
10 – Juve trentuno e trentatre (scudetti) – Trentuno vittorie consecutive in casa, quindicesima in questo campionato e tra tutte la più difficile e sofferta. Il rigore di Dybala che si piazza nel sette somiglia tanto al sigillo scudetto, con il killer instinct che può mancare per una settimana ai bianconeri, mai per due di seguito. La furia con cui attacca al cinquantesimo della ripresa una partita che sembrava già il secondo pareggio consecutivo è premio per sé e condanna per gli altri. L’aveva sbloccata Benatia, tra gli attori non protagonisti che Allegri può scegliere e che mancano a Spalletti. Sesto scudetto di seguito in consegna.
9 – L’Inter esagerata – A un certo punto, trentaquattresimo circa del primo tempo, a San Siro atterra Marty McFly con la Delorean e pare essere al cospetto del Brasile del 1970 o dell’Olanda del calcio totale. Invece è l’Inter che ne ha già segnati cinque all’Atalanta in un dominio inaspettato e assolutamente imprevisto visti i valori del campionato. Qui Icardi ha già segnato la tripletta dell’attaccante moderno, di rapina, di cucchiaio, di testa. Alla vendemmia di gol partecipano anche Banega, tripletta lui pure, e Gagliardini che segna ai vecchi compagni il secondo gol consecutivo e il primo davanti ai nuovi tifosi. Il tutto contro quella che era la terza migliore difesa del campionato, che non aveva subito gol nelle ultime tre partite e ne aveva incassati appena due nelle precedenti sette giornate. Gerarchie ormai definite, Pioli se la gioca con Inzaghi per il quarto posto e tiene d’occhio eventuali passi falsi del Napoli.
8 – Donnarumma, la kryptonite del futuro – Ma anche del presente, visto che con le sue manone stava giocando il terzo tiro mancino alla Juve sulle quattro sfide giocate quest’anno. Nello stadio di Buffon, con Buffon dall’altra parte, somiglia tanto a un cambio di consegne simbolico. Il numero uno di tutti i tempi forse si prende il titolo, ma il diciottenne se ne prenderà tanti. Forse con la stessa maglia. Para tutto, con l’aiuto della porta, dei pali, del senso della posizione. Para quasi pure il rigore di Dybala. Se il campionato stava per durare almeno un mese in più, era merito suo. Se finisce a marzo, non dipende da lui.
7 – Il Settebello della Sampdoria – Cinque vittorie e due pareggi nelle ultime sette giornate, da tanto dura la striscia positiva della squadra di Giampaolo. Che pianta la ciliegina sulla torta vincendo il derby, il secondo in stagione, grazie a uno svarione della difesa del Genoa e al colpo di Muriel, uomo a un passo dalla consapevolezza di essere uno che sposta ad altissimi livelli. L’ultima sconfitta risale al 22 gennaio e la supremazia in città vale dodici punti di vantaggio sul grifone. La doppietta stagionale nella stracittadina mancava dal 1960, ancora non c’erano manco i Beatles, missione completata.
6 – Milan, diritti e Doveri – La striscia positiva del Milan si ferma a cinque partite e a una decisione dell’addizionale Doveri all’ultimo minuto che costringe Montella a una sconfitta che non meritava anche se la distanza dai campioni rimane siderale. Del rigore alla Juve si parlerà per secoli e tutto sommato una sconfitta non sposta molto in classifica rispetto al pareggio. Ma il diavolo gioca con coraggio, spaventa i campioni, l’ultima mezz’ora è alla pari. Squadra incompleta, vero, il processo di maturazione però continua e l’autostima, sbollita la rabbia della sconfitta allo Stadium, continuerà a lievitare.
5 – L’Empoli in letargo – Non che ci sia molto da impegnarsi, visto che in questo campionato puoi salvarti anche perdendo sempre da qui a maggio. Ma l’Empoli che tira i remi in barca e sigla la quinta sconfitta consecutiva va oltre il concetto di rilassarsi in poltrona. Ha perso con Inter, Lazio e Juventus in sequenza, potenze del campionato a cui concedi punti e partita. Però contro Genoa e Chievo qualcosa in più puoi aspettartelo. Invece coi gialli ne prende quattro, terza partita consecutiva senza segnare. In questa striscia di sconfitte un solo gol segnato e tredici subiti. E Tavecchio ha già dato forfait sul tema di ridurre a 18 le squadre della serie A.
4 – Il Cagliari ne prende sempre uno – I sardi al Franchi stavano riuscendo in una piccola impresa nella sua stagione, quella di chiudere almeno una trasferta in questo campionato senza incassare gol. Non era mai successo alla seconda peggiore difesa del campionato. Invece galeotto fu il recupero del secondo tempo e il tocco di Kalinic dopo che i viola avevano deciso di non giocare una volta tornati dagli spogliatoi. Rastelli’s Karma.
3 – Pescara, Crotone e Palermo forza meno tre – Niente, non basta nemmeno l’Empoli che le tenta tutte pur di lasciare almeno un minimo aperta la lotta salvezza per restituire pepe alla più sciapa coda della classifica di tutti i tempi. Il Crotone che ne prende tre a Napoli, subendo due rigori, era nell’ordine delle cose. Il Pescara di Zeman che ne incassa altrettanti a domicilio dall’Udinese è l’ultimo sigillo sulla cassa di Zemanlandia che era stata aperta con il Genoa e subito richiusa con tre sconfitte consecutive. I toscani restano a più otto e più dieci su calabresi e abruzzesi senza nemmeno un merito specifico. E ci mettiamo anche la prima da presidente di Baccaglini a Palermo, in nessun modo diversa dall’ultima di Zamparini. Rima, Roma, sconfitta, distanza di sicurezza dalla salvezza.
2 – L’Atalanta sbriciolata – Sette risultati utili consecutivi sciolti dentro sette gol subiti a San Siro, dove Gasperini era stato sedotto e troppo presto abbandonato e dove proprio non riesce a costruire un ricordo positivo. Il ridimensionamento della Dea è fisiologico in termini di classifica ma gigantesco e sorprendente in termini tecnici per una squadra che aveva illuminato il campionato con le sue trame offensive e si fa venire mal di testa in venti minuti contro l’Inter che la prende a pallonate. L’obiettivo Europa League resta concreto e verrà probabilmente conteso al Milan, ma una piccola macchia su una stagione indimenticabile resterà.
1 – Il Sassuolo senza casa – Quattro sconfitte consecutive per il Sassuolo in casa in campionato, fate cinque se ci aggiungete anche quella inopinata in Coppa Italia contro il Cesena agli ottavi. Anche il derby emiliano lo perde la squadra di casa, ma Di Francesco non ha più la motivazione degli infortuni per spiegare un cammino casalingo che nel 2017 ha visto una sola vittoria contro il Palermo, un pareggio contro il Torino come unici risultati positivi, con sei gol fatti e dieci subiti. Seconda partita interna consecutiva senza segnare, l’ultimo gol al Mapei Stadium risale al 12 febbraio contro il Chievo, pure Donadoni che non vinceva da sette partite, 22 gennaio contro il Torino, ringrazia e incassa i punti con la firma di Destro e una parate di Mirante all’ultimo minuto.
0 – Il regolamento e la Venere di Milo – Insomma il rigore estremissimo dello Stadium c’era, da regolamento. Il problema è che da regolamento, per come è interpretato adesso, i difensori dovrebbero giocare senza braccia per evitare il contatto fortuito con il pallone anche da distanze ravvicinatissime. E un regolamento che penalizza, invece di tutelare, il gesto atletico e la naturalezza dei movimenti di un difensore è sbagliato nella sua essenza prima che nella sua applicazione. Servirebbe buon senso, ma se ci fosse buon senso non si chiamerebbe calcio.







