Lo avevo già nominato nel commento di ieri, ma Yann Karamoh probabilmente merita qualche riga in più. Mi sono reso conto che quel ‘ha destato sensazioni positive’ non basta a rappresentare il cortocircuito che i suoi primi venti minuti sul prato di San Siro hanno causato nelle menti di molti tifosi.
Andiamo con ordine, senza dimenticare che sono gli stessi tifosi che andavano in brodo di giuggiole per un certo Gabigol.
“Ha fatto più Karamoh in venti minuti che Candreva in due anni“. Così mi ha messaggiato un amico subito dopo la partita.
Non essendo Moreno, come tanti interisti, un estimatore dell’ex Lazio, non ho commentato. Prima di tutto perché non appartengo alla schiera dei detrattori di Candreva, che considero un ottimo giocatore, e poi perché del bambino sappiamo ancora troppo poco.
Con una certa sorpresa oggi mi sono ritrovato a leggere frasi dal contenuto molto simile. E non su portali schierati, con un audience pronta a tutto, ma anche su grandi testate nazionali, come Il Fatto Quotidiano.
Anni di micragna, di grigiume senza speranza, hanno duramente provato il popolo nerazzurro. Evidentemente venti minuti fatti in un certo modo bastano per aprire linee di credito impensabili sino a qualche anno fa.
Chi è dunque Yann Karamoh? Il bambino, come lo ha definito Luciano Spalletti la prima volta che ha parlato di lui, nasce ad Abidjan, in Costa d’Avorio, nel 1998. La sua famiglia si è trasferita in Francia quando lui aveva solo due anni e oggi è un cittadino francese.
Ha giocato solo una stagione da professionista, nel 2016-17 in Ligue 1, nelle file del Caen. 35 presenze e 5 gol che hanno contribuito all’ottimo settimo posto finale della sua squadra. Il club del capoluogo del Calvados ha come miglior risultato nella massima serie transalpina il quinto posto del 1992. Quella scorsa quindi è da considerarsi una grande stagione, ben lontano dai patimenti della lotta per non retrocedere.
Non sono in grado di andare oltre la citazione del freddo dato numerico per definire il contributo del nostro Yann alla causa della sua ex squadra. In ogni caso, è un fatto positivo.
Quanto al resto, si vedrà. Lo scatto fulmineo e bruciante c’è, dicono che possa giocare in quasi tutte le posizioni del fronte offensivo. Se saprà confermarsi potrà essere un’arma in più per Spalletti in certe partite. Indubbiamente è un prospetto da attendere con grande interesse. Ci dobbiamo sperare anche perché se uno come Sabatini lo ha portato a Milano e uno come Spalletti ha deciso di rischiarlo un motivo deve pur esserci.
Candreva però fa un lavoro che ben pochi esterni offensivi sanno fare, e sarebbe giusto non dimenticarlo mai.