Da zero a dieci, la regola della Juve e il Pescara allo sbando

La nostra rubrica sul meglio e peggio del campionato italiano: la regola della Juve, l'Inter si rialza, Inglese è una sentenza, in serie A si segna troppo e il Pescara sempre più in basso

10 – La regola della Juve – Pare di essere ridondanti a mettere sempre il bianconero in cima alla lista, ed effettivamente è così. Ma come si può diversamente? Allegri una mattina si sveglia dopo avere preso due schiaffi dalla Fiorentina e dice: ‘Oggi voglio vedere che succede se metto dentro tutti gli uomini offensivi contemporaneamente’. Succede che da quel momento, 22 gennaio, la Juve vince sei partite consecutive e subisce un solo gol, per giunta fortunoso, in Coppa Italia contro il Milan. Quindi nove gol fatti e nessuno subito in campionato, con una difesa a quattro dove la BBC non gioca nemmeno più tutta insieme. Segna un paio di gol in trasferta, come a Sassuolo e come a Crotone, e passa il resto della serata col pilota automatico. In tutto questo cresce Rugani e Higuain con la doppietta si piazza in cima alla classifica marcatori, con Dzeko, a quota 18. Imbattibilità che va a quota 487 minuti. E la chiudiamo qui.

9 – La tripletta di Inglese – Seconda vittoria consecutiva in trasferta per il Chievo che due settimane fa aveva battuto la Lazio ed espugna Sassuolo. In entrambi i casi con la firma di Inglese. Uno che fin qui aveva segnato tre gol in stagione, ne segna altrettanti nella porta di Consigli. Con quello infilato Marchetti fa quattro nelle ultime due settimane e dal 21 gennaio tutti i gol dei veneti portano la sua firma. La squadra di Maran al Bentegodi non vince da dicembre, ma guasta le domeniche ai tifosi di casa sparsi per il paese.

8Dove c’è Inter c’è casa – Ottava vittoria casalinga consecutiva in campionato per i nerazzurri. Vero, l’Empoli praticamente salvo non era l’ostacolo più difficile della domenica. Ma si veniva dalle sconfitte con Lazio e Juve e dalle polemiche in settimana con la dirigenza bianconera. Pioli non aveva l’intero attacco titolare e nemmeno Banega. Poteva essere un test insidioso. Invece il due a zero è netto e la risolvono Candreva, una garanzia, e Eder, uno che non tradisce quando si ha bisogno di lui. Gol che sblocca il pomeriggio, terzo consecutivo a San Siro. E l’assist più bello del campionato, un esternaccio millimetrico che atterra sul piede dell’ala per il raddoppio. Sfida interregionale con l’Atalanta per il quarto posto e quella visione sulla Champions League, con gli scontri diretti in casa con Roma e Napoli, non si è ancora esaurita.

7 – Il Napoli senza macchia nel nuovo anno  Sette partite giocate, nessuna sconfitta. Sarebbe percorso netto senza l’inciampo con il Palermo, ma anche così l’approccio alla sfida con il Real Madrid arriva con i migliori auspici. La sfida con il Genoa, più che sul campo, era insidiosa nella testa visto che i blancos incombono. Faccenda risolta con Giaccherini, utilizzato e subito in gol come già era stato per Tonelli, e con un Mertens che va talmente veloce da stoppare di esterno e rientrare, invece che il contrario, per l’assist del gol che chiude la partita. Una specie di follia centripeta. Poi ci sarà tempo, anche per noi, di capire come collocare Pavoletti. Intanto nove gol fatti nelle ultime due uscite, tre di Zielinski con cinque assist nelle ultime dieci di campionato. Zidane continua a dormirci poco.

6 – Bernardeschi in doppia cifra – Decimo gol stagionale, rigore procurato e trasformato, lampi abbaglianti anche in una notte dai pochi bagliori come quella contro l’Udinese. E’ lui il simbolo della Fiorentina continentale, quella che giocherà a Monchengladbach giovedì e poi si spartirà una fetta dell’Europa del prossimo anno contro il Milan. La squadra di Sousa è indecifrabile, orrenda all’Olimpico ed efficace al Franchi, asfittica e prolifica pochi giorni dopo. La settimana darà qualche risposta. Bernardeschi offre già molte certezze. E qualche difetto ancora da limare, come il cartellino giallo che gli farà saltare la sfida al diavolo della prossima settimana.

5 – La serie A prolifica. Troppo? – C’è una notizia positiva e una negativa. Quella positiva è che nel nostro campionato non si segna così tanto da undici anni. Ieri in serie A si sono segnate 666 reti e manca ancora il posticipo Lazio-Milan. E’ un record assoluto il numero di partite, 14, nelle quali si sono segnati 6 o più gol. Vuol dire che a guardarlo ci si diverte. Quattro di queste, introduciamo la cattiva notizia, sono arrivate nelle ultime tre giornate. Più si va avanti nel calendario, più aumentano le squadre senza niente da chiedere al campionato, più le difese diventano allegre. Trend destinato ad aumentare, in maniera inversamente proporzionale alla competitività e alla credibilità del torneo.

4 – Il Crotone contro le grandi – In settimana allo Scida sono arrivate due big come Juve e Roma. Stadio esaurito, entusiasmo, e il dubbio di molti neutrali: per chi tifano sulle tribune, per quelli di casa o per quelli in trasferta? La squadra di Nicola dimostra che non è la sua categoria. Quattro gol subiti, equamente distribuiti, nessuno segnato. Sconfitte dignitose, assetto tattico bilanciato, ma quelli in trasferta giocano uno sport diverso. Peraltro terza sconfitta consecutiva, compresa quella con il Palermo, senza andare a bersaglio. Poco di bello, niente di nuovo.

3 – Dzeko e il dischetto – Dice Spalletti che se fosse più cattivo agonisticamente, chissà che giocatore vedremmo. Probabile. Ma il secondo rigore sbagliato consecutivamente da Dzeko in orario diurno, dopo quello spedito direttamente in terra slovena a Udine, complica inizialmente la vita a Crotone. Lo tira a lato, ma se fosse stato nello specchio Cordaz lo avrebbe preso. Per alcuni è compensazione divina perché il contatto su Salah premiato con il dischetto è quanto meno generoso. Per tutti gli altri è un capocannoniere che rimane in cima alla lista anche sprecando bonus dagli undici metri in una domenica mattina in cui va comunque a bersaglio. Se fosse anche più cattivo, avrebbe già mezza Scarpa d’Oro assegnata.

2 – L’attacco dell’Udinese – La squadra di Delneri, quando si va nella metà campo avversaria, pare essere andata in letargo. Appena due gol segnati nelle ultime cinque giornate, con una vittoria, un pareggio e tre sconfitte. I gol segnati nel 2017 sono tre e insomma è vero che i friulani sono gente di poche parole, ma anche di pochi gol quando non siamo ancora a Carnevale sembra eccessivo. Contro la Fiorentina più che una partita è sembrato un altare sacrificale verso chi ancora ha qualche ambizione di Europa League. Troppo poco.

1 – Il Genoa pieno di macchie nel nuovo anno  Come il Napoli, ma al contrario. Sette partite, cinque sconfitte e due pareggi, nessuna vittoria da quando è 2017. Emblema di squadra mentalmente in vacanza se ce n’è uno. Il mercato ha scombinato tutte le certezze di Juric, che non vince una partita dal 15 dicembre, recupero contro la Fiorentina. Da allora le sconfitte sono state sette. Ultima vittoria in trasferta il 2 ottobre a Bologna, tassametro che corre. Nel nuovo anno reti realizzate 8, reti subite 17. Poi dice perché tutti vorrebbero un campionato a diciotto squadre.

0 – Il Pescara e come non si deve retrocedere – Giochi contro gli abruzzesi e succedono cose che non si possono prevedere. Quaterna di Parolo, Belotti che torna alla doppietta, l’intero tridente di Mihajlovic a segno nella stessa partita come non si vede dall’autunno. La squadra di Oddo ha subito 11 gol negli ultimi 180 minuti giocati e continua a essere l’unica squadra a non avere vinto una partita sul campo in Europa. Avevamo elogiato il presidente Sebastiani per avere continuato a dare fiducia a Oddo, non lo biasimiamo quando dice di volere vendere la società dopo che i vandali gli hanno bruciato il parco macchine in settimana. Difficile credere che sarebbe cambiato qualcosa esonerando l’allenatore, facile credere che continuando così il finale di stagione sarà tutt’altro che dignitoso.