La mia Roma-Qarabag, per 53 minuti ho invocato Tor di Valle…

All'Olimpico i giallorossi possono festeggiare il passaggio del turno da primi grazie al gol dell'argentino.

Roma Qarabag Perotti ancora decisivo, ma che paura…

Per 53 infiniti minuti ho pensato che fosse ora di spostarsi nel nuovo stadio, ufficializzato poche ore prima, con tre anni di anticipo. Da domani, tipo.

Sì, anche a Tor di Valle così come è ora, con la tribuna arrugginita dell’ex Ippodromo, le erbacce incolte e le tonnellate di immondizia. Comunque meglio dell’Olimpico in cui rischio di vivere un’altra serata memorabile al contrario.

Per 53 minuti, non date retta al romanista che stasera vi dirà che tifava Atletico, io ho tremato. Anzi no, mi sono rivoltato sul divano come non capitava da tempo.

Contratta, la Roma, bruttina. Imprecisa. Opaca in diverse individualità, incapace nei primi 25 minuti di creare problemi agli azeri. Sottotono la catena di sinistra, Dzeko in stato confusionale, tanti gli errori di misura per passaggi semplici, un linguaggio del corpo preoccupato. E io con lui.

Col passare dei minuti poi la Roma si è sciolta, tra calci d’angolo battuti male e un paio di occasioni sprecate/svanite tra Dzeko e Nainggolan. Ma primo tempo sullo 0-0, maledizione. Da Stamford Bridge nessuna nuova, 0-0 pare con tante occasioni sprecate dal Chelsea. Siamo a un solo gol dall’eliminazione, scontata ad agosto e improbabile un paio d’ore fa.

Cinquantatre minuti di Roma impaurita e poi ci pensa ancora una volta Diego Perotti, con l’accelerazione centrale e poi con la testa. Quella che oggi ha funzionato meno del solito ed è destino evidentemente che sia quello che per molti tifosi della Roma “giocherebbe anche senza porta” a spingerci negli ottavi, dopo il gol segnato al Genoa nel drammatico recupero del Totti-Day che era valsa la Champions.

Passa la Roma ma passa anche l’Atletico, non sia mai che uno possa campare tranquillo più di cinque minuti. Il pensiero torna a Tor di Valle, l’Olimpico va lasciato prima possibile. Guarda come va a finire anche stavolta. Troppi ricordi maledetti, anche tante belle vittorie ma poi rivelatesi inutile.

Quella di stasera non lo sarà, comunque vada a febbraio. Perché come ha detto Daniele De Rossi, uno che in campo qualche volta perde la testa ma davanti a un microfono non sbaglia mai, “questo primo posto riabilita parzialmente la nostra immagine in Europa, dopo qualche figuraccia di troppo”. Sacrosanto. Conta anche questo, forse più dei 15 milioni di euro che la Roma incasserà per il passaggio del turno.

Il pareggio del Chelsea alleggerisce gli ultimi minuti: alla fine la festa è legittima ma sobria ed Eusebio Di Francesco già dichiara di pensare agli ottavi febbraio. Bene così, pure se tra mille paure.

Tor di Valle può aspettare. Ma non troppo…