Da zero a dieci, le zampate di Nainggolan e Caldara, l’eclissi del Napoli

La nostra rubrica sul meglio e peggio del campionato italiano: l'Atalanta continua a stupire così come Nainggolan con la Roma, il Napoli scricchiola pericolosamente

10 – Le staffilate di Nainggolan – Il gol più bello della settimana, probabilmente del nuovo anno, nella sfida delicata contro l’Inter è del belga. Rientra sul destro, si beve Gagliardini, fulmina Handanovic con un colpo che abbina balistica a potenza di esecuzione. E che ricorda istintivamente un gol segnato nella stessa porta a Italia ’90 da Brehme, ex Inter, all’Olanda.

Poi, siccome non è abbastanza, nel secondo tempo si ripete partendo dalla propria metà campo (anche se con sospetto fallo ancora su Gagliardini), 58 metri di corsa per bucare il portiere nerazzurro sull’altro lato. Stessa potenza, stesso esito. La Roma ha un centrocampista che gioca come un gladiatore e che tira come Batistuta, tutto nella stessa maglia numero 4. Forza della natura.

9 – Caldara di Juve e di fatto – L’uomo che manda per aria i sogni di secondo posto del Napoli con una doppietta al San Paolo indossa una maglia nerazzurra ma ha il futuro tinto di bianconero. Mattia Caldara fa il difensore ma nel sistema di Gasperini ne mette due alle spalle di Reina, la prossima stagione se ne rimane all’Atalanta e quella dopo farà coppia con Rugani nella difesa della nuova Juve. Quarta vittoria consecutiva per la Dea, tre delle quali senza incassare reti, le ultime due consecutive. Nel 2017 cinque vittorie, una sconfitta e un pareggio in campionato. E adesso il terzo posto dista tre punti. Con due scontri diretti vinti contro il Napoli. Odore di Champions League.

8La settimana della Roma – Prima la notizia che lo stadio, anche se con cubature astratte, si farà. Poi la sconfitta del Napoli in casa, inaspettata. Infine la vittoria netta, senza ombre, sull’Inter che manda la Roma a più cinque sugli azzurri e sigilla il secondo posto, oltre a rendere più dolce lo scontro diretto di sabato contro Sarri e approcciare con entusiasmo a manetta il derby di mercoledì contro la Lazio. Il momento più difficile della stagione diventa anche il più esaltante. Per lo scudetto sembra tardi, ma il futuro improvvisamente appare radioso.

7 – La scommessa di Borriello  Per uno che ‘ho segnato 25.000 gol in carriera’ (autocit. all’epoca di una sostituzione con la Roma) non era difficile scommettere in estate che avrebbe segnato 15 gol nella nuova avventura al Cagliari. Infatti Borriello mise in ballo una vacanza con Vieri. Con quello al Crotone i gol in stagione sono effettivamente quindici e sorge la discussione con l’ex attaccante dell’Inter, uno che ‘sono più uomo io di tutti voi messi insieme (autocit. contro i giornalisti durante gli Europei 2004), se la scommessa è vinta con il raggiungimento dei quindici in campionato o in stagione, come effettivamente è. Seguiranno altri scambi di alto livello culturale.

6 – Tutti lavorano per la Juve – Caldara, che è della Juve, che segna al Napoli. Skorupski, che è della Roma, che lascia passare Mandzukic in una partita nella quale potrebbe stoppare la prima rivale di chi detiene il suo cartellino. I bianconeri hanno alleati ovunque, tra chi dovrebbe ostacolarli sugli altri campi. Il resto lo fanno da soli con il solito punteggio. Finisce 2-0, risultato che si è visto in cinque delle ultime sette partite giocate dalla squadra di Allegri. Sesta partita nelle ultime sette con la porta di Buffon, ma con Neto è uguale, inviolata. Strappo decisivo. Al momento giusto. Come da tradizione.

5 – Di Immobile e altri rigori – Come per Bacca a Sassuolo, vedi punto due, la Lazio si muove intorno al quarto posto col minimo indispensabile, un rigore abbondantemente contestabile realizzato da Immobile che fa seconda vittoria consecutiva in campionato. All’Olimpico, dopo la sconfitta con il Chievo e il pareggio con il Milan, gli uomini di Inzaghi continuano a faticare. E servirà ben altra espressione calcistica nel derby che mercoledì torna a riempire la notte della capitale.

4 – Chi nasce tondo, boemo non ci muore – Diceva, se con due giorni di Zeman il Pescara pare il Brasile del Settanta, figurati cosa succede dopo nove giorni di maestro con gradoni e torture muscolari assortite ai suoi giocatori. Ne viene fuori la squadra abruzzese già vista per tutto il campionato, che prende due gol dal Chievo senza segnarne e smonta in meno di novanta minuti il lievito provocato dall’arrivo del tecnico. Il solito Pescara.

3 – Chi nasce Preziosi, Mandorlini non ci diventa – Vedi sopra. Juric sostituito da Mandorlini ma il Genoa non esce dall’imbuto e continua il suo 2017 senza vittorie, striscia che ha superato anche quella del Pescara. A Marassi non vince dal 15 dicembre e non basta nemmeno l’arrivo di un Bologna che perdeva da quattro partite consecutive per sbloccare la situazione. Anzi serve un lampo di Ntcham (che non sarebbe nemmeno entrato se Pandev non si fosse rifiutato di entrare) a tempo scaduto per evitare la sconfitta. Pareggio incolore e cinquanta sfumature di grigio intorno al grifone.

2 – Il doppio errore del Mapei Stadium – Il Milan si prende il quarto risultato utile consecutivo, tre vittorie nelle ultime quattro giocate, con un rigore di Bacca che è un guazzabuglio di errori arbitrali. Già sul fallo in sé si potrebbe discutere, ma l’esecuzione del colombiano è viziata da un doppio tocco, l’attaccante scivola-colpisce di destro-la palla va sul sinistro-e batte Consigli, che Calvarese e il suo assistente non ravvisano. Con la Var sarebbe stato corretto l’errore e ravvisata la presenza in area di Acerbi prima della battuta, pratica diffusa in quasi tutti i rigori calciati nel paese. Di Francesco impazzisce in sala stampa e accusa l’intera categoria, che effettivamente su un episodio a palla inattiva, con quattro occhi puntati sopra, non fa bella figura.

1 – Quagliarella sentenzia il Palermo  Levate quel guizzo al novantesimo di Quagliarella al Barbera, quando già quelli rosa pregustavano i tre punti, e avrete il Palermo a 17 punti, meno cinque dall’Empoli e discorso salvezza da aggiornare. Invece così quelli di Zamparini restano a meno sette dalla salvezza e si ingrossano il fegato e il faldone delle occasioni perse in campionato. Lopez ha dato una svolta, ma troppo tardi.

0 – Vedi Gasperini e poi il peggio deve ancora arrivare – Zero come le reti segnate dal Napoli contro l’Atalanta. Al San Paolo in campionato aveva sempre segnato almeno un gol. E non è solo una sconfitta. E’ la dimensione. Quelli di Gasperini corrono, quelli di Sarri passeggiano. Pavoletti continua, come lo era stato Gabbiadini, a essere un’incognita tattica. Il momento decisivo della stagione arriva e ci sono due sconfitte nelle ultime tre giocate. Contro l’Atalanta due sconfitte con tre gol subiti senza segnarne. E il carniere contro le big è vuoto: sconfitta contro la Roma all’andata, sconfitta contro la Juve, solo con le milanesi ha avuto soddisfazioni. E la settimana in cui si gioca tutto, Coppa Italia, secondo posto, Champions League, inizia nel peggiore dei modi.