Da zero a dieci 38 giornata, l’addio di Totti e la salvezza del Crotone

La nostra rubrica sul meglio e peggio del campionato italiano: l'addio di Totti, la follia di Szczesny, i gol dei Millennials e la salvezza del Crotone

10 – L’ultima di Totti con la maglia della Roma – Come con i personaggi che ci sono stati per un tempo sufficientemente lungo da entrare nella quotidianità tanto da sembrare che ci siano da sempre, fa effetto anche solo pensare che non ci saranno più in campo con quella maglia. Un’icona del ventesimo secolo come Giovanni Paolo II è durata 27 anni. Totti solo due di meno. Ed è quella strana sensazione di quando sai che il tempo fisiologicamente fa la sua parte, non puoi prendertela con infortuni o altri episodi che accorciano una carriera. Doveva succedere, è successo ieri. Al campionato non mancherà come non può mancare un quarantenne che gioca pochi minuti in una stagione. Ma è stato bello che la sua ultima partita giallorossa sia stata una partita vera con un obiettivo vero in palio. Mancherà moltissimo l’idea di un giocatore come Totti nel calcio e le sue visioni dentro un campo di calcio. E non ce ne sarà un altro. Non in tempi quantificabili in numerose generazioni.

9 – Il gol del Millennial – Il 28 febbraio 2000, giorno di nascita di Moise Kean, la nazionale di Zoff stava già affidando le sue chiavi a Totti. Il talento della Juve era stato il primo nato nel nuovo millennio ad esordire in serie A, il primo a esordire in Champions League ed è fisiologico che sia anche il primo a segnare un gol. Il primo gol di un Millenial è anche l’ultimo del campionato della Juve, che proprio non ce la fa a non vincere anche le partite che servono come allenamento per Cardiff. Sei scudetti, leggenda costruita sulle spalle di quasi quarantenni come Buffon e trentenni stagionati come Bonucci, Chiellini e Barzagli, firmata da un ragazzo nato quando Totti era già Totti da un pezzo. Se credete nel karma, questa è la vostra storia. E nello stesso fine settimana c’è anche il gol di Pellegri, che è un 2001, del 17 marzo, esattamente tre mesi prima che Totti festeggiasse l’unico scudetto con la Roma. E che proprio Totti e la Roma spaventa in una giornata che non si dimenticherà.

8 – La salvezza del Crotone – Nel giorno in cui smette un uomo che ha vissuto di serie A per 25 anni, in serie A rimane chi ci era arrivato per la prima volta nella sua storia ad agosto. In una stagione iniziata nello stadio del Pescara perché lo Scida era in ristrutturazione, con Nicola contestato a predicare fiducia anche contro una classifica inesorabile, fino alle vittorie con Chievo, Inter, Sampdoria, Pescara, Udinese e Lazio da aprile a maggio che hanno ribaltato certezze, gerarchie e salvezza. Il Crotone la merita per come ci ha creduto e per un passo in primavera da squadra di prima fascia. E la solita vecchia storia che si ripete, e che ha ripetuto anche Totti. Arrendersi solo al tempo maledetto, e contro il resto non arrendersi mai.

7Il confetto di Insigne – Il Napoli non ce la fa ad arrivare secondo nonostante un attacco da 94 gol segnati e 86 punti in classifica, entrambi record. Ma i progressi sono evidenti e a Marassi, dove Totti segnò il gol più bello della sua carriera con un sinistro al volo, nell’altra porta anche Insigne firma forse il suo capolavoro più grande. Non tanto nell’esecuzione che si infila all’incrocio, quanto nella preparazione che anticipa di un tempo naturale la giocata. Per lui 18 gol in campionato e dove un romano e romanista finisce, un napoletano con la maglia del Napoli continua.

6 – El Papu e l’Atalanta  Gomez festeggia la convocazione nel nuovo corso della nazionale argentina e segna il gol che completa il record di punti stagionale, 72, e di vittorie in un campionato, 21, dell’Atalanta. L’attaccante che fa il regista ma anche l’esterno è l’emblema di una squadra dove Conti e Caldara fanno i goleador partendo dalla difesa e che l’anno prossimo ritrova l’Europa League. Una stagione memorabile coronata dal sorpasso all’ultima curva sulla Lazio che vale il quarto posto, altro primato per una società dal presente luminoso e dal futuro dorato.

5 – Donadoni e il Bologna – In una stagione alternativa, con una lotta salvezza che comincia a gennaio e non ad aprile, chissà. In questa il Bologna di Donadoni chiude la stagione con tre sconfitte nelle ultime quattro giornate incassando 8 gol da Empoli, Milan e Juventus e battendo solo il Pescara retrocesso. E sì che i tifosi erano andati al Dall’Ara pensando che i campioni appena entrati nella leggenda per una volta si poteva pure batterli. Invece battuti da un pischello che ha fatto 17 anni a febbraio, quando la stagione degli emiliani già non aveva più nessun obiettivo.

4 – Il Milan in picchiata – Fare l’Europa League con una sola vittoria nelle ultime sette giornate di campionato. Il Milan ci riesce, o meglio accede ai preliminari, e perde a Cagliari una partita inutile ma che conferma quanto questa formula di accesso alle coppe europee sia poco competitiva e poco gratificante nei confronti dei valori del campionato. La squadra di Montella dal 9 aprile ha battuto solo Palermo e Bologna. Poco per il presente, punto di partenza per il futuro. Forse.

3 – Il Chievo in ritirata – Sette sconfitte, due pareggi e una vittoria nelle ultime dieci giornate, 5 punti in due mesi abbondanti di primavera. Queste sono le cifre del Chievo, altra squadra che aveva 38 punti il giorno di San Giuseppe e che con un ruolino del genere non è mai nemmeno stata sfiorata da pensieri di retrocessione. La squadra di Maran è stata testimone oculare del secondo posto della Roma e del quarto dell’Atalanta. In attesa di un altro autunno nel quale fare il pieno di punti per poi godersi le belle giornate da marzo in avanti.

2 – La follia di Szczesny  Il karma della Roma all’Olimpico negli appuntamenti decisivi è quantomeno controverso. Liverpool, Lecce 1986, Sampdoria 2010, ma anche Porto agosto 2016. Il portiere polacco indossa già la maglia dell’Arsenal e sul 2-1 la sua scelta di non intervenire su un traversone innocuo provoca il 2-2 e il battito cardiaco arrestato di un’intera città. Poi la festa di Totti non può essere rovinata dal mancato accesso diretto alla Champions League e Perotti la risolve, ma una stagione impeccabile stava per essere macchiata da una topica colossale. Specchio di una squadra che le cose facili proprio non le sa fare.

1 – Il karma dell’Empoli – Ve lo ricordate che i toscani avevano segnato due gol nelle prime undici giornate di campionato, proprio contro il Crotone, nell’unica vittoria tra agosto e inizio novembre? Era il peggiore attacco d’Europa e sette punti di vantaggio non sono bastati per salvarsi. Al Barbera, complice Fulignati, il campionato finisce come era iniziato. Senza riuscire a segnare i gol che servirebbero per rimanere davanti ai calabresi. Finisce con la retrocessione più improbabile, perdendo 2-1 contro una squadra già retrocessa, dopo avere cullato per mesi il sogno della salvezza più risicata della storia, segnando un gol inutile a serata già compromessa. Il Crotone merita di restare in serie A in maniera direttamente proporzionale a quanto l’Empoli meriti di scendere in serie B, anche per avere venduto Saponara a gennaio per monetizzare perdendo in qualità. Amministrare in maniera eccessiva, anche in un campionato anomalo come questo, non premia.

0 – L’ultima di Totti? – Sempre Totti, sì. La manfrina sul suo futuro, trascinata allo sfinimento, è un pallone svirgolato in tribuna invece che messo sotto il sette. Forse smette, forse continua come altri grandi del passato, vedi Schumacher e Michael Jordan, che il fuoco interiore non l’hanno avuto prosciugato dalla carta d’identità. Deve essere difficile smettere di essere Totti, quel Totti in una città come Roma, se lo sei stato per tutta la vita. E sembra volercisi aggrappare fino all’ultimo istante. Ogni decisione è legittima. Ma una trasparenza maggiore sarebbe stata un segnale di riconoscenza verso una città che non vuole re e che disperatamente ha avuto bisogno di un numero dieci che la trascinasse per decenni. Tanto da trasformare un evento fisiologico come la fine di una carriera sportiva in uno psicodramma collettivo da tramandare per generazioni. Il bello estremo della sua ultima domenica all’Olimpico è anche l’emblema dei limiti che Totti e la Roma insieme hanno attraversato senza riuscire a superare. Ora l’uno e l’altra dovranno imparare a mancarsi in un caso o a conoscersi in un’altra veste nell’altro.