
Spalletti Inter contratto alle porte. L’ennesimo addio turbolento dalla Roma
Se n’è andato un’altra volta, come otto anni fa.
Non ha battuto i pugni sul tavolo ma come in quel giorno di settembre 2009 Luciano Spalletti lascia dietro di sé (poche) vedove inconsolabili e (tanti) amanti traditi. Quasi tutti convinti delle enormi qualità del tecnico e delle evidenti contraddizioni dell’uomo.
E’ arrivato diciotto mesi fa, chiamato per “riparare” una Roma in panne da settimane e la prima domanda che gli fu rivolta riguardava Totti. Come l’ultima, ieri, nella conferenza stampa di commiato tenuta a Trigoria: 64 minuti che però hanno lasciato i macigni nelle scarpe del tecnico toscano, mentre qualche innocuo sassolino è schizzato via.
Se ne va, quasi certamente all’Inter: per colpa dei fischi, degli striscioni ostili, delle scritte sotto casa. Se ne va da allenatore con la media punti più alta del club giallorosso, con la Roma in Champions, col record di 87 punti in campionato, con Edin Dzeko capocannoniere.
Oppure se ne va attratto dal progetto e dai soldi dell’Inter, dove ritrova Sabatini, Massara e forse Rudiger. Se ne va e basta, questo conta. Con la Roma che ha anticipato di qualche ora la separazione, per assumersi in qualche modo la paternità della scelta. Schermaglie formali. E’ evidente che nei mesi scorsi sia stato Spalletti a decidere.
Quinto allenatore dell’era americana in sette anni, un altro entrato a Trigoria col sorriso e poi uscito da quel parcheggio emaciato, rotto, vinto. Spezzato. Sfatto.
Si chiama AS Roma, ragazzi: non basta mettere il campo il 4-2-3-1 con religiosi tempi di gioco. Serve ma non basta. Prendere o lasciare, si tratta “anche” di amministrare con parsimonia e dedizione un patrimonio di amore insensato e autolesionista.
Spalletti in questo non è stato neanche fortunato. Chiamato a rianimare la Roma e al tempo stesso ad “accompagnare” la parabola discendente di Totti. Con la curva Sud fuori dall’Olimpico per scelta. In un momento di congiuntura economica che gli ha elargito Grenier quando lui a gennaio chiedeva ossigeno per le rotazioni.
Imperdonabili quest’anno gli scivoloni nelle Coppe, con responsabilità da distribuire anche in panchina, ma in campionato un percorso strepitoso. E l’irresistibile Napoli di Sarri tenuto dietro al fotofinish, con l’incubo dei preliminari di Champions spazzato via dal bolide di Perotti. Uno che la porta non l’aveva mai vista, quest’anno.
Ma è l’AS Roma, Luciano, tanto che venti minuti dopo il triplice fischio di Tagliavento nessuno all’Olimpico ricordava chi fossero Pellegri o La Manna, peraltro alle prime parate stagionali.
Particolarmente attento alla gestione degli equilibri interni di un gruppo con tante altre personalità di spicco, Spalletti negli ultimi mesi si è imbarcato in una crociata anti-stampa forse motivata nel merito, sicuramente sbagliata per tempi e modalità. Tutti contro Tutti. Totti contro Totti. Perché poi l’oggetto del contendere era sempre lui. Francesco Totti. I 5 minuti di San Siro. Le passerelle negate. Gli infiniti riscaldamenti con la palla che non usciva mai dal campo.
Quanto accadeva in campo non era così importante, non solo in Roma-Genoa. Al punto che l’Olimpico si è riempito la prima volta quest’anno solo per l’omaggio a Totti. Non per Roma-Juve. Non per Roma-Porto. Non per Roma-Lione.
La media punti mantenuta a Roma da Spalletti parlava e forte già da sola. Non c’era bisogno di aggiungere altro, in una città che tra radio, tv e social non smette un solo attimo di chiacchierare. Spesso a sproposito, certo.
In due ore la Roma ha perso Spalletti e Totti. Tutti travolti da un’onda emotiva irrefrenabile, inattesa, impetuosa. Classifiche, record, Champions, tutto spazzato via dall’amore per il numero 10. Fa impressione ma è così. E’ il motivo per cui la Roma non vince tanto, ha stra-ragione Spalletti, ma è così.
E se vuoi fare l’allenatore della Roma devi prenderne atto, non puoi pensare di cambiare una città e il suo modo di vivere la propria squadra. Non è come dare il mangime alle galline del Cioni, Mister.
“Non escludo il ritorno”, sono state le ultime parole giallorosse di Luciano Spalletti alla stampa romana. A oggi, scenario quantomeno impensabile.









