
EASTERN CONFERENCE
I Raptors si riprendono il fattore campo – E’ la prima legge di natura nei playoff Nba. Se una stella gioca una partita deludente, potete stare sicuri che sarà protagonista in quella successiva. Il teorema prende forma sotto le mani di DeMar DeRozan, che nello snodo decisivo della serie con i Bucks trascina Toronto al 2-2 e si riprende il fattore campo. Al Bradley Center finisce 87-76 per i canadesi in una partita dal basso punteggio, piena di errori e intensità, che premia chi ha più esperienza e stava con le spalle al muro. I padroni di casa hanno le mani fredde, in una serie nella quale si sta segnando poco, e la pancia piena dopo due vittorie inaspettate, per dimensioni e significato, nelle prime tre partite. Il primo tempo sembra una partita Ncaa, finisce 41-41 e i canadesi provano in tutti i modi a tappare l’area e l’impatto di Antetokounmpo. Ci riescono a tratti ma completano l’opera definitivamente nel secondo tempo quando si fanno trascinare dagli esterni per mettere la testa avanti e trascinare il vantaggio fino al più undici del finale di gara mentre Milwaukee continua a collezionare errori e rimbalzi offensivi che non vengono convertiti in canestri. DeRozan, dopo lo 0/8 di gara 3, chiude a 33 punti, 9 rimbalzi, 5 assist, 4 recuperi e 12/22 dal campo con una serata da grande trascinatore impreziosita dal 9/9 in lunetta. E’ suo il jumper dell’81-71 a 3:28 dalla fine che fa calare definitivamente il sipario. Il resto lo fa un Lowry da 18 punti e 4 assist, poco preciso dall’arco ma efficace dentro l’area. Toronto ha presenza profonda con i 10 punti e 8 rimbalzi di Ibaka e i 12 e 5 di Valanciunas dalla panchina ma non ha ancora risolto i problemi di fluidità offensiva che i muscoli dei Bucks propongono dall’inizio della serie. Tirano il 41% dal campo e il 22% dall’arco con un Carroll disastroso ma vincono perché i padroni di casa fanno anche peggio tirando 30/81 e perdendo 20 palloni, 7 dei quali li dilapida il solo Antetokounmpo che è selvaggio atleticamente ma si ferma a 14 punti, 9 rimbalzi e 2 stoppate con 6/19 al tiro. Senza di lui e con un Brogdon da 3 assist e 4 perse i Bucks non hanno spina dorsale, Beasley è in vacanza e nonostante uno Snell piacevole, 19 punti e 7/12 dal campo con cinque triple, nonostante un Monroe da 14 punti e 9 rimbalzi in 24 minuti, pagano la pressione di ritrovarsi improvvisamente favoriti. Inerzia di nuovo in mano ai Raptors, ma potrebbe essere una serie lunghissima.
Washington non si presenta, Atlanta facile – La serie si sposta ad Atlanta ma al campo si presentano solo i padroni di casa degli Hawks. I Wizards invece restano con la testa nella capitale e vengono travolti 116-98 in una gara 3 senza storia. Atlanta ha bisogno di una vittoria, ma soprattutto di una reazione, che arriva con un primo periodo che comincia con un 33-11 di parziale e finisce 38-20. Finisce anche la partita, perché Washington ha zero impatto in area, non difende sugli esterni e passerà tutta la serata in apnea a rincorrere un divario che tocca i 25 punti e rimane sempre intorno ai venti. Soltanto Wall è venuto per giocare e disperatamente costruisce 29 punti con 7 assist e 10/12 al tiro. Ma non lo segue nessuno. Non Beal, 12 punti con 6/20 al tiro, non Gortat e Morris che si fanno spazzare via da Millsap e Howard, non Bogdanovic che spara 0/4 dall’arco. La capitale tira il 24% dall’arco e perde 15 palloni, gli Hawks hanno uno Schroder che comincia in maniera indemoniata e chiude a 27 punti e 9 rimbalzi. Millsap, sempre enigmatico nell’impatto più che nelle cifre, produce 29 punti con 14 rimbalzi e 5 assist e Howard segna 5 punti ma cattura 11 rimbalzi nel dominio di Atlanta vicino al canestro. I 16 punti di Prince con 7/10 sono indicativi dell’atteggiamento ritrovato degli uomini di Budenholzer che tirano il 49.4% dal campo con 26 assist su 44 canestri di squadra e fanno solo 19/32 ai liberi altrimenti il divario sarebbe maggiore. Ad eccezione della serie tra Cleveland e Indiana, l’intera Eastern Conference è aperta.
| Boston | Chicago | 1-2 |
| Cleveland | Indiana | 3-0 |
| Toronto | Milwaukee | 2-2 |
| Washington | Atlanta | 2-1 |
WESTERN CONFERENCE
Take that for data, Memphis pareggia la serie – Con quella frase coach Fizdale voleva motivare i suoi giocatori ma non sapeva che avrebbe provocato un uragano, generato la reazione dei Grizzlies e dato spunto alla partita più bella dei playoff. Finisce 110-108 per Memphis al supplementare, serie pareggiata e partita dalle mille emozioni. C’è una gigantesca commistione di record individuali e di giocate decisive dentro la notte del FedEx Forum perciò partiamo dal finale. Gli Spurs guidati da Leonard stanno avanti nel primo periodo ma devono recuperare 10 punti di svantaggio a sette minuti dalla fine. La stella di San Antonio prima inventa la tripla del sorpasso, poi il fadeaway del 96-94 a 12 secondi dalla sirena. Ma dall’altra parte c’è un altro protagonista assoluto, Conley, che a 4 secondi dalla fine batte Parker con uno strano arcobaleno e segna il canestro del supplementare perché Leonard sbaglia l’ultimo tentativo per la vittoria. Continua a segnare anche nella continuazione, ma questa è anche una sfida tra i fratelli Gasol e tocca a Marc dire l’ultima parola. Sul 108-108, giunto ancora con una tripla di Leonard, riceve palla in punta, attacca e da cinque metri firma il jumper decisivo a 7 decimi dalla fine. La tripla del sorpasso finisce nelle mani di Green e successivamente sul ferro. Memphis riapre la serie.
I numeri dicono che i Grizzlies perdono 22 palloni, convertiti in 31 punti da San Antonio, ma conquistano 51 rimbalzi contro 37 e sono più incisivi fisicamente. Agli ospiti non basta il 17/17 dalla linea, pagano il 30% da tre e una notte sciagurata di Green (0/6), Mills (1/4) e Ginobili (0/4) dall’arco. Senza panchina e con Gasol preciso, 8 punti e 11 rimbalzi, ma poco coinvolto, Popovich si affida a Leonard che trova il suo massimo in carriera ai playoff con 43 punti, 8 rimbalzi, 3 assist, 6 recuperi, 7/10 dall’arco e 8/8 ai liberi, 24° partita consecutiva in post season in doppia cifra.
Parker ne aggiunge 22 con 5 assist, Aldridge 13 con 2 recuperi. Ma di là c’è un Conley da 35 punti, 9 rimbalzi e 8 assist, 4/8 dall’arco e nuovo record di franchigia per punti segnati ai playoff strappato a Randolph. L’ala segna 12 punti con 11 rimbalzi e contribuisce insieme a Gasol, 16 punti, 12 rimbalzi, 4 assist, a vincere la battaglia in area. Il Green di casa è fondamentale con 14 punti dalla panchina, così come Vince Carter che con 13 punti e 3/5 dall’arco diventa il primo quarantenne nella storia Nba a segnare una tripla nei playoff. Sembrava una serie scontata e finora ha sempre prevalso il fattore campo, ma San Antonio dovrà sudare più del previsto per andare avanti.
Gli Splash Brothers sigillano la serie – Golden State arriva a Portland sul 2-0 ma senza Durant, fermo per il problema al polpaccio, e pure senza Steve Kerr che rimane in albergo per l’influenza. In panchina siede Mike Brown e al via i Blazers provano a spaventare gli ospiti andando avanti di 17 nel primo tempo. Ma dall’altra parte ci sono Curry e Thompson che mettono al firma sul 119-113 finale che probabilmente chiude la serie. Questa la sintesi di gara 3 al Moda Center, giocata dagli ospiti anche senza gli altri due infortunati Barnes e Livingston. Il copione è lo stesso di gara 1, da una parte ci sono Lillard e McCollum che segnano 63 punti, più della metà della squadra, e una panchina che finalmente trova 19 punti e 13 rimbalzi nel solo primo tempo. Per questo i Blazers sono avanti 67-54 all’intervallo. Ma anche quando la metti sul duello tra singoli i Warriors hanno più risorse, tornano con un parziale di 33-21 nel terzo periodo andando dagli Splash Brothers e nel finale Vonleh schiaccia il meno quattro, ma dall’altra parte Curry segna la tripla del 113-106 con uno step back magistrale più il jumper del 115-109 che a 25 dalla sirena manda i titoli di coda.
Per lui 34 punti con 8 assist e 5/14 dall’arco, per Thompson 24 con quattro triple e anche se tirano male dal campo, 18/46 in coppia, sono loro a fare la differenza nel secondo tempo. I Warriors hanno il solito impatto silenzioso di Green, 9 punti, 8 rimbalzi, 7 assist, 6 stoppate, un Iguodala da 16 punti e 7 rimbalzi e anche un McGee da 14 punti e 6/8 al tiro. I Blazers ritrovano Nurkic, spedito in quintetto con 11 punti e 4 assist ma senza impatto offensivo, e hanno da Turner, Vonleh e Aminu il contributo che cercavano dalle seconde linee. Con Lillard da 31 punti e 4 assist e McCollum da 32 punti e 6 rimbalzi, 10/22 per la coppia dall’arco, ci sono però anche 16 palle perse e il dominio a rimbalzo serve a spaventare ma non a piegare i Warriors, che possono chiudere la serie lunedì e attendere con più tranquillità che il lettino del fisioterapista si svuoti.
| Golden State | Portland | 3-0 |
| San Antonio | Memphis | 2-2 |
| Houston | Oklahoma City | 2-1 |
| Los Angeles | Utah | 2-1 |









