà.

Sì, proprio così. Giocare per la nazionale è diverso. In Nazionale si gioca di cuore, di voglia, si gioca per il nome scritto davanti, non per quello dietro.

Avrei voluto davvero chiudere questo ‘ciclo’ con una medaglia, quella medaglia che per due anni abbiamo sfiorato, ma quando è suonata la sirena dell’ultima partita, fidatevi, l’abbraccio del mio ‘branco’ valeva più di qualsiasi medaglia.

Grazie Maglia Azzurra. Sarai per sempre parte di me.