Da zero a dieci, Icardi implacabile e Sassuolo impresentabile

La nostra rubrica sul meglio e peggio del campionato italiano

10 – L’Icardismo dentro lo Spallettismo – L’Inter è un TDI di questi tempi, consuma poco e ha prestazioni elevate. Tra Atalanta e Cagliari due vittorie, sei punti, 5 gol segnati e 1 incassato. Quattro dei quali portano la firma del più implacabile predatore d’area, Icardi, che pure in riva al mare la sblocca in una notte che poteva essere complicata e la chiude quando si stava complicando davvero. Poi Spalletti la ottimizza mandando in campo Brozovic che subito lo ripaga segnando il 2-0 e il tecnico toscano si regala un sabato sera da solo in testa alla classifica. I nerazzurri, dentro Milano, in estate parevano quelli che avevano investito poco e male. Invece record di punti eguagliato dopo quattordici giornate, come Mancini nel 2006-07 e Trapattoni nel 1988-89.

9 – Il Sarrismo al minimo indispensabile – Alla Dacia Arena basta il minimo indispensabile, una pecionata di Jorginho dal dischetto corretta da lui stesso in gol, per tornare in testa alla classifica e guadagnare due punti sulla Roma. Un tempo una partita contro la nuova squadra di Oddo il Napoli non l’avrebbe vinta e forse l’avrebbe persa. Invece Sarri arriva allo scontro diretto contro la Juve con una striscia aperta di tre vittorie consecutive. Le ultime due, contro Shakhtar e Udinese, senza subire gol. Se non è l’anno giusto questo.

8 – L’Allegrismo pragmatico – Naturalmente se c’è un uomo che sa cambiare le partite con i cambi è il tecnico della Juve. Che nella notte dello Stadium ottiene il gol della tranquillità da un pupillo che ha voluto ardentemente in estate nonostante le critiche, De Sciglio. Prima l’aveva sbloccata dopo un primo tempo di sofferenza con Mandzukic, utilizzato da punta centrale tenendo fuori Higuain nell’altra intuizione della serata. La Juve pare più solida e quadrata, anche senza Cuadrado, e passa la seconda partita consecutiva sul proprio campo senza incassare gol. Ora al San Paolo la prova suprema.

7 – Il Maranismo, l’Inglesismo e il Pellissierismo – Il Chievo finisce sotto in casa contro la Spal e il pubblico del Bentegodi fischia. A gennaio potrebbero applaudire Milik, che potrebbe arrivare convalescente in cambio di Inglese, l’uomo che firma la doppietta della vittoria e si prepara a un futuro su palchi pregiati, mentre Maran cambia la partita inserendo Pellissier che mette i piedi in entrambi i gol. Ottavo posto in classifica e terreno apparecchiato per il letargo di febbraio.

6 – Il Donadonismo senza compromessi – Il marchese del Grillo pagava o non pagava (Aronne Piperno). Il Bologna di Donadoni o vince o perde, ma non pareggia. L’ultima X risale all’estate, 1-1 con l’Inter il 19 settembre, poi tre vittorie consecutive, quattro sconfitte consecutive, di nuovo due vittorie consecutive contro Verona e Sampdoria. E’ abbastanza per affacciarsi dove si vede uno spicchio di Europa League, lontano ma suggestivo, e dove si tiene a debita distanza la zona retrocessione. Il che è quanto stava sulla carta degli obiettivi per questa stagione. Con Verdi sugli scudi, non solo per il gol che sblocca il sabato pomeriggio al Dall’Ara trasformandolo in trionfo nonostante l’inferiorità numerica.

5 – L’Oddismo incolpevole – Il tecnico è appena arrivato sulla panchina dell’Udinese e una sconfitta in casa contro la capolista è preventivabile. Ma i friulani nelle ultime due giornate alla Dacia Arena hanno perso contro Cagliari e Napoli con lo stesso risultato, 1-0, e senza mai segnare. Nelle ultime tre giornate un solo gol segnato, in casa del Sassuolo. E l’ultima volta che l’Udinese ha segnato più di una rete davanti ai propri tifosi fu nella sconfitta 6-2 contro la Juve del 22 ottobre.

4 – Il Giampaolismo da trasferta – Per essere una squadra che in casa non perde un colpo, la Sampdoria accreditata di possibile quarto posto si prende un po’ troppe pause di riflessione quando si allontana da Marassi. E coglie la terza sconfitta consecutiva in trasferta dopo quella croccante sul campo dell’Udinese, 4-0, e quella ermetica a San Siro contro l’Inter, un 3-2 che solo nel finale fu mascherato da rimonta invece che dipinto come disfatta. Se togliete il derby vinto 2-0, in trasferta ma sempre a Marassi, le ultime cinque gite dei blucerchiati sono tre sconfitte e due pareggi con 4 gol fatti e 12 subiti, di cui 10 solo nelle ultime tre. C’è qualcosa da sistemare in termini di equilibrio.

3 – Il Montellismo e l’incapacità di ottenere risultati – Lo 0-0 a San Siro è merito principalmente di Donnarumma e Sirigu che salvano le loro porte e sigillano il risultato. Ma è forse anche il tramonto di Montella dentro il progetto milanista che già presenta crepe e sospetti a livello societario. Una sconfitta e un pareggio nelle ultime due giornate, un solo gol segnato da Romagnoli che fa il difensore, eclissi degli attaccanti che continua nonostante vadano tutti in campo, da Kalinic a Silva a Cutrone. L’allenatore continua a parlare di segnali positivi e di risultati che arriveranno ma siamo già quasi a Natale, Ferragosto è alle porte e San Siro fischia. Il futuro, del diavolo e del tecnico, è sempre più nebuloso.

2 – L’Inzaghismo stoppato dal Var – Erano tutti pronti a lodare la reazione della Lazio dopo la sconfitta nel derby contro una Fiorentina in salute. Invece in pieno recupero il Var cancella abbondanti trenta secondi di partita, concede ai viola un rigore giusto ma non giustissimo e i biancocelesti chiudono la terza partita consecutiva senza vincere, non era mai successo in questa stagione. E’ il solito discorso, la tecnologia deve correggere eventi dubbi ma non può fare da macchina del tempo e riscrivere interi brani di partita. Da questo punto di vista ci vorrà tempo per trovare il giusto equilibrio.

1 – Il Derossismo e la vena che si chiude – Che in effetti meriterebbe una voce sull’enciclopedia, perché è una sindrome che non si può estirpare e ciclicamente zavorra il capitano della Roma. In parità numerica probabilmente il Genoa non avrebbe segnato nemmeno giocando fino a Capodanno. Invece De Rossi prende a schiaffi Lapadula proprio in mezzo all’area, lascia in dieci i suoi compagni e la striscia di vittorie in trasferta della Roma si interrompe a dodici. La serie positiva lontano dall’Olimpico continua, ma sono due punti buttati in prospettiva scudetto. Il cartellino rosso gli mancava dai preliminari di Champions nell’agosto 2016, ma è incredibile come questa deriva emotiva non venga lenita dalla maturità di un giocatore che spesso è capace di essere illuminato e non solo in campo, vedi le scuse alla Svezia per l’inno fischiato.

0 – Il Bucchismo striminzito – Che il Sassuolo quest’anno lotti per una poco glamour salvezza si è capito, ma che una squadra con Falcinelli e Berardi in rosa segni con il contagocce è un oltraggio alla scuola italiana degli attaccanti. Da inizio stagione solo una volta gli emiliani hanno segnato più di un gol nella stessa partita, la settimana scorsa in un finale fortunoso contro il Benevento disastrato, e sono rimasti a bocca asciutta in cinque delle ultime sette giornate. Con 8 gol segnati e 24 subiti, cifre che al presidente Squinzi non piaceranno e infatti è pronto il cambio in panchina con Iachini al posto di Bucchi.