
A differenza di altri sport di squadra, nei quali più giocatori possono rivestire lo stesso ruolo o occupare una determinata zona del campo, nel basket i cinque giocatori di una squadra rivestono ognuno un ruolo diverso. Approfondiamo i cinque ruoli attraverso definizione e spiegazione tecnica. Prima di iniziare, è necessario specificare che l’evoluzione, soprattutto fisica oltre che tecnica, del gioco ha reso molto meno netta la separazione dei compiti e delle capacità dei giocatori in base al loro ruolo. Perciò nella pallacanestro moderna, soprattutto in quella americana, la definizione dei ruoli serve soprattutto a indicare in che modo e in che posizione una squadra tende a iniziare le proprie azioni di attacco con i suoi uomini. Essendo il basket uno sport nel quale l’altezza ha un ruolo essenziale con il canestro posto a 3,05 metri da terra, una prima separazione generica è quella tra piccoli e lunghi. I piccoli (il playmaker e la guardia principalmente, in alcune accezioni anche l’ala piccola) sono giocatori che tendono a giocare sul perimetro, spesso fuori dall’arco, fronte a canestro. I lunghi (ala grande e centro) tendono a giocare dentro l’area spalle a canestro.
Ruoli basket – spiegazione con esempi di giocatori famosi
Playmaker (abbreviato play, Point guard, indicato come 1 nella definizione numerica dei ruoli)
E’ la mente della squadra, il giocatore che riceve il pallone all’inizio dell’azione, che chiama gli schemi e che coinvolge i compagni. Nell’accezione classica e la vera e propria emanazione del coach sul parquet e gli è richiesta una visione di insieme, un ottimo trattamento di palla nei fondamentali del palleggio e del passaggio. Proprio come il regista nel calcio e il quarterback nel football è il direttore d’orchestra della squadra e da lui dipendono tempi e ritmi dell’attacco. Inizialmente il ruolo era affidato ai giocatori più piccoli di statura e più leggeri, per questo più agili e veloci, poco propensi a segnare. Con l’introduzione del tiro da tre punti molto spesso i play sono diventati giocatori con un ottimo tiro frontale, da oltre l’arco. L’esempio supremo di playmaker classico è John Stockton, carriera trascorsa agli Utah Jazz e attualmente numero uno di sempre per assist nella Nba con 17.645, alto 185 cm per 79 kg.
L’evoluzione fisica dei giocatori ha portato alla ribalta play sempre più alti fino alla sublimazione con Magic Johnson, stella dei Lakers anni Ottanta, alto 206 cm per 100 kg e capace non solo di correre magistralmente in contropiede ma anche di giocare almeno tre ruoli, compreso quello di centro nella storica gara 6 delle Finals del 1980 quando da rookie vinse titolo e Mvp delle finali.
Nella Nba odierna, ricca di atleti magistrali, Russell Westbrook, 191 cm e 91 kg, è l’emblema di un ruolo che si fonde sempre più con quello di guardia, anche noto come point guard, capace di diventare l’unico giocatore dopo Oscar Robertson a chiudere una stagione in tripla doppia di media per punti, rimbalzi e assist.
Guardia (Shooting guard, indicato come 2 nella definizione numerica dei ruoli)
Giocatore che nello sviluppo iniziale dell’azione gioca lontano dal canestro accanto al playmaker, inizialmente tra i piccoli era l’uomo più pericoloso in attacco e quello con il tiro più efficace in un’epoca nella quale ancora il ferro si attaccava prevalentemente tirando o in layup. Dotato di ottime capacità di trattamento di palla e tiro, nella tradizione cestistica è anche il ruolo nel quale sono emersi alcuni dei migliori giocatori di tutti i tempi nel basket moderno, quelli ai quali affidare l’ultimo tiro della partita. Solitamente una guardia è altra tra i 190 e i 200 cm. Jerry West è l’icona della guardia classica, talmente elegante da finire stilizzato nel logo della Nba.
L’uomo che ha trasportato la Nba nell’era moderna è Michael Jordan, guardia di 198 cm e 98 kg, vincitore di sei titoli con i Bulls e considerato il più forte giocatore di tutti i tempi. Dotato di un atletismo esplosivo, erede di Julius Erving nell’arte della schiacciata, la sua evoluzione nel tempo lo ha portato a diventare un tiratore micidiale e una delle prime guardie capaci, grazie a tecnica e fisico, di ricevere palla spalle a canestro aggiungendo un movimento e una dimensione prima sconosciute al ruolo.
Il suo erede è stato Kobe Bryant, cinque titoli vinti con i Lakers, ritirato al termine del 2015-16 che di Jordan è stato studioso fedele tanto da replicarne stile di gioco e ossessione per la vittoria dentro e fuori dal campo.
Ala piccola (Small forward, indicato come 3 nella definizione numerica dei ruoli)
Inizialmente l’ala piccola era il giocatore più completo del quintetto. Più alto di una guardia ma più piccolo di un’ala grande, gli veniva richiesto di essere pericoloso al tiro ma anche di andare a rimbalzo, portare blocchi e muoversi con efficacia dentro l’area, intorno ai cinque metri e sporadicamente in post basso. Altezza che può variare tra i 198 e i 206 cm. L’evoluzione del gioco e l’innalzamento del livello atletico hanno prodotto alcuni dei giocatori più completi della storia dal punto di vista tecnico. Il primo nome moderno che viene in mente è quello di Larry Bird, leggenda dei Boston Celtics, che nonostante fosse bianco, poco atletico e lento è stato forse l’interprete più eclettico del ruolo.
Un altro interprete magistrale su due lati del campo è stato Scottie Pippen, secondo violino di Jordan nei Bulls ma vera anima difensiva della squadra per la sua capacità di difendere su tre ruoli oltre che terminale efficace in attacco. Chris Mullin è stato forse l’ala piccola con il tiro più pulito ed efficace della Nba degli anni Ottanta e inizio Novanta. L’evoluzione odierna del gioco nel ruolo si racchiude nel nome di LeBron James. Forse l’atleta più esplosivo della Lega, alto 203 cm e 113 kg, lo si inserisce tra le ali piccole per convenzione ma in realtà è spesso lui a portare palla e per altezza e peso può giocare con efficacia vicino al canestro.
Un altro esempio di come il gioco sia evoluto è Kevin Durant, 206 cm per 109 kg, che per fisico potrebbe benissimo essere un centro o un’ala grande ed è invece il tiratore più letale di tutti i tempi fronte a canestro sopra i due metri, Mvp con i Warriors delle Finals 2016-17.
Ala grande (Power Forward, indicato come 4 nella definizione numerica dei ruoli)
L’ala grande è insieme al centro il giocatore che occupa il front court, ovvero la zona più avanzata della metà campo offensiva. Inizialmente per caratteristiche era un ruolo molto simile a quello del centro, dal quale differiva principalmente perché leggermente più basso e leggero, solitamente tra i 204 e i 209 cm. All’ala grande erano richieste capacità di interpretazione fisica della partita, tendenza a tagliare fuori e prendere rimbalzi, bloccare per i compagni, movimento veloce dei piedi, tecnica nel gioco in post basso. Un esempio di un giocatore con queste caratteristiche negli anni Ottanta è stato Kevin McHale, colonna dei Boston Celtics.
In quel periodo l’ala grande ha iniziato a sviluppare non solo un atletismo simile a quello delle ali piccole, ma anche una migliorata capacità di segnare tirando, lavorando dal palleggio in post basso o ricevendo dagli scarichi. Il giocatore che racchiudeva al meglio queste caratteristiche era Karl Malone, insieme a John Stockton ai Jazz il più letale interprete del pick’n’roll (lungo che blocca per il piccolo e poi taglia verso il canestro per ricevere il pallone) nella storia del basket, secondo migliore marcatore di sempre nella Nba con 36928 punti.
In uno sport nel quale i ruoli sono sempre meno definiti e il compito dei lunghi si sposta a coprire zone sempre più lontane dal canestro, a fine anni Novanta giocatori molto alti con ottime capacità di tirare anche da tre punti sono diventati sempre più ricercati. L’emblema dell’evoluzione è Dirk Nowitzki, tedesco di 213 cm per 111 kg, il tiratore più efficace di sempre tra i lunghi.
Centro (Center o Pivot, indicato come 5 nella definizione numerica dei ruoli)
Il centro per anni è stato il ruolo più importante del gioco, proprio perché lo occupava il giocatore più alto e generalmente più pesante della squadra, solitamente dai 208 cm in su. In un’epoca nella quale non esisteva il tiro da tre punti era fondamentale avere un punto di riferimento vicino al canestro capace di generare punti e rimbalzi, oltre che capacità di difendere il canestro nella propria metà campo. I lunghi, e il centro in particolare, con la loro stazza fisica devono anche intimidire i giocatori avversari, soprattutto i piccoli che tentano di avvicinarsi al ferro. Era richiesta grande coordinazione, non scontata per atleti così alti e pesanti, e ottimo lavoro nei fondamentali. Il primo uomo ad abbinare al ruolo di centro una dimensione atletica sconosciuta in precedenza è stato Wilt Chamberlain, unico giocatore nella storia capace di segnare 100 punti in una partita.
Fino agli anni Ottanta la figura del centro è stata primaria nella concezione e nella costruzione del roster di una squadra. Kareem Abdul Jabbar è un nome mitologico nella storia del gioco e trascende il basket, 218 cm e 102 kg di enorme eleganza e il brevetto del gancio cielo, tiro eseguito a una mano sola da altezze che non era possibile contrastare, ultimo grande centro classico nella storia della Nba.
Nell’era moderna, con giocatori più atletici e capaci di giocare sempre più lontano dal canestro, si è affermato lo small ball, un sistema di gioco nel quale generalmente si gioca con giocatori quanto più possibile bassi e veloci e un’ala grande adattata da centro. Per questo la figura classica del centro di peso che occupa il post basso sta progressivamente sparendo, principalmente nella Nba e in generale anche nel basket europeo. L’ultimo grande centro dominante della storia è stato Shaquille O’Neal, 216 cm per 145 kg, probabilmente l’uomo che con la sua stazza ha inciso di più nella lega a cavallo tra il vecchio e il nuovo millennio.
Il quintetto ideale di Giancarlo Migliola: prima parte – seconda parte.




