Il mio quintetto: l’Ala piccola? Il mio amore. Il Centro? Un boscaiolo…

Si tifa per squadre e giocatori differenti, ma ognuno ha scolpito nella propria mente la squadra da sogno, l’IDEA di formazione perfetta, assoluta.

Basket Il quintetto ideale di Giancarlo Migliola.

Si tifa per squadre diverse, si può provare simpatia per giocatori differenti, si può essere più o meno in disaccordo con le scelte del coach, si può anche opinare sulla qualità dei tessuti utilizzati per le divise.

C’è una cosa, però, sulla quale nessun appassionato di basket è disposto a transigere: ognuno ha scolpito nella propria mente la squadra da sogno, l’IDEA di formazione perfetta, assoluta.
I cinque del quintetto base, questi sono estratti dal mio personalissimo cartellino.

Dopo playmaker e guardia, gli altri tre ruoli…

L’ala piccola o numero 3
L’ala piccola, il mio amore! Senza di lui, non vinci mai. Non lo noti, vaga assente per il campo e poi quando vai a leggere lo score, ti accorgi che ha ne ha messi 18 col 59% dal campo, l’87% dalla lunetta e soprattutto ha costretto il temutissimo avversario diretto a un terzo del rendimento abituale.

Il numero 3 raschia dal fondo del barile. Si accolla i lavori sporchi, raddoppia quando occorre. Recupera palloni insperati e sfondamenti terribilmente pericolosi.

E attenzione, la mia ala piccola non è un gregario utile solo nello sbrigare attività domestiche: è dotato di mano dolcissima e fondamentali enciclopedici e infatti, un paio di partite l’anno, quando la squadra fatica a trovare il canestro, il mio 3 ne mette 34 e la vince da solo.

Il giorno successivo i giornali ne esaltano le qualità offensive ma non sanno che la sua è una scelta consapevole: sul parquet fa ciò che è essenziale.

Zero fronzoli, zero paillettes. A fine partita, se vince va a stringere la mano agli arbitri e agli avversari. Se perde va a stringere la mano agli arbitri e agli avversari (e poi dice una parolaccia, ma sottovoce)…

L’ala forte o numero 4
L’elemento di maggior classe, non solo sul parquet. Il mio 4 conosce tutti i movimenti offensivi e qualche volta si accorge di inventarne qualcuno senza volere. Campionario completo di passo e tiro, arresto e tiro, arresti domiciliari, spaccio e detenzione, gancio, semi-gancio, uppercut, tiro piazzato dal post, tiro a girare dal limite dell’area, maledetta, ecc.

Il 4 è inarrestabile, se la palla scotta la squadra non va a cercare quel pazzo del 2, ma sempre e solo il 4. Anche perché, male che vada, prende fallo e in lunetta non sbaglia dal 1983.

Un compendio di talento, potenza, savoir faire, carisma. Un solo problema. Il terrore di essere utilizzato da cinque. Ogni ala forte convive con questo spettro. Sostanzialmente cambierebbe poco, psicologicamente cambia il mondo.

Da 5 non segna, fa passi, viene stoppato, si ingobbisce, bestemmia. A fine partita, se vince manda un bacio alle donne in tribuna. Se perde dichiara che cambierà aria e squadra piuttosto che giocare ancora (male) da 5.

Il centro o numero 5
Il mio 5, oltre a costituire una pedina fondamentale dell’assetto che ho in testa, è una roccia. Non si infortuna mai. Così il 4 vive tranquillo (anche se talvolta trema al pensiero di poter essere usato da 3).

Il mio centro è 2.08, non segna in una vasca da bagno, non conosce tecnica di tiro e cazzate di questo tipo. Il mio centro sa solo stoppare tutti gli oggetti che intercetta in aria, compresi aeroplanini di carta e tiri liberi.

E’ un animale: lui non tira, schiaccia. Lui non difende, spinge. E’ limitato ma non mi interessa: se gli avversari vogliono che i tiri arrivino illesi, meglio che li facciano partire da 7 metri perché altrimenti si vedranno murati. A fine partita, se vince si getta a corpo morto tra il pubblico.

Se perde piange come un bimbo e poi stoppa l’aereo che riporta a casa la squadra avversaria.