Da zero a dieci, la magia di Mertens e la difesa alternativa del Benevento

La nostra rubrica sul meglio e peggio del campionato italiano

La nostra rubrica sul meglio e il peggio del campionato italiano.

10 – Mertens, re dell’impossibile – Uno ci deve credere ai segni, se il Napoli va sotto contro la Lazio e in tre minuti nel secondo tempo la ribalta segnando quattro gol con la difesa, il centrocampo e l’attacco. Gli azzurri devono credere per forza allo scudetto se a Mertens non basta più segnare tanto e sempre, ma inventa nuovi modi di metterla dentro calciando verso la porta palloni che agli altri al massimo sembrerebbero cross in area. L’unico a fare una cosa del genere fu Maradona, sempre contro la Lazio, nel 1984. Altro segno preciso. Solida mentalmente, spietata, cinica. La creatura di Sarri fa più che sul serio. E se non credete ai segni, credete ai numeri. Dieci vittorie consecutive, record societario aggiornato.

9 – Il Torino in rampa di lancio – Dietro le grandi, più su anche della Lazio, ci sono i granata ancora imbattuti. Sorte condivisa solo con Juve, Napoli, Sampdoria e Inter. Soprattutto una partita come quella di Udine la squadra di Mihajlovic l’anno scorso avrebbe trovato modo di pareggiarla, o peggio. Ci va vicina nel finale ma Sirigu offre sicurezze sconosciute a Hart e davanti Belotti si è iscritto al ballo degli attaccanti che segnano con continuità. E Ljajic, se ha la testa connessa al caricatore della materia grigia, è un lusso che possono permettersi in pochi.

8 – Il tiro mancino di Verdi – Il martedì sera di campionato è illuminato dal talento del Bologna, che nel primo tempo fa ammattire tutta la colonia nerazzurra. Con il sinistro buca Handanovic nel gesto tecnico più bello della giornata e mette la palla in un angolo riservato a pochi cristallini specialisti della balistica. Se trova continuità è un altro nome da inserire nel taccuino di Ventura e della nazionale.

7 – La difesa di Di Francesco – Che non si riferisce al suo enfatico sfogo in conferenza stampa di sabato scorso ma al suo reparto difensivo che in cinque partite giocate ha incassato gol una sola volta, anche se triplice, contro l’Inter. Neanche male per chi ha fama di essere zemaniano spensierato. Va bene, Benevento e Verona sarebbero da serie C2 se esistesse ancora, ma Atletico Madrid e Atalanta non hanno sfondato il muro giallorosso. E Kolarov in questo momento quando prende palla sulla fascia pare Pelè alla lavagna in Fuga per la Vittoria: ‘passatemi il pallone qui che io poi faccio così, così, così, gol. Facile’. Lui segna in nazionale, nella Roma fa segnare gli altri.

6 – Il tuffo di Mandzukic – La sua capocciata in tuffo mantiene la Juve in fuga insieme al Napoli e risolve un’ostica serata contro la Fiorentina. Mentre Dybala si prende un giro di riposo e Higuain è sempre più ancorato al suo girovita, è il croato a illuminare una notte altrimenti opaca, come conferma anche la reazione scomposta di Allegri che a fine partita mostra di non avere gradito la gestione del vantaggio numerico. Come l’Inter i bianconeri non convincono ma sono dove sono sempre stati. In attesa di un derby che si preannuncia spumeggiante.

5 – L’Inter poco nazionale – Rimane imbattuta e il Dall’Ara può essere campo scorbutico anche per le big. Ma nella peggiore prestazione di inizio stagione per salvare la serata serve la firma di uno dei due soliti noti, Icardi su rigore, e non ci sono notizie confortanti dalla pattuglia italiana. Gagliardini e Candreva sono tra i peggiori, Eder almeno si procura il rigore e poco altro. Dall’altra parte della bilancia però 4 punti in due trasferte consecutive non sono da disprezzare. Ma la strada è lunga.

4 – Le reti inviolate del Bentegodi – Da quella che era la peggiore difesa del campionato ci si aspettava un minimo di movimento nell’infrasettimanale che ha regalato gol a grappoli in quasi tutti gli altri campi. Invece il Verona si prende il secondo punto del campionato mantenendo la porta inviolata e facendo rallentare anche i blucerchiati. Ma la squadra di Pecchia ha segnato un solo gol, esattamente come Crotone e Benevento. Bisognerà che qualcuno ricordi agli scaligeri che in questo gioco oltre a non subire reti bisogna anche farne qualcuna nell’altra metà campo.

3 – La sfortuna della Lazio – Per quel discorso del vento che ti alza la camicia quando è giornata di prenderlo proprio lì, la Lazio non solo si illude e poi viene incenerita dalla furia del Napoli. Ma perde prima De Vrij e poi Bastos per infortunio muscolare. ‘Ora Basta!’ urla Inzaghi in panchina. Detto e fatto, subito dopo si rompe pure il serbo. Tre infortuni uguali nella stessa partita sono record assoluto. E domenica a Verona probabilmente Inzaghi sarà costretto a mettersi tra gli undici titolari per mancanza di alternative.

2 – Scuffet e Halfredsson, esteti dell’orrore – Questo è il portiere che doveva fare l’erede di Buffon. E non trattiene un morbido cioccolatino spedito con affetto da Ljajic e nell’intervento più brutto dell’anno regala a Belotti il gol del vantaggio a Udine. Il difensore fa anche meglio bucando con un pregevole tacco in controtempo il proprio portiere per indirizzare la sfida della Dacia Arena e non bastano De Paul e Lasagna per riaprirla. C’è invidia nei confronti del Benevento, vedi sotto, e queste sono le conseguenze.

1 – Il primo gol del Crotone – Sarebbe festa grande sul campo dell’Atalanta perché il primo gol della stagione lo segna il più giovane, Tumminello, proveniente dall’infinito settore giovanile della Roma. Se non fosse che nel frattempo l’Atalanta ne segna cinque dilagando da tutte le parti con Papu Gomez che si permette anche un cucchiaio dal dischetto. Totale dopo cinque giornate, un gol fatto e 11 subiti. Sarà testa a testa con i campani e il Verona per il titolo di peggiore squadra del decennio.

0 – Benevento e il concetto di difesa in linea – Lasciamo stare per un attimo i 10 gol incassati in tre giorni contro Napoli e Roma e la conseguente peggiore difesa del campionato e il conseguente ultimo posto in classifica a 0 punti. Ma se riguardate i primi due gol un milione di volte non vi viene in mente altro che un nuovo concetto di difesa in linea degli uomini di Baroni. Tutti immobili in orizzontale mentre l’attaccante la butta dentro da due passi indisturbato. Oppure, variante duplice, autogol per anticiparlo. Oppure, altra variante, palla persa in situazione innocua sulla propria trequarti e doppietta di Dzeko. Agghiacciante, direbbe Conte.