
Uno striscione esposto dalla Nord si dimostra presagio di inopinata sventura. Come se una forza oscura e crudele, indifferente ai dolori del popolo nerazzurro, si frapponesse tra il popolo medesimo e la sua felicità attraverso leggi meccaniche e quindi inesorabili.
Come se, dopo aver dominato in lungo e in largo per un tempo, concedendo poco o nulla all’armata mazzarresca, detta forza oscura dovesse inevitabilmente prendere il controllo della corteccia motoria di Samir Handanovic inducendo il suo corpo a non opporsi alla scorribanda di un Gallo Belotti fino a quel momento pericoloso come un polletto allo spiedo.
Pensavo questo mentre, camminando lungo la sponda ovest di Viale Caprilli, procedevo insieme ai compagni di sventura verso il noto Ribot. Un oste rossonero in giacca a cravatta avrebbe presto accolto sorridente schiere di nerazzurri smoccolanti, chi con maglia di ordinanza, chi senza alcun segno visibile della propria fede. Perlopiù ignari di tutto, essi non bramavano altro che addentar scottone bavaresi e sancir che invece, sotto i denti del Luciano, giammai dovrà finire anche una sola briciola di panettone. Nemmeno un panettoncino del discount, di quelli che si trovano nell’orrifica cesta delle offerte di prodotti in scadenza, probabilmente reduci da pesanti sconfitte anche in Bassa Sassonia.
Mi picco di non farmi coinvolgere nel frenetico messaggiare che segue ogni evento degno o indegno di nota, così ho modo di ascoltare.
Vogliono veramente cacciare Spalletti.
“Approfittiamo della sosta per cambiare.”
Circa due anni fa, più o meno di questi tempi, mi ero espresso sul difficile rapporto tra Frank de Boer e il panettone. Non per questo vi chiedo, gentili e pazienti lettori, di concedermi la patente in panettonologia applicata.
Vi chiedo semplicemente di riflettere.
Sassuolo-Inter è stato uno spettacolo indegno eppure, pur riconoscendo l’innegabile realtà dei fatti, vi siete accaniti sulle sviste arbitrali. Non dico assolvendo Spalletti e i suoi (anzi…) ma cercando comunque altre ragioni. Che non c’erano, se non prodotte dal caso, e comunque influenti solo se si ragiona da piccoli uomini. Che non dobbiamo essere.
Questo 2-2, che brucia e mortifica i quasi 60.000 sugli spalti e le folte schiere riunitesi attorno a uno schermo, per fortuna, almeno senza l’aggravio di pena di dover sopportare l’esistenza di DAZN, è tutt’altra cosa.
Nessuno ha capito, e forse capirà mai, anche se un’idea comincio a farmela, questa strana voglia di Dalbert del nostro allenatore. Per il resto c’è una partita stradominata nel primo tempo, dove si sono viste molte cose interessanti e, inequivocabilmente, passi in avanti rispetto al Mapei Stadium. Certo, c’è anche un secondo tempo con molte ombre, ma scaturite dal nulla, da episodi sfortunati. La vittoria sarebbe stata meritata.
Non ci sono solo segnali negativi, che sia ben chiaro, ci sono eccome. Quindi calma e gesso. Aspettiamo che i tempi per un giudizio definitivo siano maturi e tratteniamo, se possibile, i fischi.
Amala, soprattutto ora.









