Da zero a dieci 15 giornata, la manita del Pipita e Brignoli nella storia

La nostra rubrica sul meglio e peggio del campionato italiano

10 – La manita del Pipita – Eccola qua, puntuale come l’inverno. La Juve ritorna, riparte da una difesa impenetrabile e risolve la notte al San Paolo con una verticalizzazione confezionata da Dybala e finalizzata da Higuain. Sì, quello che pare Nicholas Cage in Stregati dalla Luna con una mano sfasciata che con l’unico pallone utile della serata gela i suoi ex tifosi per la quinta volta da quando indossa la maglia della Juve, tanti gol quanti le dita della mano. E Allegri oltre a battere Sarri a parole e sul campo vince un altro scontro diretto. Una volta si sarebbe chiamato contropiede e catenaccio. Il campionato deve ancora cominciare.

9 – Brignoli dopo Rampulla – Sarà anche la prima a retrocedere in serie B, ma le storie che regala il Benevento sono le più belle del campionato. Di solito le confezionava per perdere le partite nei modi più incredibili, stavolta lo fa al contrario per regalarsi il primo punto della sua storia in serie A. E visto che sarebbe stato troppo banale se a segnare il gol del 2-2 contro il Milan fosse stato un qualsiasi attaccante o centrocampista, ci pensa direttamente il portiere Brignoli al 94′, proprio come Rampulla in Atalanta-Cremonese nel 1992 o Taibi in Reggina-Udinese del 2001, di testa da calcio di punizione in un avvitamento che nemmeno Tania Cagnotto. Il pareggio più incredibile nella storia della serie A, che rimarrà nei libri e nei ricordi.

8 – L’altra manita di Spalletti – La rifila al Chievo, un 5-0 rotondo che fa esplodere di gioia San Siro per il primato solitario dei nerazzurri che scavalcano il Napoli e anche per il massimo stagionale di reti segnate. Icardi la solita firma non la fa mancare, Perisic ci mette la tripletta, segna pure Skriniar che è simbolo di una campagna acquisti senza riflettori ma illuminata. Porta inviolata giocando con Santon e Ranocchia, che si conferma più forte di Bonucci o almeno della sua versione milanista. L’Inter è l’unica squadra ancora imbattuta del campionato e arriva allo scontro diretto con la Juve con cinque vittorie e un pareggio nelle ultime sei giornate. Capolista legittima.

7 – La reazione di Inzaghi – Il tecnico lo aveva detto che si aspettava una risposta in ottica Champions League e non sembrava una frase solo per i titoli dei giornali. Notte spettacolare, solo nel primo tempo si vedono più occasioni da gol di quante ne abbia costruite il Milan nell’intera stagione, ribaltamenti da una parte e dall’altra che sembra una partita di Subbuteo. La Lazio ritrova la vittoria dopo un’eclissi durata tre partite, ribalta due gol nel secondo tempo con uno zuccherino travestito da assist di Milinkovic-Savic e costringe la Sampdoria alla seconda sconfitta consecutiva, la prima a Marassi davanti ai propri tifosi. Facciamo che il posto che doveva essere dei rossoneri per la lotta all’Europa che conta è meritatamente della banda di Inzaghi.

6 – La Roma nel suo stadio – Nella settimana che quasi certamente porterà alla costruzione del nuovo impianto di Tor di Valle, la Roma allunga la sua striscia vincente in quello che tra un paio di anni dovrebbe diventare il suo passato. Quinta vittoria consecutiva all’Olimpico dopo quelle contro Crotone, Bologna, Chelsea e Lazio. E Di Francesco festeggia il ritorno al gol di un solito noto sparito da qualche tempo, Dzeko, di uno che segna raramente, Strootman, e di un altro che segna per la prima volta con la maglia giallorossa, Pellegrini. Non serve altro per meritarsi un fine settimana di tranquillità.

5 – Il Napoli e gli scontri diretti – Per essere la squadra che gioca il migliore calcio in Europa, il Napoli contro le più forti squadre d’Europa si perde troppo spesso. E per forti si intende fisiche. Due sconfitte con il Manchester City, il pareggio con l’Inter, lo scontro diretto perso con la Juve. Le vittorie all’Olimpico contro Lazio e Roma erano state in parte fortunose. Al San Paolo fa un punto in tre partite con 2 gol fatti e 5 subiti. Gli uomini di Sarri faticano a cambiare ritmo quando hanno di fronte muscoli e centimetri da scalare e per la prima volta in stagione, contro le due squadre bianconere del campionato, segna solo un gol in due partite. L’incisività aumentata nelle partite contro le piccole sembra bilanciata dalla scarsa capacità di prevalere nelle partite di cartello. La primavera dirà.

4 – Torino e Atalanta regine dei pareggi – L’1-1 di sabato sera, piuttosto scialbo, porta la squadra di Mihajlovic in cima alla lista delle squadre europee con più pareggi in campionato. Sono otto, di cui quattro consecutvi contro Inter, Chievo, Milan e Atalanta. Gli uomini di Gasperini hanno pareggiato tre delle ultime sei partite con una sola vittoria, striminzita, contro il Benevento. Ma almeno i bergamaschi in Europa League volano. 19 punti per entrambe esattamente equidistanti dalla testa e dalla coda. Quando si dice mezza classifica.

3 – Nuovo Iachini, stesso Sassuolo – Cinque sconfitte nelle ultime sei giornate e nel 3-0 incassato sul campo della Fiorentina c’è Iachini in panchina ma non sembra tanto diverso da Bucchi. Insomma il Sassuolo nelle ultime quattro giornate ha segnato due gol, entrambi a Benevento, ne ha incassati otto e l’ultima volta che ha festeggiato una rete in serie A era il 29 ottobre, prima di Halloween. Sarà lunga e difficile per il cappello con sotto un allenatore.

2 – La Spal dispersa – Il 29 ottobre la squadra di Semplici aveva battuto il Genoa in uno scontro diretto delicato. Da quel momento non ha più vinto, due pareggi con Atalanta e Fiorentina, tre sconfitte con Chievo e Roma con in mezzo l’eliminazione dalla coppa Italia per mano del Cittadella. Certo non aiuta ritrovarsi in dieci dopo dieci minuti all’Olimpico, ma il buco difensivo che costa il rosso a Felipe è imperdonabile. Inerzia da cambiare prima delle feste.

1 – L’attesa di Schick – Se è vero che l’attesa del piacere è essa stessa il piacere, l’attesa di Schick è attesa e basta. Tutta la settimana a pubblicizzare il suo ingresso da titolare contro la Spal in una partita sulla carta agonisticamente accettabile e invece altra panchina e altro spezzone di partita giocato, quello finale, come a Marassi. E’ il Godot del campionato italiano, solo che è costato circa 43 milioni in più.

0 – Il primo ringhio di Gattuso – Entra nella storia, il primo Milan di Gattuso. Dalla parte sbagliata, ma ci entra. Quale modo migliore di rendere indimenticabile un esordio se non regalando a una neopromossa il primo punto della sua storia dopo quattordici sconfitte consecutive? Va in vantaggio, si fa rimontare, sorpassa di nuovo, rimane in dieci, subisce il pareggio al 94′. Sembra un copione di Tarantino. La stagione dei rossoneri adesso è leggendaria, ma non per i motivi che speravano Mirabelli e Fassone.