Dalle Alpi ai Pirenei, dal Mazzarri al Reno, l’urlo che squarcia: DZEKO!

Il personalissimo racconto del mio Torino-Roma, in pullman attraverso i Pirenei fino al gol del bosniaco.

Il volo atterra con una buona mezz’ora di anticipo, roba che di Agosto suona come un trascendente auspicio favorevole. Riattivo il cellulare dalla modalità Aereo con la calma di chi sa di aver appena acquistato 12 giocatori. Scelti da Monchi, poi, mica da Giancarlo Magalli. Torino-Roma.

L’orologio segna le 18.03 quando entro nella pancia dell’Aeroporto di Bilbao, in attesa dei bagagli. Segnale Roaming stabile, è il momento. Entro in quell’aggeggio infernale che si chiama LiveScore, un’App diffusa e che permette di seguire in tempo reale le partite di calcio, e non solo, che si stanno giocando nella Via Lattea.

Zero a Zero, tre minuti. Tiri un sospiro di sollievo perché hai evitato la zampata di Belotti dopo 49 secondi ma poi ti interroghi per quale fottuto motivo un fuoriclasse come Pastore non abbia ancora fatto la differenza nel campionato italiano, avendo avuto a disposizione 180 secondi.

Saliamo sul pullman che in 100 minuti (90 più recupero per sosta in Autogrill) ci porta ad Anglet scavalcando i Pirenei e un confine obsoleto. E’ ancora zero a zero. La richiesta di aggiornamenti su LiveScore diventa forsennata intorno alla mezzora, motivo per il quale probabilmente Fazio viene ammonito.

Il primo tempo si chiude col pullman ad ansimare nella splendida autostrada basca, tra una serie di ponti e viadotti diventati improvvisamente fonte di ansia. Immagino Karsdorp e Kluivert bere un the caldo ai 35 gradi di Torino solo per far contento Caressa, mi tranquillizzo pensando che anche lo scorso anno abbiamo bucato i granata a metà ripresa, con Kolarov, dopo averli illusi con un primo tempo poco bellicoso.

Neanche il tempo di lasciare la Spagna ed entrare in Francia e arriva il gol dello spagnolo Iago Falque, che ci purga come da cognome e timbra il gol dell’ex. “Ex”, come molte delle sillabe che vedo nei cartelli baschi. Il pullman si colora: anime laziali brandiscono pugnetti, occhi giallorossi rivolti solo al panorama. Spengo tutto ma qualche istante dopo è proprio la voce di un dottore laziale a consultare lo smartphone e sussurrare il “Ladri” più bello che ricordi in vita mia.

La mia App mantiene l’1-0 fino al 55’, penso al primo caso di Var e contro-Var ma non è così. La Roma è in difficoltà, io e Di Fra corriamo ai ripari. Lui inserendo 87 milioni di euro con le facce di Cristante, Schick e Kluivert, io ricorrendo alla radiocronaca di un’emittente giallorossa. Si soffre, con Olsen che ci vuole far battere in un giorno solo il record mondiale di rimpianti, e Pastore che la passa a Sirigu, da buoni vecchi amici di baguette all’ombra della Torre Eiffel.

E’ il novantesimo, Anglet è alle porte. Penso che un punto all’esordio non fa mai male, penso che la Francia sia sempre bellissima, penso che le visite mediche di Gonalons al Siviglia finiranno a metà ottobre, considerata la rapidità di Maxime. Ah, penso anche che Mazzarri… No, meglio di no.

Improvviso, l’urlo del radiocronista giallorosso squarcia i Pirenei, dal Mazzarri al Reno senza dimenticare Appennini e Ande, in ordine poco alfabetico.

Mi schiarisco la voce: “Marco…” dove per Marco potete leggere il Team Manager della Nazionale Femminile, romanista commovente e Over 50. Seguono due o tre secondi di pausa scenica… “Marco…. Dzeko”. “Mortacci vostra, che culo” piomba dalle retrovie ma tranquilli, nelle prime dieci file del pullman non ci sono donne. Io sto ancora con la testa al Grande Torino, dove il gol del pareggio può arrivare a momenti. “Culing Break” si dice, no?

Non arriva. Finisce 0-1. Dalla Spagna alla Francia, dall’1-0 allo 0-1. Da “Olsen Paperone” a “Kluivert Fenomeno”. La vita cambia in pochi minuti, valicando il confine delle banalità.

Ufficio Stampa AS ROMA