
EASTERN CONFERENCE
Cleveland la chiude in quattro gare – Il momento di Indiana era in gara 3, inerzia, fiducia e più 26 da gestire. Ma i campioni hanno scritto una pagina di storia completando la rimonta più ampia da quando esiston i playoff e completano il lavoro vincendo gara 4 106-102 e spazzando i Pacers in quattro gare. I Cavs soffrono ancora anche nell’epilogo della serie perché in questa stagione non si fanno mancare l’affanno dopo essere andati avanti di 13 nel finale del terzo periodo. Fino a quel momento li aveva trascinati in attacco Irving, ma Cleveland nel quarto periodo si addormenta, congela i ritmi e permette a Indiana di tornare. Teague e Turner rimarginano il divario e Young prima pareggia a 100-100 e poi trova anche l’appoggio al vetro del più due dei padroni di casa. Manca un minuto e mezzo alla fine ed è il momento che il sovrano vada sul trono. LeBron James arriva dall’altra parte e con un attacco immobile inventa la tripla del sorpasso. Young perde una palla sanguinosa e dalla linea Korver e LBJ la chiudono definitivamente.
Due terzi di nobiltà in spolvero per i Cavs, sono Irving da 28 punti e 3 stoppate benché 10/25 al tiro e 1/7 dall’arco e James da 33, 10 rimbalzi, 4 assist, 4 recuperi, 2 stoppate e un regno incontrastato al primo turno playoff che si riversa addosso ai Pacers nell’ultimo periodo. Manca Love, 5 punti con 16 rimbalzi e 2/13 al tiro, e l’unico reattivo nel cast di supporto di Cleveland è Deron Williams che segna 14 punti in 13 minuti con 4/4 al tiro. I campioni continuano a tirare male e a soffrire nel mantenere alta l’intensità mentale sui 48 minuti, ma hanno troppi muscoli e talento per i Pacers che trovano 15 punti e 6 assist di George, forse per l’ultima volta in maglia Indiana, ma solo 5/21 al tiro. Ci prova Teague con 15 punti e 10 assist, Turner ne produce 20 con 9 rimbalzi e Stephenson è stato un fattore per tutta la serie, 22 punti, 6 rimbalzi e 3 assist con 4/9 dall’arco. I Cavs tirano 27 volte dalla lunetta contro le 17 dei Pacers e le 14 perse dei padroni di casa chiudono il conto. I campioni attendono la vincente della sfida tra Toronto e Milwaukee.
Boston la riapre con Thomas – In una serie nella quale in quattro partita la squadra di casa non ha mai vinto, si ricomincia da capo. I Celtics completano la rimonta, vincono ancora allo United Center 104-95 e adesso hanno di nuovo in mano fattore campo e inerzia. La fiducia che Thomas e compagni stanno progressivamente ritrovando è direttamente proporzionale allo smarrimento tattico e balistico che ha colto i Bulls dopo l’infortunio di Rondo. I Celtics attaccano dal primo possesso, lo chiudono 30-18 e vanno avanti di 20 nel secondo periodo. Qui, solo grazie a Butler, arriva lo scossone di Chicago che torna avanti 65-63 nel terzo periodo. Ma uno solo non può farcela contro Boston, che spinta dal suo leader e dai canestri di Horford riporta a distanza di sicurezza i padroni di casa nel finale. Thomas, sul quale Hoyberg cerca di mettere pressione in palleggio, finisce con 33 punti e 7 assist, tirando 1/9 dall’arco ma 12/13 ai liberi. Stevens ha risposte dal quintetto, con Horford da 15 e 12 rimbalzi, Green da 18 e 7 con 4/9 dall’arco, Crowder da 11 e 2 recuperi. Per rivedere i Celtics della regular season manca ancora la panchina, solo Olynyk è produttivo in attacco anche se Smart è un fattore a rimbalzo e in regia. I Bulls sono completamente persi senza un direttore d’orchestra e si affidano a Butler che risponde con 33 punti, 5 rimbalzi e 9 assist, 19/23 ai liberi, unico giocatore nella storia di Chicago insieme a Jordan e Rose ad andare in lunetta almeno 20 volte nella stessa partita ai playoff. Ma i Bulls tirano con il 20% dall’arco, Mirotic è disastroso, Wade contribuisce alla confusione con 11 punti e 5/12 dal campo, solo Canaan ha qualcosa da dire dalla panchina almeno per intensità con Grant che gioca appena 4 minuti e Portis che finisce a 8 punti e 8 rimbalzi. E’ la serie più enigmatica dei playoff ma difficilmente i Celtics perderanno ancora la rotta in gara 5.
| Boston | Chicago | 2-2 |
| Cleveland | Indiana | 4-0 |
| Toronto | Milwaukee | 2-2 |
| Washington | Atlanta | 2-1 |
WESTERN CONFERENCE
I Rockets piegano i Thunder e vanno 3-1 – La piega della serie pende decisamente verso Houston dopo una gara 4 pazzesca che i Rockets vincono 113-109 dopo averla persa, vinto, quasi buttata e poi sigillata definitivamente in un ultimo periodo vibrante e bellissimo. Non è bellissima per tre quarti la notte della Cheesapeake Arena, dove Westbrook prova a mettere in ritmo i compagni e poi si trova come al solito a provare a vincerla da solo con l’ennesima tripla doppia che è completa già a fine primo tempo. La sua sfida con Harden rimane la copertina di questa serie ma i riflettori, come è fisiologico con l’avanzare degli aggiustamenti tattici, se li prende Nene che sbanca l’equilibrio ed è il nome che D’Antoni aspettava per dare polpa a una rotazione ridotta all’osso. I Thunder con la difesa e abbassando i ritmi si mettono davanti di 14 a inizio terzo periodo ma è solo il silenzio che precede la tempesta. Ne viene fuori un ultimo quarto da 40-32 per i Rockets con tutti i protagonisti al posto giusto. Harden trova lo step back del 108-103, ma Adams in lunetta sbaglia il secondo libero, cattura il rimbalzo e lo mette nelle mani di Westbrook che a 18 secondi dalla fine inventa la tripla da otto metri del 108-107. Si va dall’altra parte e Nene segna il canestro con fallo che riporta due possessi di distacco tra le due squadre. Abrines accorcia, due liberi di Gordon e a 4 secondi dalla fine l’ultima palla persa è proprio di Westbrook che spalanca a Houston la qualificazione in caso di vittoria in gara 5 al Toyota Center. Volete i numeri delle stelle. Da una parte Westbrook ne segna 35 con 14 rimbalzi e 14 assist, 10/28 dal campo, ma incidono anche le sue 5 perse.
Dall’altra Harden vive una delle peggiori notti della stagione, si ferma a 16 punti con 5/16 al tiro e 0/7 dall’arco ma anche così trova il modo di rendersi decisivo con 7 rimbalzi e 8 assist. Volete i numeri del cast di supporto. I Thunder hanno un generoso Adams, 18 punti e 7 rimbalzi con 8/10 dal campo, e 15 punti con 4 rimbalzi di Oladipo. Ma le chiavi sono Roberson da una parte e Nene dall’altra. Il primo, sfidato in lunetta dallo staff dei Rockets, chiude con un disastroso 2/12 ai liberi e il 18/32 in lunetta dei padroni di casa probabilmente costa l’eliminazione. Il secondo vive la migliore partita in carriera e finisce a 28 punti e 10 rimbalzi con 12/12 dal campo e 4/7 ai liberi. Metteteci anche i 18 con 4/7 dall’arco di Gordon e i 18 con 7 rimbalzi di Williams e avrete la panchina dei Rockets che segna 64 punti anche se ridotta a tre uomini. La differenza, oltre ai due Mvp della stagione, è questa.
I Jazz pareggiano con Johnson e Gobert – Tra Clippers e Jazz succede di tutto dentro e fuori dal campo. Los Angeles ha perso definitivamente Blake Griffin per il problema al piede ed è un’assenza che pesa in area dove a sorpresa Utah ritrova in quintetto Rudy Gobert, fuori da gara 1. Succede anche che Hayward sia costretto a uscire dopo 9 minuti, messo al tappeto pare da un’intossicazione alimentare, ma i Jazz vincono 105-98 e pareggiano i conti. Lo fanno dopo una battaglia intensa nella quale non c’è un vero padrone, i Clippers sono avanti di sette all’inizio del quarto periodo e a quel punto il fattore Joe Johnson va in scena. L’esterno aveva già segnato il canestro decisivo nel prologo e nel parziale finale segna 11 punti consecutivi che permettono ai Jazz di tornare davanti 91-90 con un jumper avventuroso a meno di quattro minuti dalla fine. Ingles e Hood completano l’opera con due triple e stavolta nemmeno Chris Paul può opporsi alla piega che prende la serata. E’ un capolavoro di squadra e coach Snyder insieme al suo centro ritrova 15 punti e 13 rimbalzi per una presenza che costringe i Clippers a cambiare traiettorie, Johnson segna 28 punti con 5 rimbalzi e 5 assist, 12/17 dal campo in 34 minuti ed è l’uomo che sta facendo la differenza dalla panchina. I Jazz dalla rotazione hanno 61 punti, compresi i 18 e 4 rimbalzi di Hood e i 17 e 6 di Favors, esattamente dove vincono la partita. Hill ne aggiunge 13 con 2 assist, Ingles è prezioso dall’arco ma soprattutto in regia dove aiuta con 11 assist e 2 recuperi. I padroni di casa tirano il 54.1% e il 45.5% dall’arco, ritrovando confidenza vicino e lontano dal canestro. I Clippers sono sulle spalle di Paul, 27 punti, 9 rimbalzi e 12 assist, ma anche a un passo dalla tripla doppia non una vera spalla in quintetto. Jordan segna 12 punti con 10 rimbalzi ma perde la sfida con Gobert, Redick altrettanti in 41 minuti tirando 3/11 dal campo, la panchina è ridotta a Felton e Crawford e il sesto uomo per eccellenza aiuta con 25 punti e 5/7 dall’arco ma arriva senza energie nel finale. Serie imprevedibile e Jazz che sul piano della salute e della fiducia sembrano pronti per vincere un’altra partita allo Staples Center.
| Golden State | Portland | 3-0 |
| San Antonio | Memphis | 2-2 |
| Houston | Oklahoma City | 3-1 |
| Los Angeles | Utah | 2-2 |









