
Durant Trump polemica rovente. Anche KD contro il Presidente
“Non andrò alla Casa Bianca a festeggiare il titolo, non ho rispetto per la persona che occupa la presidenza degli Stati Uniti in questo momento”.
Non ha utilizzato giri di parole Kevin Durant, per informare il mondo di non avere alcuna intenzione di stringere la mano a Donald Trump nel giorno in cui i Warriors saranno ricevuti dal Presidente degli Stati Uniti. Qualche giorno dopo l’attacco di LeBron James per la mancata condanna da parte di Trump per le violenze razziste di Charlottesville, è arrivata la durissima presa di posizione di KD: “Volevo dire qualcosa subito ma ho preferito aspettare di essere dalla mia gente, di essere la voce della mia città e di persone che hanno dovuto fare i conti con l’oppressione. Non sono d’accordo con quello in cui crede Trump, farò sentire la mia voce non andando alla Casa Bianca”.
Il fuoriclasse di Golden State, Mvp dell’ultima finale vinta con i Cavaliers, ha annunciato esplicitamente l’intenzione di boicottare l’incontro dei Warriors col presidente: “Sta contribuendo a quanto sta accadendo a Charlottesville. Da quando è diventato presidente il nostro Paese è sempre più diviso, non credo si tratti di una coincidenza. Durante la presidenza Obama c’era speranza, soprattutto in comunità come quella in cui sono cresciuto. Ora le cose sono peggiorate, parte tutto da chi ci comanda. Perché se come presidente abbiamo qualcuno a cui non importa nulla delle persone, non andiamo da nessuna parte. Penso che non riusciremo a fare alcun tipo di progresso fino a quando non ci sbarazzeremo di lui». Durant ha poi chiarito che la condanna di Trump è una presa di posizione personale, aggiungendo però: “Se conosco i ragazzi, so che saranno tutti d’accordo con me”. A poche ore dalla vittoria dell’anello i Warriors erano stati costretti a smentire le voci di boicottaggio della squadra rispetto a un eventuale invito della Casa Bianca.
Golden State giocherà a Washington contro i Wizards il 28 febbraio 2018 ed è quella l’occasione in cui potrebbe arrivare la chiamata di Trump per i campioni NBA. A quel punto i Warriors dovranno prendere una decisione: accettare l’invito della Casa Bianca o declinarlo, scelta che ovviamente avrebbe del clamoroso.
D’altra parte dal 20 gennaio, giorno dell’insediamento di Trump nello Studio Ovale, lo sport degli Stati Uniti d’America ha già diverse volte esplicitato il proprio dissenso verso l’operato del presidente repubblicano. L’NBA, l’NFL, il Comitato olimpico e anche membri della MLB sono state fortemente critiche con alcune scelte del presidente americano.







