
Nella notte non si giocano partite della Eastern Conference e sono in campo tutte le squadre della Western Conference nelle tre serie rimaste aperte. Questa la situazione a Est con Cleveland già qualificata.
| Boston | Chicago | 2-2 |
| Cleveland | Indiana | 4-0 |
| Toronto | Milwaukee | 3-2 |
| Washington | Atlanta | 2-2 |
WESTERN CONFERENCE
Harden e i Rockets eliminano Westbrook – Finisce 105-99 per i Rockets e finisce anche la stagione leggendaria di Russell Westbrook. Finisce in cinque partite una serie nella quale da una parte Harden ha avuto al suo fianco una squadra e Westbrook ha fatto con quello che aveva, cioè poco e raramente. Anche gara 5 segue lo stesso copione, con la stella dei Thunder che segna 47 punti, va a un soffio dalla tripla doppia ma nel finale, esausto, perde mira e lucidità e i Rockets fanno scorrere il cronometro per chiudere la serie dalla lunetta. Houston trova un parziale di 35-22 nel secondo periodo e si porta a più 11, ma OKC ha la forza per un’ultima reazione della sua stella che segna 20 punti nel terzo perido ed entra nell’ultimo avanti di tre. Ma Westbrook si appanna, chiude 2/11 il quarto periodo ed è un parziale tutto fatto di tiri liberi di 5-0 e un layup di Harden a dare il 100-91 che manda i titoli di coda sulla stagione dei Thunder. E’ decisiva anche una palla persa di Oladipo, uno dei quattro in doppia cifra oltre a Westbrook, nelle 13 complessive perse dalla squadra di Donovan. Abrines e Grant trovano entrambi 11 punti dalla panchina ma come al solito OKC ha poco dal quintetto, Gibson poco servito e Roberson trasparente e ancora una volta in imbarazzo in lunetta, con Adams che combatte ma i cui limiti offensivi ai playoff sono insormontabili. Westbrook saluta la stagione con 47 punti, 11 rimbalzi, 9 assist e 15/34 dal campo a un passo dalla quarta tripla doppia consecutiva, ma tirando appena 5/18 e settando il proprio record per tiri da tre in una partita playoff in carriera.
Al Toyota Center non puoi vincere tirando il 38% dal campo e il 26% dall’arco, né pensare di farlo chiudendo 19/29 ai liberi. I Rockets continuano a giocare in otto ma oltre Harden, ancora meraviglioso con 34 punti, 8 rimbalzi, 4 assist, 3 assist, 2 recuperi e 4 stoppate, ci sono 15 punti di Beverley, 14 e 7 rimbalzi di Nene che è ancora l’uomo chiave della panchina e 22 di Williams, arma che D’Antoni si gode dall’inverno. Vincono nonostante il 6/37 dall’arco e il 40% dal campo perché costringono la difesa dei Thunder a spendere moltissimi falli, chiudono 33/39 ai liberi e sono semplicemente più lunghi e completi di OKC. La prossima sfida sarà con la vincente della serie tra San Antonio e Memphis.
Gli Spurs avanti 3-2 con Leonard e Mills – E’ la serie dove il fattore campo non tradisce mai. Si torna all’At&T Center e tornano anche gli Spurs, che piegano i Grizzlies 116-103 e ritrovano nella stessa notte difesa e triple per prendersi un vantaggio forse decisivo in una battaglia più lunga del previsto. Memphis resta in equilibrio nel primo periodo ma inizia ad andare sotto progressivamente, martellata dai colpi di Leonard e Mills che costruiscono un divario che toccherà i 18 punti nel terzo periodo. Popovich aggredisce la partita difensivamente con Lee e Green in quintetto. La differenza la fa come sempre Leonard, 28 punti con 6 assist, 9/16 dal campo e 25 partite consecutive di playoff in doppia cifra, a un passo dal record di franchigia di 26 settato da Tim Duncan tra il 2011 e il 2013. In doppi cifra ci sono anche Aldridge, 12 punti e 9 rimbalzi, Lee con 11 e 8, Parker con 16 e 6 assist. Ma San Antonio ritrova anche la panchina, primo tra tutti Manu Ginobili che aveva chiuso senza impatto le prime quattro partite e reagisce con 10 punti, 3 assist e 3 recuperi in 17 minuti. Gli Spurs hanno un Mills da 20 punti e 5/7 dall’arco per aprire la scatola e il loro 14/28 da tre fa la differenza in una notte dove tirano il 52% dal campo e vincono anche la battaglia a rimbalzo. I Grizzlies sono a meno cinque con un’invenzione di Conley per il 102-97 ma subiscono un 14-5 di parziale nel finale con due triple di Mills e stavolta lo small ball di Fizdale non funziona. Randolph è ancora in quintetto ma finisce con 4/10 dal campo, Carter aggiunge 10 punti in 32 minuti ma Memphis ha poco dalla panchina e non è aggressiva vicino al canestro. Conley segna 26 punti con 6 assist e 4 recuperi, Gasol 17 con 5 rimbalzi e 7 assist ma sono gli unici due giocatori dei Grizzlies ad andare in doppia cifra nelle cinque partite giocate. Piano partita rispettato in attacco, con il 51.4% dal campo, il 40% dall’arco e 20/22 ai liberi, ma l’impressione è che Popovich in una serie in cui si segna poco possa vincerla con l’attacco. In attesa di capire se anche gara 6 sarà vinta da chi gioca in casa.
Colpo Jazz a Los Angeles – Tra Jazz e Clippers è invece un alternarsi di fattore campo ribaltato e infortuni che cambiano la geografia della serie. Los Angeles sembrava avere in mano l’inerzia sul 2-1 ma l’infortunio di Griffin e il ritorno di Gobert hanno di nuovo stravolto gli equilibri e il 96-92 con il quale i Jazz espugnano lo Staples Center mette in mano alla squadra di Snyder due match point e quella di Rivers con le spalle al muro. Gara 5 è decisiva e ne viene fuori una battaglia senza proprietario nella quale Utah prende il controllo nel terzo periodo. La partita, frenata offensivamente per tre quarti, decolla nell’ultimo periodo. I Clippers lo chiuderanno 34-32 ma sono i Jazz ad andare avanti di 11 per poi contenere la rimonta dei padroni di casa. Il solito Joe Johnson a 18 secondi dalla fine, più tre per i Jazz, mette mano alla borsa dei trucchi e disegna un jumper impossibile da sei metri per il 92-87 che sarà decisivo. Un irriducibile Paul ha ancora la forza a 5 secondi dalla sirena per piazzare la tripla del meno due, ma Hill non sbaglia dalla linea e i Clippers non hanno nemmeno tempo per l’ultimo tiro. Rivers manda in quintetto Speights ma non ha risposte da lui e da Mbah a Moute. E’ tradito anche da una panchina dalla quale Crawford si alza per appena 4 punti e 2 assist in 23 minuti, il ritorno di Rivers figlio vale solo 2 punti in 17 minuti. Perciò Los Angeles se la gioca in tre. Paul trascina con 28 punti, 4 rimbalzi e 9 assist, Redick finalmente ha una prova offensiva prolifica da 26 punti e 7/12 dal campo, Jordan combatte con 14 punti e 12 rimbalzi ma non è uomo dal quale andare in attacco nei momenti di difficoltà. I Jazz la vincono a rimbalzo e con la panchina. Quella di casa produce 16 punti, quella di Utah ne ha 16 soltanto da Hood, che aggiunge anche 5 rimbalzi e 2 assist, e 14 e 8 rimbalzi da Johnson che è l’uomo decisivo per i Jazz. Con Gobert da 11 punti, 11 rimbalzi e 5 recuperi la difesa degli ospiti cambia gli scenari della notte e il resto lo fa Hayward che sale a 27 punti, 8 rimbalzi, 4 assist e 4/8 dall’arco. Si rivede anche Diaw, in quintetto con 10 punti fondamentali, i Jazz con la loro tela di passaggi abbassano i ritmi e costruiscono 25 assist su 35 canestri dal campo. Gara 6 a Salt Lake City potrebbe essere il passaporto verso i Warriors e coronamento di una stagione esaltante, oltre che certificare l’ennesimo fallimento dei Clippers i cui effetti sono imprevedibili.
| Golden State | Portland | 4-0 |
| San Antonio | Memphis | 3-2 |
| Houston | Oklahoma City | 4-1 |
| Los Angeles | Utah | 2-3 |







