
L’Italia di Petrucci e Messina non ce l’ha fatta. Si è organizzata il Preolimpico in casa ma lo stesso non ha raggiunto l’Olimpiade. L’assenza si allunga, fa dodici anni dal 2004 e a questo punto, bene che vada, saranno sedici gli anni di assenza tra quattro anni. Fallimento Italbasket, quindi. Ma vediamo i motivi.
L’allenatore – Non è colpa di Messina, ovviamente. Che in venti giorni ha fatto il poco che poteva fare in un arco di tempo così ristretto. Ha messo mano alla difesa di squadra, che ha funzionato sempre. Ha chiesto più passaggi in attacco, e ha funzionato poco. L’equilibrio offensivo di una squadra che gioca insieme una volta l’anno non è materia che si risolva in un ritiro che precede un torneo di quattro partite. Perciò il problema è a monte. Aveva senso interrompere la collaborazione con Pianigiani prima di questo traguardo?
La squadra – Le occasioni perse da questo gruppo iniziano a essere tante. Non è una squadra giovanissima, ma neppure anziana. Non è vero però che sia la più forte Italia di sempre, ne parliamo dopo. E’ vero che ci fosse abbondante talento. Non è vero che basta il talento per fare una squadra efficace. Che Bargnani, Belinelli, Datome, Gentile e Gallinari sappiano giocare, e bene, a pallacanestro, è un fatto. Che siano in grado di farlo insieme, e trascinare una nazionale, è molto più opinabile.
Non stiamo a discutere di stanchezza dopo una stagione massacrante. Erano stanchi allo stesso modo i croati. Non parliamo di chi non gioca da tempo o viene da un infortunio. Euro 2015 fa testo qui. Ci sono i protagonisti ma non i trascinatori, in questa Italia. E c’è un gruppo dietro che fatica ad emergere. Non solo al Preolimpico, ma durante la stagione. Non a caso due dei migliori, Hackett e Melli, giocano all’estero. Il che ci rimanda al punto successivo.
Il movimento – C’è un errore di sistema generale nella gestione del basket italiano al momento. Che è quella, che arriva dai vertici, che la base deve essere trascinata dalla nazionale. Sbagliato, è vero il contrario. La Serie A e i campionati inferiori, se sono appetibili, alzano il livello da tutti i punti di vista. Sportivo, economico, comunicativo. Credere che l’Italia alle Olimpiadi avrebbe fatto crescere l’interesse per la pallacanestro è un errore storico.
Italbasket nel ’99 vinse un Europeo, nel 2004 fece argento ad Atene, e quei risultati sono stati sfruttati in maniera risibile rispetto al potenziale. Che sarebbe cambiato andando a Rio, senza nessuna prospettiva di medaglia? Niente. Il fallimento Italbasket è lo stesso che produce una Serie A con pochi giocatori appetibili, un livello di spettacolo ai limiti del decente, con strutture antiche, senza nessun appeal. La domanda giusta non è come impostare il prossimo lavoro della nazionale. La domanda giusta è come fare a dare alla nazionale i frutti di un movimento che produce giocatori solidi ad alti livelli senza sperare in generazioni particolarmente baciate dal talento. Perché il risultato di una competizione internazionale dovrebbe dimostrare lo stato di salute di un intero movimento. In Italia si crede che sia proprio quel risultato a far guarire il malato. E non è fisiologico.
La strategia – Dipingere questa nazionale come la più forte di sempre è stato un altro errore imperdonabile. Con gli slogan si riempiono i giornali ma non si vincono le partite. E l’altro errore enorme è stato quello di scommettere sul fatto che la somma delle eccellenze, appiccicate insieme, avrebbe prodotto un totale superiore a quello di un progetto con basi solide. Lo sport in Europa, in questa stagione, ha dimostrato che vengono premiate le outsider con meno talento, ma con un progetto, perché giocano insieme meglio di chi ha grandi campioni. Non è casuale.
Prendere il migliore allenatore d’Europa, se non ha la possibilità di lavorare, non rappresenta necessariamente un vantaggio. E si è visto. E’ una visione antica, che si scontra con i risultati a tutti i livelli del basket italiano. Che non è competitivo per andare ai Giochi così come non è competitivo nelle coppe europee durante la stagione. Pretendere che l’inerzia potesse cambiare in un mese, tra giugno e luglio, era utopistico. E’ stato fatto lo stesso. Risultato, fallimento Italbasket.
Il futuro – Di base c’è che in questo momento storico il basket italiano spera in risultati sporadici che coprano la carenza di programmazione a lungo termine. Perciò è difficile ragionare su quali giocatori dovrebbe rimanere e quali cancellati dal roster per gli Europei della prossima stagione. Il problema è più profondo e complesso. Di sicuro Messina non resterà. E si ricomincerà da capo. Forse da Andrea Trinchieri o Pino Sacripanti. Ma pensare a come fare un grande Europeo nel 2017 senza pensare a quello che c’è in mezzo è l’errore più grande che si possa fare in questo momento. E a occhio, l’unica certezza è che questo errore verrà fatto.








