
I risultati della notte NBA.
LA Clippers-Boston 102-113
La reazione dei Celtics arriva allo Staples Center dopo quattro sconfitte consecutive e la squadra di Stevens resta avanti dal secondo periodo alla sirena sfruttando la vena di Irving (20 punti, 8 rimbalzi, 7 assist) e Tatum (18 punti e 6 rimbalzi). Senza brillare in attacco, il 41.9% dal campo, ma ritrovando difesa e intensità, Boston porta cinque uomini in doppia cifra in una serata in cui l’assenza di Horford non si sente. I Clippers si confermano squadra di striscia, tre sconfitte di seguito dopo sei vittorie consecutive, il ritorno di Jordan (15 punti e 14 rimbalzi) è una buona notizia, l’assenza chissà ancora per quanto di Gallinari, che ha giocato solo due partite dal cinque novembre, non lo è. Griffin (23 punti ma 8/21 dal campo) è meno presente del solito in area e Lou Williams (20 punti e 1/7 dall’arco) stavolta non incide.
Dallas-Houston 97-104
I Rockets trovano la quarta vittoria consecutiva senza particolare fatica a Dallas. Basta un primo periodo da 38-28 per indirizzare la serata e la squadra di D’Antoni non paga i 13 punti segnati nel secondo periodo e il parziale di 30-19 subito nel quarto a titoli di coda ormai apparsi. Soliti ingredienti per Houston, Harden (25 punti e 13 assist), Ariza (23 punti e 4 rimbalzi), Capela all’undicesima doppia doppia consecutiva (16 punti e 13 rimbalzi) e non serve nemmeno un contributo esplosivo di Paul (12 punti e 3/12 dal campo). Gli ospiti mandano a bersaglio 21 triple e la difesa dei Mavs sul perimetro è un colabrodo, i padroni di casa hanno molto da Matthews (29 punti e 5 assist) ma poco dai lunghi e da Nowitzki (7 punti e 2 rimbalzi) tenuto a 15 minuti di impiego, il minimo stagionale.
Portland-Minnesota 123-114
I Blazers sono in lotta con Nuggets, Pelicans e Clippers per un posto playoff e la vittoria del Moda Center serviva più a loro che ai Wolves. I padroni di casa spaccano la partita nel terzo periodo con un parziale di 43-30, massimo stagionale realizzativo in singolo quarto della stagione, e da quel momento il secondo tempo è a senso unico grazie ai numeri di Lillard (31 punti e 6 assist) e McCollum (28 punti e 4/5 dall’arco). Portland tira con il 54.9% dal campo e il 54.8% dall’arco, Minnesota ha percentuali simili ma perde la gara nella difesa sugli esterni, notizia che non rende felice coach Thibodeau, e nonostante cinque uomini in doppia cifra. Wiggins sembra tornato brillante (24 punti e 2 assist) anche se poco presente a rimbalzo, Towns e Teague sono in un periodo di appannamento, la panchina propone poco ad eccezione di Crawford (19 punti e 5 assist) e i Wolves in casa dei Blazers hanno perso undici delle ultime dodici partite giocate.
Memphis-San Antonio 85-108
Non c’è ancora Leonard, intorno al quale le voci sulle reali condizioni fisiche si moltiplicano, ma gli Spurs stanno ritrovando identità e a Memphis si impongono facilmente scappando con un secondo periodo da 29-19 e mantenendo i Grizzlies sempre in doppia cifra di distacco. Popovich regala una notte di riposo a Aldridge e ci pensa Gasol (14 punti, 15 rimbalzi e 9 assist) a sfiorare la tripla doppia stimolato dalla sfida contro il fratello (18 punti e 7 rimbalzi). I padroni di casa hanno il secondo peggiore attacco della Nba e tirano 2/18 dall’arco, la panchina di San Antonio è abbondante portando quattro uomini in doppia cifra e producendo 53 punti con Parker (12 punti e 4 assist) che sembra adattarsi al nuovo ruolo di sesto uomo.
Atlanta-Toronto 93-108
I Raptors vedono nitidamente il primo posto della Eastern Conference e ad Atlanta spingono sull’acceleratore dalla palla a due. Il risultato è un primo periodo chiuso 28-16 e una partita senza storia già dai primi minuti in una serata nella quale Toronto tira 14/36 dall’arco e demolisce gli Hawks a rimbalzo. E’ Valanciunas (16 punti e 13 rimbalzi) la presenza in area intorno alla quale gravitano DeRozan (14 punti e 4 assist) e VanVleet (19 punti, 7 rimbalzi e 3 stoppate) dalla panchina. I padroni di casa hanno il solito Schroder (20 punti e 8 rimbalzi) che predica nel deserto del quintetto e il momento emotivamente più alto della serata è a 34 secondi dalla fine quando Nogueira, centro di riserva dei canadesi, sbaglia due tiri liberi consecutivi permettendo al pubblico della Philips Arena di vincere un sandwich omaggio.
Philadelphia-Chicago 115-101
Tutti coloro che sono convinti che Ben Simmons sia il prossimo LBJ, tanti, trovano ulteriore credito dopo che il rookie dei Sixers guida ai suoi alla vittoria firmando una tripla doppia (19 punti, 17 rimbalzi e 14 assist) che vista in prospettiva rende il suo potenziale sconfinato. Philadelphia segna 30 punti nel secondo, terzo e quarto periodo e tirano con il 51.9% dal campo mandando a bersaglio 16 triple. Non c’è mai storia con i padroni di casa che portano sei uomini in doppia cifra (Saric 21 punti e 10 rimbalzi) e i Bulls che difendono male e non hanno sostanza dal quintetto se non da LaVine (21 punti, 7 rimbalzi e 3 assist). Portis e Mirotic insieme producono 37 punti e 13 rimbalzi senza incidere sul risultato e il pubblico del Wells Fargo Center ripetutamente inneggia agli Eagles che giocheranno contro i Patriots il terzo Superbowl della loro storia.
Indiana-Phoenix 116-101
Settima vittoria nelle ultime dieci gare giocate per i Pacers che con un primo periodo da 32-18 risolvono la pratica Suns, poi chiusa definitivamente con il 36-21 nel terzo periodo. I padroni di casa sono avanti di 39 nel terzo periodo e il divario è reso accettabile solo dall’ingresso delle seconde linee nell’ultimo quarto. Indiana tira con il 56.3% dal campo, ha in Young (22 punti e 3 recuperi) e Oladipo (21 punti e 9 assist) i protagonisti più luminosi del quintetto e non ha nemmeno bisogno di essere precisa dall’arco e in lunetta. Phoenix è senza Turner e l’assenza di consistenza in area è quasi drammatica con Chandler spazzato via da Sabonis e Booker di nuovo incostante (19 punti e 5/16 dal campo). I Pacers sono 26-22 e inseguono da vicino Wizards e Heat al quinto e quarto posto della Eastern Conference.
Charlotte-New Orleans 96-101
Preziosa vittoria dei Pelicans, la sesta nelle ultime sette gare per una squadra piena di talento ma priva di continuità fino alla scorsa stagione. Allo Spectrum Center l’ultimo periodo è insidioso e a 3 minuti dalla fine il punteggio è 92-92. Qui Holiday in entrata e in lunetta trova sei punti consecutivi e sono i liberi di Davis e Cousins negli ultimi 21 secondi a garantire la vittoria a New Orleans. Gli Hornets pagano le 14 palle perse e la cattiva gestione di Walker (20 punti, 7 assist ma anche 6 perse) nell’ultimo minuto, tirando il 28.6% dall’arco. Le torri dei Pelicans non sono scintillanti ma efficaci (Davis da 19 punti e 3 recuperi, Cousins 16 punti, 13 rimbalzi e 5 stoppate ma 8 palle perse) e Holiday è il risolutore (19 punti e 4 assist) che mancava per trasformarsi in una squadra da playoff.
Detroit-Utah 95-98 OT
La sesta sconfitta consecutiva è la più dolorosa per i Pistons che al supplementare cedono ai Jazz e scivolano al nono posto della Eastern Conference. E’ Joe Ingles a guastare la festa a Detroit, prima segnando in entrata il canestro della continuazione e poi trovando due triple di fila che mandano avanti Utah in un overtime a bassissimo punteggio. Gli ospiti sono sotto di nove a 3 minuti dalla sirena ma tornano con Gobert (15 punti e 8 rimbalzi) e sfruttando la regia di Rubio (11 punti, 10 rimbalzi e 5 assist) prima dell’assolo finale di Ingles (13 punti e 7 assist). I Jazz vincono tirando con il 39.6% dal campo e i Pistons pagano la cattiva gestione del vantaggio, le 19 palle perse e il 22.6% dall’arco. Non basta nemmeno la migliore prestazione stagionale di Drummond (30 punti, 24 rimbalzi, 6 stoppate), pungolato dalla mancata convocazione per l’All Star Game. La squadra di Van Gundy ha pochissimo dal quintetto ed è 22-24 con otto sconfitte nelle ultime dieci partite giocate.









