Da zero a dieci, la rivincita di Spalletti e la Juve bifronte

La nostra rubrica sul meglio e peggio del campionato italiano: l'Inter vola con Icardi, la Juve ribalta il Genoa con Icardi, disastro Fiorentina

La nostra rubrica sul meglio e peggio del campionato italiano.

10 – Icardi, braccio armato di Spalletti – Figurarsi se si faceva mancare la battuta su Totti e i tottiani, ma intanto Spalletti torna all’Olimpico da vincitore e si gusta la vendetta servita su un piatto caldo, che il divorzio dalla Roma è ancora troppo recente per essersi raffreddato. Soffre, è in debito con la sorte tra pali e espulsioni e rigori non concessi, ma vince il primo scontro diretto della stagione. Con Icardi che segna a ripetizione. E’ un segnale. Sono segnali. Inizio migliore non poteva esserci.

9 – Cutrone nel presente – L’estate milanista è stata un fiorire di nomi accostati all’attacco, da Aubameyang a Mbappé finendo per planare su Kalinic. Nel frattempo l’unico di cui non si può fare a meno è un prodotto della casa, nato il 2 gennaio 1998, che è il frullato di questi nomi messi insieme. Segna, due gol in campionato e quattro in sei partite ufficiali, corre, fa salire la squadra, non disdegna il passaggio smarcante e ha la tendenza a bucare la rete dei bomber di razza. Il tutto a poco più di 19 anni, ovvero il motivo per cui il Milan dopo due giornate è primo in classifica. Al momento il migliore attaccante italiano è lui.

8 – Dybala e la Juve bifronte – Perciò la nuova regola del calcio moderno è che, se sei la Juve, finisci sotto di due gol a Marassi contro il Genoa nei modi più impensabili. Lo scorso anno però fu sconfitta, stavolta Dybala in missione per conto della maglia numero 10 raddrizza il binario e lo fa scattare con destinazione vittoria. Sei gol in tre partite ufficiali e a che serve Higuain se fa tutto lui? Ad Allegri invece serve un difensore e di corsa, visto che quando è pressata la Juve incassa che è una bellezza, cinque gol da Lazio e Genoa sono più di un campanello di allarme. Il potenziale offensivo smisurato è l’altra faccia di una squadra che quest’anno segnerà e subirà più gol.

7 – Tanto Napoli per Sarri – E poca Atalanta per Gasperini che si illude un tempo di replicare lo scherzetto del San Paolo lo scorso anno. Solo che Zielinski entra direttamente nell’epica senza passare dalla cronaca con la bordata al volo del pareggio, Mertens conferma di essere diventato il numero nove più letale del campionato e Rog aggiunge righe al volume ‘protagonisti alternativi’ che lo scorso anno conteneva solo pagine bianche. Le lacrime di Reina innaffiano la notte nella quale il Napoli forse scopre di essere non solo grande, ma anche maturo. 

6 – Quagliarella e la Sampdoria – In prima classe insieme alle grandi si infila anche la Sampdoria con il secondo 2-1 consecutivo che fa partire Gianpaolo a punteggio pieno. E Quagliarella è l’artista da tre gol in due giornate che piega prima il Benevento e poi la Fiorentina. Ferrero brinda per i risultati sul campo mentre conta i milioni per Schick prossimi a piovere in cassa dalla Roma. Che alla ripresa andrà a Marassi guardando i blucerchiati dal basso verso l’alto. Citazione anche per la Spal, 4 punti, pareggio all’Olimpico, vittoria sul traguardo contro l’Udinese, trame di gioco semplici ma efficaci.

5 – Di Francesco alla Zeman – Pare proprio di essere tornati all’epoca del boemo. Un’ora abbondante di Roma straripante, velocità, occasioni, pali che vengono scossi, vantaggio che potrebbe dilagare, credito diffuso con dea bendata, arbitro e Var. E venti minuti di crollo totale, tre gol presi dall’Inter, prima sconfitta della stagione e la conferma di una rosa incompleta. Il mercato risolverà alcuni problemi, ma l’equilibrio di questa squadra andrà verificato quando comincerà la Champions. Cioè tra poco.

4 – Il Crotone al palo – Due gare casalinghe per iniziare la stagione facendo a scambio di calendario con il Cagliari, un solo punto e nessun gol segnato tra Milan e Verona. Per Nicola la seconda salvezza consecutiva sembra ancora più complicata della prima, che già era stata ardita e spericolata. L’attacco come da previsioni è spuntato e sprecone, basta un Verona ordinato per arginarlo e gli infortuni assortiti sono una giustificazione parziale.

3 – L’Udinese confusa – Non tanto per le due sconfitte consecutive e nemmeno per entrare nella storia come la squadra che regala alla Spal una storica prima vittoria in serie A nell’epoca moderna. La difesa di Delneri imbarca piacevolmente acqua salendo a 5 gol incassati in due partite e proponendosi con autorevolezza al ruolo che fu del Cagliari nella scorsa stagione, ovvero difesa colabrodo. La solita babele di stranieri e la sfortuna di subire un gol al 49′ del secondo tempo dopo la doppia rimonta.

2 – Sassuolino nella scarpa – E Bucchi deve iniziare a rimuoverlo in fretta, soprattutto in attacco. Una squadra che ha in campo Berardi e Falcinelli non può guardare le statistiche dopo due giornate e scoprire che ancora deve festeggiare la prima rete del nuovo campionato. In più Belotti e Ljajic prendono a cornate la difesa e il nuovo corso comincia come era finito il vecchio. Zoppicando.

1 – Scala a Pioli per la Fiorentina – Ripida e lunga visto che dopo due giornate sono zero punti, cinque gol subiti, uno solo segnato e un esordio terrificante al Franchi che già non era in vena di indulgenza nei confronti di squadra e società. Tomovic sbanda come una bandiera in mare aperto e provoca anche il rigore del 2-0, la reazione del secondo tempo si era vista anche a San Siro ma produce solo un gol che non cambia il risultato. L’età media più bassa del campionato e tanti giocatori che sul campo si conoscono da meno di un mese incideranno sul girone di andata. Lo scenario di una Fiorentina più vicina alla zona retrocessione che all’Europa League è più vicino di quanto si pensasse fino alla scorsa settimana.

0 – La variabile Var – Dopo due giornate è chiaro che dove c’è Juve c’è almeno un rigore fischiato dalle immagini televisive, mentre a Roma gomitate e resto del campionario vengono ignorate e l’Inter finora è misteriosamente graziata da ogni circostanza dubbia. Perché? Il mezzo aiuta, ma il modo di usarlo è difforme e ondivago. Se non si fa chiarezza su chi e come deve chiamarlo in causa (l’arbitro, che deve sempre riguardare le immagini e non farsele raccontare dall’auricolare, come succede nella Nba e nella Nfl) siamo al punto di prima. Difformità di giudizio ha sempre lo stesso nome se a provocarla è un arbitro o una congrega di occhi riuniti intorno a un monitor.