L’antisportivo a Zandalasini e un problema che la Fiba deve risolvere

L'antisportivo a Zandalasini che ha privato l'Italia femminile del mondiale ha portato alla luce una contraddizione normativa Fiba che andrebbe definitivamente risolta

A memoria, il fallo antisportivo fischiato a Cecilia Zandalasini nel finale di partita contro la Lettonia e costato i mondiali alla nazionale azzurra è l’episodio più contestato, discusso e vivisezionato in Italia in riferimento a una partita di basket femminile. Ma oltre all’evidente e imbarazzante errore dell’arbitro, in un momento così delicato della partita (9 secondi da giocare, Italia in vantaggio di un punto), il fattaccio mette in luce una contraddizione regolamentare della pallacanestro europea che va oltre la singola partita e merita un approfondimento.

Il fallo antisportivo, nell’accezione regolamentare Fiba, è un contatto falloso di un giocatore che a giudizio dell’arbitro non è un tentativo legittimo di giocare la palla. Ci sono già due contraddizioni nella norma, ovvero ‘giudizio dell’arbitro’ e ‘tentativo legittimo’. Un giudizio di per sé è soggettivo, mentre il termine legittimo si sposta verso un grado di oggettività che non è possibile sostenere se la decisione viene presa soggettivamente. Per evitare un’interpretazione parziale, o quantomeno fantasiosa come nel caso di Zandalasini, dovrebbero esserci precise disposizioni tecniche in grado di confinare il giudizio dentro un ambito di competenza quanto più possibile specifico. Cosa che per esempio fa la Nba, quando separa un normale fallo di gioco da un contatto fazioso o violento, e per questo appunto antisportivo. Succede  anche nella Nfl, lega che si fonda sui contatti violenti, con una penalità chiamata ‘Unnecessary Roughness’, ovvero violenza eccessiva e gratuita. Nella normativa Fiba non c’è niente del genere.

A un livello più ampio, nessun altro sport di squadra, di contatto e che si gioca con un pallone prevede il fallo antisportivo. Succede nella pallacanestro proprio perché rispetto agli altri sport si contano i falli dei singoli giocatori ed esiste il bonus che ti manda in lunetta dopo cinque falli di squadra nel singolo quarto. Il problema del fallo antisportivo non è soltanto che è figlio di una norma vaga e che lascia infinita possibilità di interpretazione agli arbitri. L’enorme contraddizione è anche che, nel non avere una distinzione specifica che permetta di regolamentare la norma, a volte la sua conseguenza è sproporzionata rispetto al fatto. E per spiegarlo torniamo all’episodio dell’antisportivo a Zandalasini.

La conseguenza di un antisportivo sono due liberi più il possesso alla squadra che l’ha subito. Nella partita con la Lettonia quei due liberi hanno deciso il risultato. In assoluto, questa norma può generare potenzialmente quattro o cinque punti contro la squadra che commette un fallo antisportivo: due tiri liberi e un possesso che può generare un canestro da due o una tripla (ed eventualmente, in caso di fallo sulla tripla a bersaglio, i punti possono anche diventare sei). Se è una norma, e in parte lo è, che deve penalizzare il gioco violento, la pena è commisurata alla sanzione. Ma siccome si presta al ‘giudizio dell’arbitro’ in termine vago, invade ampiamente quella che consideriamo semplicemente come una scelta tattica da parte di una squadra. Ovvero, trasforma un elemento intrinseco del gioco in una punizione in grado di cambiare il corso delle partite. A volte, come in questo caso, influenza anche il corso delle stagioni e il futuro di una nazionale.

Il ct Capobianco nell’ultimo timeout chiede espressamente di spendere un fallo non troppo presto per spezzare l’ultima azione della Lettonia senza generare due tiri liberi visto che l’Italia non è ancora in bonus. Scelta tattica. Ce ne sono a decine dentro una partita. Quando sei avanti di due e mandi in lunetta gli avversari per evitare che segnino da tre. Quando vuoi mandare in lunetta un avversario con basse percentuali ai liberi. Quando subisci un parziale e vuoi spezzare il ritmo offensivo agli attaccanti dell’altra squadra. Fa parte dell’essenza del gioco, fa parte delle regole non scritte che esistono in tutti gli sport. Ma siccome nel basket Fiba si punisce un tentativo non legittimo di giocare la palla, nel caso di Zandalasini tecnicamente viene punito il fatto che la palla non è stata giocata. Lo si vede bene perché va sul polso dell’avversaria senza effettivamente giocare la palla.

E’ un fallo tattico come altri migliaia se ne vedono ogni giorno su un campo di basket e come tali sono sanzionati: normali falli di gioco. Nell’interpretazione dell’arbitro, per motivi che sono stati dibattuti per due giorni e di cui si discuterà all’infinito ma non qui, diventa un fallo antisportivo. Non è soltanto una follia, non è soltanto una distorsione di una situazione di gioco che non aveva niente di difficile da valutare visto che un arbitro convocato agli Europei ha già affrontato centinaia di circostanze del genere, non è soltanto un fischio che rovina e falsa tecnicamente il risultato di una partita (perché due liberi e palla in mano a fronte di una scelta tattica legittima è una sproporzione abnorme a 9 secondi dalla fine). E’ una precisa dimostrazione di come questa parte di regolamento Fiba sia assolutamente priva di controllo, parziale e contraria allo spirito del gioco. Per l’Italia significa due anni di lavoro bruciati e un mondiale visto in televisione, ma per il basket europeo significa che c’è un vuoto legislativo che non si può più ignorare. Perché al momento la sintesi normativa vigente è: puoi avere l’intenzione legittima di fermare il gioco con un fallo, ma devi fingere di giocare legittimamente la palla. E se non riesci a fingerlo in maniera credibile, la discrezione sul tipo di fallo da fischiare è dell’arbitro. Esistono circostanze nelle quali la tua partecipazione al mondiale dipende da quanto un arbitro si intenda di recitazione. Vi pare possibile? Semplicemente non è credibile. Dal professionismo alle categorie giovanili.

Per questo, a fianco di tutte le voci che si alzano per fare in modo che i riflettori sul basket femminile rimangano accesi anche dopo gli Europei, sarebbe utile che iniziasse un dibattito anche su alcune norme del regolamento che sono aleatorie (il possesso alternato che tacitamente ad ogni partita premia la fortuna di una delle due squadre e non una sua capacità specifica, nella Nba si continuano ad alzare palle a due senza problemi in ogni momento della partita e non solo all’inizio) o palesemente inadeguate ad alcuni momenti della partita (un fallo tattico non può essere paragonato ad un antisportivo, esattamente come nel calcio un fallo di ostruzione non ha le stesse conseguenze di un pugno dato a un avversario). C’è molto di più che un mondiale in ballo. E’ la credibilità stessa del basket che sta sul piatto della bilancia. E un episodio come quello di Italia-Lettonia fa molto per renderlo meno credibile agli occhi degli appassionati e degli addetti ai lavori. E questo, al di là del tifo e del dolore per una nazionale che non meritava di vedersi rovinare la partita più importante del biennio, è ancora meno accettabile.