Durant e Higuain: similitudini e differenze dei colpi di mercato dell’anno

Durant e Higuain: similitudini e differenze, sportive e comportamentali, dei due giocatori che hanno cambiato la geografia di Nba e Serie A con i loro trasferimenti

Ci sono delle enormi analogie, e un’altrettanto enorme differenza, intorno alle storie di mercato di Kevin Durant e Gonzalo Higuain. I due colpi estivi che hanno sconvolto la geografia di Nba e Serie A. Vediamole.

Durant e Higuain, le similitudini – Entrambi sono tra i più forti giocatori in circolazione nel mondo. Kevin Durant è tra i tre migliori top player Nba. Higuain è tra i tre attaccanti più forti al mondo, almeno stando alla stagione 2015-16.

Entrambi nel picco più alto della loro carriera. Durant sta per compiere 28 anni. Higuain ne ha 29. Sono al massimo sviluppo del loro potenziale tecnico e atletico. Entrambi, a giugno 2016, giocano in due delle squadre più forti di Nba e Serie A. Durant a Oklahoma City, dove ha sfiorato le Finals, perdendo in gara 7 la finale della Western Conference. Higuain a Napoli, dove ha chiuso il campionato al secondo posto.

Entrambi si trovano di fronte un ostacolo insormontabile. Durant ha come nemesi i Golden State Warriors. Che hanno appena vinto 73 partite in regular season e lo hanno eliminato a un passo dal sogno, ribaltando l’1-3 iniziale nella serie per i Thunder. Gioca nelle Western Conference, dove da due stagioni comandano i Warriors. Higuain ha di fronte la Juve dei cinque scudetti consecutivi. Non bastano i suoi 36 gol, record storico per la Serie A italiana. I bianconeri sono comunque irraggiungibili.

Durant e Higuain, la scelta – Entrambi sono davanti a un bivio. Possono continuare a giocare nella squadra e nelle città che li hanno adottati. Durant ha portato Oklahoma City sulla cartina geografica della Nba, dopo il trasferimento da Seattle. E’ il personaggio più amato della comunità. Higuain ha trascinato il Napoli al secondo posto e in Champions League, oltre al record di gol. I partenopei per lui hanno una predilezione seconda solo a quella per Maradona. Sono due idoli, due punti di riferimento sociali oltre che sportivi.

Oppure possono andare via. Per Durant è più facile, perché diventa free agent e può decidere autonomamente il proprio futuro. Higuain ha una clausola rescissoria da 94 milioni. Se nessuno la paga, rimane a Napoli. Ma per un attaccante del genere, qualcuno la paga. Lui lo sa.

Perciò entrambi scelgono alla stessa maniera. Di andarsene. Ed entrambi non scelgono, semplicemente, di andarsene. Scelgono di andare a giocare per i più forti. Decidono di fondersi con la loro nemesi, anziché combatterla. Durant accetta l’offerta dei Warriors. Va a comporre un Dream Team tra i più suggestivi della storia Nba, accanto a Steph Curry e Klay Thompson. Higuain accetta l’offerta della Juventus. Va a giocare per la squadra che ora ambisce apertamente alla Champions League dopo gli acquisti di Dani Alves, Pjaca, Pjanic, Benatia.

Entrambi decidono di rendere la squadra più forte, ancora più forte. E’ un ragionamento semplice, ma inattaccabile. Se rimanessero dove sono, potrebbero vincere qualcosa. Durant un anello. Higuain una seconda Coppa Italia, dopo avere vinto una Supercoppa Italiana. Forse uno scudetto. Ma andando dai più forti, si garantiscono la possibilità di vincere ogni anno. Per più anni. E’ il sogno di ogni sportivo.

Durant e Higuain, le differenze – Prima di tutto, economiche. Durant avrebbe guadagnato di più rimanendo a Oklahoma City che poteva offrirgli il massimo salariale. Higuain, a 7,5 milioni a stagione, va a guadagnare più del doppio di quello che prendeva al Napoli.

Quindi, sportive. Durant era andato a un passo dall’eliminare i Golden State Warriors già nel 2016. Poi avrebbe avuto di fronte LeBron James e i Cleveland Cavaliers, ma se la sarebbe giocata. I Thunder sembravano squadra matura per un titolo Nba. Il Napoli no. Troppo distante in ogni caso dalla Juve, ancora più distante dopo la campagna acquisti di luglio. Durant poteva accarezzare l’ipotesi concreta di indossare un anello rimanendo dov’era. Higuain sapeva perfettamente che lo scudetto non lo avrebbe vinto. Che avrebbe continuato a giocare per la seconda forza di un campionato in recessione dal punto di vista sportivo ed economico. Durant aveva più motivi di Higuain di restare.

Eppure, nonostante questo, c’è una differenza enorme. La più grande. Il comportamento che entrambi hanno tenuto dopo la scelta. Durant si è presentato in conferenza stampa a spiegare dettagliatamente i motivi della sua separazione da Oklahoma City. Prima ancora, aveva rilasciato un comunicato nel quale li anticipava. Si è preso la responsabilità del suo futuro sportivo, e le conseguenze nei confronti dei tifosi che stava tradendo.

Higuain è rimasto in un silenzio colpevole che dura tuttora. Non ha parlato. Non si è sentito. Non si è ancora visto in Italia. Le uniche parole ufficiali del suo clan sono quelle del fratello Nicolas, che ha attaccato pesantemente De Laurentiis e Napoli.

Su entrambi pesano dubbi dal punto di vista del carattere in campo. Durant è accusato di non essere un leader, uno che vuole il pallone nei momenti decisivi. Questa scelta gli ha fatto fare un passo avanti dal punto di vista della personalità. Higuain è un giocatore meraviglioso e raro. Ma ha molte partite decisive sbagliate in carriera. Il rigore sbagliato contro la Lazio che valeva l’accesso ai preliminari di Champions League nel 2014-15. La finale dei mondiali 2014, di Copa America 2016. Due gol sbagliati clamorosamente davanti al portiere. L’espulsione a Udine e le quattro giornate di squalifica che hanno complicato la corsa del Napoli al secondo posto nella fase nevralgica dell’ultimo campionato. Non è ancora completamente maturo, e il suo atteggiamento al momento della scelta di andare alla Juve non lo aiuterà.

Per questo Durant potrà giocare con meno peso sulle spalle nel 2016-17. Perché, smaltita la delusione, a Oklahoma City lo capiranno anche se non lo perdoneranno. Higuain, per Napoli, sarà sempre il grande traditore. E la sua psicologia, fragile per certi versi, non lo aiuterà a superare questo momento. Rimane il fatto che entrambi spostano gli equilibri in maniera potenzialmente decisiva.