Da zero a dieci, la serie A dei Millenials e degli attaccanti italiani

La nostra rubrica sul meglio e peggio del campionato italiano: Kean è il primo nato nel 2000 a esordire in serie A, non si ferma la crisi di Pescara, Empoli, Palermo e Crotone

10 – Kean, primo Millenial – Moise Kean è il primo nato nel nuovo millennio a esordire in serie A. Otto minuti, ambidestro, fisico poderoso, solo sedici anni, nato a Vercelli. Ce ne sarebbe per parlare di una nuova generazione di italiani arrembanti, dal Milan in giù. Se non fosse che la frase più ricorrente per celebrare un nato nel ventunesimo secolo che debutta nel nostro campionato è: ‘il nuovo Balotelli’. Come se fosse un complimento. E infatti, la prossima volta che qualcuno glielo fa notare, guardate dove mette le mani.

9 –  L’Atalanta dei sogni – Nainggolan l’aveva detto: ‘Visto come gioca la Juve, quest’anno possiamo prenderla’. Il problema è che non aveva visto giocare l’Atalanta, che nel secondo tempo ha messo sotto la Roma come non si era ancora mai visto dal ritorno di Spalletti. Oltre la vittoria, la quinta consecutiva, oltre il possesso palla, una sensazione di dominio che fa 25 punti in coppia con la Lazio. Con le assenze a centrocampo che non si sentono, con un dominio sulle fasce incontrastato. A Bergamo cadono tutte le grandi.

8La doppietta degli italiani  – E’ periodo nel quale in serie A si sbloccano attacchi e attaccanti. Prima della sosta il Pescara. E adesso gli attaccanti italiani. All’asciutto per dodici giornate, Insigne esplode tutto insieme in un minuscolo arco temporale. Doppietta che sarebbe tripletta se a circa due metri di altezza non ci fosse la traversa. Poi nel derby toscano la doppietta di Bernardeschi, vitale risorsa offensiva di un attacco viola che spesso stenta, e quella di Belotti che da solo stende il Crotone. Gli azzurri piacciono anche in campionato.

7 – La rimonta della Sampdoria a Marassi    Pare tutto scritto sullo 0-2 e invece. La copertina a Quagliarella, che ispira la rimonta e segna il gol numero 100 in serie A. Muriel pare un supereroe dei fumetti americani, gli si appiccicano addosso in quattro, li salta tutti, lo abbattono, si guadagna e trasforma il rigore della vittoria. Cinque gol in venti minuti, un dessert piacevole per una partita di mezzogiorno che di solito è la più soporifera della giornata.

6 –  Il Chievo, da Chievo – Dopo due sconfitte consecutive e cinque partite senza vittorie, il Chievo torna al successo in classico stile Maran. Silenzioso, di misura, 1-0 casalingo senza incassare reti. A proposito, il Cagliari a Verona subisce un solo gol. Ma non basta per evitare la quarta sconfitta nelle ultime cinque giornate. Parziale: 16 gol subiti e 7 realizzati.

5 – Le maglie confuse del derby – D’accordo, la doppietta di Suso prima di sinistro e poi di destro. La ciliegina balistica di Candreva. Il guizzo oltre l’extremis di Perisic. Ma è stato un derby cromaticamente inaccettabile. Con il Milan che sembra l’Inter coi pantaloncini neri e l’Inter che sembra il Milan in calzoncini bianchi. Vero che i cinesi, nuovi padroni di Milano, si somigliano tutti. Ma così si esagera.

4 – L’aroma da trasferta che fa male alla Roma – Se si giocasse solo all’Olimpico la Roma sarebbe vicina al secondo scudetto consecutivo. Ma siccome c’è quell’incombenza alternata di giocare anche in trasferta, i punti di distacco dalla Juve diventano sette e Spalletti è in ombra. Seconda trasferta consecutiva senza vittorie dopo Empoli, terza sconfitta lontano da casa. Solo due vittorie, a Napoli e Sassuolo. Poco per riprendere i campioni (cit. Nainggolan reprise) e forse poco anche per il secondo posto. Con la grana del nuovo stadio che rende il futuro oscuro anche tra le mura amiche.

3 – Addio De Zerbi? – Tre sono circa, su cento, le possibilità che la prossima settimana De Zerbi sia sulla panchina del Palermo. Dopo sei sconfitte consecutive e 18 gol subiti, se Zamparini non interviene siamo pronti a convertirci al paganesimo. Cosa che, dopo avere visto gli ultimi due gol subiti dal Bologna, tra errori difensivi e barriere messe a caso, siamo pronti a fare comunque.

2 – Paredes e Iturbe  – Il primo viene messo in campo per dare fosforo a un centrocampo in affanno nel finale con l’Atalanta e dopo due minuti provoca il rigore che affossa la Roma. Il secondo è una mossa disperazione di Spalletti che lo manda in campo negli ultimi spiccioli di gara giusto per vederlo tornare negli spogliatoi con gli scarpini intonsi, senza avere toccato nemmeno un pallone. Faccenda di argentini incomprensibili.

1 – Abisso retrocessione  Uno. Un solo gol segnato da Empoli, Pescara, Palermo e Crotone nelle partite giocate nella tredicesima giornate. Con quattro sconfitte e dodici gol subiti. Abruzzesi, siciliani e calabresi sono ancora lontani dal traguardo dei dieci punti. Se continua così si può mandarle in serie B al termine del girone di andata e continuare il campionato a diciassette squadre.

0 – Il bisbetico (Sassuolo) domato – Dopo tre sconfitte consecutive, dopo quattro partite senza vittorie la squadra di Di Francesco stava per ritrovare il gusto dei tre punti. Merito anche del ritorno di Missiroli, Mazzitelli, Defrel. Ma è un Sassuolo diverso da quello della scorsa stagione, non solo perché manca Berardi, e in due minuti regala il pareggio alla Sampdoria e poi il sorpasso. Ricapitolando: quarta sconfitta consecutiva in campionato. Striscia aperta di sette gare senza vittorie tra serie A e Europa League. Seconda rimonta subita da 2-0 nelle ultime tre partite. Questo Sassuolo fa bene all’economia. Delle altre squadre, con poca pace del presidente Squinzi.