
E’ il Tour dei più forti. Ci sono tre nomi su tutti. Froome, ovviamente, che la maglia gialla la onora in salita, in discesa, in pianura. Cavendish, che ha battuto tutti quattro volte negli sprint. E Peter Sagan. Che è semplicemente troppo. Troppo più forte, troppo più completo, troppo più in forma di tutti gli altri.
Campione del mondo – La terza vittoria nel suo straordinario Tour 2016 arriva in una tappa prestigiosa. Quella in casa di Fabian Cancellara, la Locomotiva di Berna che davanti al suo pubblico tenta l’ultimo acuto prima del ritiro a fine stagione. Ma nessuno nel gruppo vuole rendergli vita facile. Il finale sembra quello di una classica. Due piccoli strappi, uno sul pavè. Davanti c’è un drappello di uomini. I due più accreditati sono quelli che se la giocano fino all’ultimo. Sagan e Kristoff. Arrivano appaiati. Serve il fotofinish. Che premia ancora la maglia verde, ormai sigillata. E lui dirà: ‘Adesso il destino mi restituisce quello che mi aveva tolto in passato’.
Sagan vince la maglia verde da quattro anni. Ma fino al Mondiale dello scorso anno, sembrava essersi abbonato ai secondi posti. Sembrava non riuscire più a vincere. Poi si è sbloccato. Ha imparato a correre contro tutti quelli, e sono tanti, che in ogni gara o in ogni tappa corrono contro di lui. Fino alla sintesi del capolavoro, vincere una corsa iridata praticamente senza squadra. Ha imparato a vincere perdendo, e adesso non riesce più ad arrivare secondo.
La fuga – Ma c’è un altro protagonista nella tappa odierna. E’ Tony Martin, strepitoso tedesco capace di improvvisare una crono di quasi 140 km. Scatta poco dopo il via e fa sudare sette camicie al gruppo per riprenderlo. La sua azione, insieme al compagno di squadra Alaphilippe, ha costretto tutte le potenze del Tour a mettersi d’accordo per evitare la beffa. E anche il francese merita gli elogi. E’ stato sbatacchiato dal vento sui sassi e sull’asfalto, è pieno di cerotti ma continua a spingere sui pedali.
Cancellara ha comunque trovato modo di prendersi l’applauso dei suoi tifosi. Ha chiuso sesto, in una giornata nella quale tutti hanno provato a fargli uno sgambetto. Lui e Sagan non si amano, ma stavolta non poteva davvero fare di più. Questo è il Tour nel quale i più forti mettono in riga tutti gli altri, senza riguardo per la carta d’identità o il palmares.
Niente cambia in classifica. Gli ultimi verdetti inizieranno ad arrivare mercoledì, con l’approccio alle Alpi. Ma è un’edizione della Grande Boucle che non lascia passare le sorprese. Le gerarchie difficilmente potranno essere ribaltate.









