
La Ferrari 2016 non funziona. Ne abbiamo già scritto i motivi dopo la gara di Silverstone. Ma il passo successivo è trovare le soluzioni. E il presidente Marchionne in queste ore interviene personalmente per provare a risolvere i problemi.
La direzione tecnica – E’ affidata al momento a James Allison. A Maranello, del suo lavoro, non sono soddisfatti. In più a complicare le cose c’è la delicata vicenda umana che lo ha coinvolto in primavera, quando la moglie è scomparsa dopo una meningite fulminante. Da quel momento Allison si è allontanato dalla Ferrari anche fisicamente, rimanendo in Inghilterra per stare accanto ai figli. Ma la sua figura è l’ultimo baluardo che resiste della precedente gestione. Era stato voluto infatti da Stefano Domenicali sotto la presidenza di Montezemolo. Lui vorrebbe tornare a casa, la Renault gli ha chiesto disponibilità. Aveva rinnovato il contratto con Marchionne lo scorso anno, ma entrambe le parti non hanno desiderio di continuare insieme.
L’alternativa – Il problema è che, in questo momento, non c’è. Si parla di una promozione del chief designer Simone Resta, ma si vuole affidare una responsabilità ancora più grande a un progettista che ha fallito la monoposto 2016? In Ferrari in questo momento non sono di questo avviso. Piace invece il designer della Toro Rosso, James Key. Ma oltre a problemi legati al contratto, alla Red Bull vedono proprio Key come possibile successore del lavoro di Adrian Newey. E si torna al discorso fatto da Briatore, quello che vede nell’assenza di un polo del Cavallino in Inghilterra come causa degli insuccessi Ferrari. Di sicuro è difficile trovare un’alternativa. Non c’è una figura solida di riferimento, e nemmeno un team di cervelli come quello della Mercedes.
La guida in pista – Sembra tranquillo solo il fronte piloti. Ma fino a un certo punto. Vettel e Raikkonen guideranno la rossa nel 2017. Dopo, probabilmente, il finlandese smetterà con la F1. Per il tedesco invece i dubbi iniziano ad avanzare. Era arrivato nel 2014 per portare serenità e coesione di gruppo dopo le guerre interne con Alonso. Ma adesso anche lui inizia a vedere gli stessi spettri. Perciò giocherà con attenzione le sue carte. E se avrà consapevolezza che Maranello non potrà dargli una monoposto davvero competitiva, potrebbe guardarsi intorno e scoprire alternative succulente proprio in Mercedes.
Una situazione ingarbugliata nella quale la Ferrari continua a inseguire. E Marchionne, presidente che aveva promesso il mondiale, è pronto a intervenire. Con la consapevolezza che le rivoluzioni, senza una base solida e un progetto vincente, restano fini a sé stesse. Come il 2015 ha dimostrato e come il 2016 ha confermato.









