Da zero a dieci 8 giornata, il Napoli in fuga e il tango sballato della Juve

La nostra rubrica sul meglio e peggio del campionato italiano

10 – L’essenzialità di Sarri – Nel sabato in cui prende cinque punti di vantaggio sulla Juve, il tecnico scopre che il Napoli può vincere anche con un’arma inedita. Il successo di misura, 1-0 all’Olimpico che fa tanto Trapattoni anni Ottanta, manda in orbita gli azzurri e conferma che questa è la stagione in cui si lotta per lo scudetto. Non può essere altrimenti con otto vittorie in otto giornate. E poi ci sono i segnali. De Rossi che ti regala il gol della vittoria. Reina che in quella porta, sotto la Sud, per la seconda volta nell’anno solare si fa beffe delle leggi della fisica. Ci sono anche i numeri, 100 gol in serie A di Insigne segnando all’unica squadra del campionato che mancava alla sua lista. Se a gennaio non cala fisicamente, ed è possibile visto che giocano sempre gli stessi, questa è l’annata giusta.

9Inter, un derby indimentIcardi – Se non ci fosse il Napoli che vince sempre, a comandare il campionato ci sarebbe Spalletti che cita Non ci resta che piangere e si prende un derby pazzesco. Il tecnico toscano sfrutta quello che ha, che non è poco nella propria metà campo ed è sensazionale in attacco. Icardi scherza Bonucci due volte, segna anche svirgolando il pallone del 2-1, sigla la tripletta con un rigore al novantesimo, scenario che a un suo collega argentino un centinaio di chilometri più a ovest risulta indigesto. L’uomo d’area più spietato della serie A. Due scontri diretti, due vittorie anche se rocambolesche contro Roma e Milan. E adesso arriva lo scontro diretto del San Paolo. Giustamente giocato dalle due squadre migliori di questa prima parte di stagione. Una tatticamente e l’altra emotivamente.

8 – Tutti ai piedi di Immobile – Lui e Insigne, scialbi in azzurro ma implacabili con le maglie azzurre (o bianche) dei loro club, si prendono di prepotenza il sabato degli scontri diretti. Ma l’attaccante della Lazio è solo la punta, di ruolo e di fatto, dell’iceberg costruito da Lotito sul quale si infrangono le corazzate. Il Milan ci ha pianto, la Juve ci si è già arenata due volte in due mesi. E se la Supercoppa poteva essere una stravaganza, la sconfitta allo Stadium che non si verificava dal Pleistocene è una conferma. Inzaghi è tecnico di livello assoluto, basta guardare come la Lazio tiene in scacco i campioni per novanta minuti, e gli ingredienti sono assortiti ottimamente. Se avesse una rosa profonda sarebbe da Champions League senza discussioni. Così, un calo è alle porte ogni giornata. Ma l’impresa resta, prima squadra romana a vincere nella nuova casa dei bianconeri, e verrà celebrata a lungo. In vecchio stile, un attaccante che ha già segnato 15 gol in stagione e un portiere che para all’ultimo minuto un rigore decisivo. Un tempo si chiamava spina dorsale. Tra poco lo chiameranno Inzaghismo.

7 – Il gran maestro Giampaolo – A guardare la classifica è la Sampdoria la vera rivelazione di questa prima parte di stagione. Che batte i bergamaschi 3-1 in casa con le mosse di Giampaolo, altro stratega in grado di cambiare la partita in corsa. Va sotto nel primo tempo e nel secondo inserisce i due alfieri, Caprari e Linetty, che insieme a Zapata ribaltano e risolvono il duello con Gasperini. Scacco matto in due mosse e le geometrie dei blucerchiati, allargare il campo per gli inserimenti dei rimorchi da dietro, sembrano proprio quelle dell’Atalanta. Piena zona Europa League.

6 – Il tris di Donadoni – Altro adepto del risultato pragmatico, l’uomo che sbagliò il rigore contro l’Argentina a Italia ’90 porta il Bologna a tre vittorie consecutive. Un salto spazio-temporale dalla zona retrocessione a un balcone con vista europea. Sassuolo e Genoa piegate in trasferta 1-0, derby con la Spal vinto 2-1 con una pregevole combinazione conclusa da Poli e l’autogol di Salamon. In primavera potremmo ricordarlo come il balzo decisivo per la salvezza, in un campionato nel quale battere le tue dirette concorrenti è una virtù non comune a tutte le partecipanti al ballo.

5 – La Roma timida – Lo dice Di Francesco a fine partita, dopo che la sua squadra ha appena finito di perdere il secondo scontro diretto contro i propri tifosi da inizio campionato con similitudini inquietanti. La collezione di pali e traverse che già era stata corposa contro l’Inter si arricchisce di nuovi e fantasiosi esemplari, ma tatticamente i giallorossi non valgono il Napoli e la reazione del secondo tempo è più emotiva che tecnica. Se l’obiettivo è lo scudetto, il Napoli dimostra di essere di un’altra categoria nella gestione dei tempi e della partita. Se è strappare un posto in Champions League, rimane ampiamente alla portata. Ma una Lazio a più quattro, anche se con una partita da recuperare, nella capitale è ulteriore argomento di agitazione.

4 – La tassa dell’Udinese – L’autunno è quella stagione nella quale le giornate si accorciano e l’Udinese perde sempre in trasferta. Quattro su quattro nel nuovo campionato, sconfitte contro Spal, Milan, Roma e Fiorentina. Tutte finite Over e Gol (3-2, 2-1, 3-1, 2-1) che con la combinazione di numeri ci si potrebbe giocare una combinazione al Superenalotto. Per mettere la ciliegina sulla torta la sconfitta del Franchi è confezionata da una doppietta di Thereau, attaccante che giusto fino a maggio indossava la maglia dei friulani.

3 – I rimandati dello Scida – Ecco un pareggio 2-2 che per come si erano messe le cose non accontenta nessuno. Non il Crotone, raggiunto a tempo scaduto e all’ultima azione disponibile, che con una vittoria avrebbe messo tra sé e la zona retrocessione quattro punti. Non il Torino, che con la vittoria avrebbe raggiunto la Roma a quota 15. Invece i calabresi rimangono nella zona caldissima della classifica e Mihajlovic resta inchiodato al ruolo di ottimo allenatore che manca puntualmente il salto di qualità con le sue squadre. Non è una bocciatura perché l’anno accademico è appena iniziato, ma sono indizi che non possono essere ignorati.

2 – Mezzo Milan non basta – Vero, il secondo tempo del derby è di altissimo livello. Vero, la sconfitta contrariamente a quanto successo contro Sampdoria e Roma è ingenerosa. Ma è la terza consecutiva in campionato e da Montella in giù nel diavolo c’è una macedonia confusa che rimane sullo stomaco. Squadra che dovrebbe essere offensiva ma regala un tempo all’Inter, sistema di gioco adattato a Bonucci che è colpevolissimo sui primi due gol di Icardi, Biglia e Kessié imbarazzanti e finisce che i migliori siano Cutrone e Borini, ovvero l’uomo del settore giovanile e l’acquisto meno sbandierato dell’estate. Segnali positivi nell’atteggiamento, ma l’Inter ora è distante dieci punti e la Champions League sette. Davanti ci sono anche Roma, Sampdoria, Bologna e Torino. Rete nella quale rischia di rimanere impigliata tutta la società. A conferma che tanti soldi comprano i giocatori, ma non sempre fanno le squadre.

1 – La tradizione isolana – Siamo un popolo legato alle tradizioni. Tra queste, una delle più radicate è quella del Cagliari che subisce un sacco di gol e ne segna altrettanti, sia pure non abbastanza per vincere. Dopo tre No Gol consecutivi finalmente ecco di nuovo i sardi in versione cicala, con la difesa che intona stornelli mentre il Genoa la infilza tre volte e l’attacco che manda per la prima volta in gol Pavoletti con la nuova maglia e non basta per evitare la sconfitta 3-2. La quarta consecutiva in campionato, la terza di seguito davanti ai propri tifosi. A Rastelli fischiano le orecchie e quel vento freddo che soffia sulla sua panchina non è detto si possa risolvere indossando un cappotto. Uno dei principali candidati a non mangiare il panettone.

0 – Il tango argentino che frena la Juve – Per quel discorso dei segnali che guardano verso il Vesuvio, mettete anche la traversa praticamente impossibile di Higuain sul rinvio sciagurato di Strakosha. Il Pipita un tempo buttava in rete anche i sospiri, adesso non segna più neanche se il portiere avversario gli tira il pallone addosso a mezzo metro dalla porta. E veniamo al numero 10, che sbaglia due rigori consecutivi tirando un paio di scamorze contro Berisha e Strakosha, curiosamente passato e presente della Lazio, geograficamente entrambi albanesi. Costano 3 punti in classifica ma allo Stadium non vale più nemmeno la legge della Juve, che sempre vinceva e sempre segnava senza incassare, sempre andava in vantaggio senza farsi rimontare. Adesso la difesa si scopre piena di vecchietti e l’attacco ingolfato di mezz’ali mentre gli unici con i piedi buoni a centrocampo, Pjanic e Marchisio, stanno dal fisioterapista. Allegri dice che il campionato lo vince chi prende meno gol, e non è più la Juve. Non resta che segnarne uno in più degli avversari ma il tango argentino in questo momento è impaccio e non risorsa.