Defrel, Gervinho, Gonalons: quanto è diventato complicato tifare Roma…

Il pessimo fine settimana del tifoso romanista, dopo la coltellata di Cutrone, è stato peggiorato dai tanti gol realizzati in giro per il mondo da ex giallorossi.

ROMA PLUS 11 (4-2-3-1): Alisson, Rudiger, Benatia, Marquinhos, Emerson Palmieri; Strootman, Pjanic; Salah, Nainggolan, Lamela; Dzeko.

Metteteli in campo come volete, mi fido di voi. E l’inserimento di Dzeko, tra le cessioni più dolorose/remunerative della Roma degli ultimi anni, non è un refuso. Se è vero come è vero che la cessione del centravanti bosniaco al Chelsea era cosa fatta, lo scorso gennaio, prima che lo stesso giocatore decidesse di rimanere in Italia.

Negli Undici che ho scelto, che potremo chiamare Plus11, non figurano nomi importanti come quelli di Romagnoli e Osvaldo e nemmeno quelli degli eroi di quest’ultima giornata di campionato, in giro per il mondo. A segno Gervinho (altro che CR7…), Brunetto Peres, Gonalons e persino Defrel (2) contro il Napoli.

Perché il destino quando vuole accanirsi sa essere malvagio e ad alleviare parzialmente i dolori di un fine settimana estenuante dopo la coltellata di Cutrone è arrivata la papera colossale di Alisson, probabilmente piccato dall’essere chiamato “Allison” per 90 minuti dal telecronista Sky.

E meno male che è arrivata la convocazione in Nazionale di Nic Zaniolo, che finora in campo non si è mai visto. Un po’ come Cristante e Lorenzo Pellegrini, insomma. In attesa di sapere se Di Francesco dalla prossima settimana preferirà essere etichettato come un “miope integralista” o un “confusionario isterico”, godiamoci questi 15 giorni dall’Osservatorio privilegiato dell’etere capitolino.

Dove Antonio Conte è la parola più cliccata, dove si soffre non solo quando gioca (?) la Roma ma anche quando ti metti sul divano in relax a vedere una partita di Ligue1 o di Premier e ti segna un ex giallorosso, magari pure un Holebas che avevi pure mezzo dimenticato.

L’avevamo detto prima della cessione di Strootman: Pallotta e di conseguenza Monchi quest’anno hanno esagerato nella loro (legittima) filosofia di contenimento del monte ingaggi, inseguimento della plusvalenza e ricerca del talento da valorizzare. Fatto sta che ora se tifi Roma devi sperare che un tuo giocatore faccia benino, ma non così bene.

Nessuno mi toglie dalla testa che Under sia rimasto a Trigoria perché esploso solo nella seconda parte di campionato e quindi necessiti di conferma ad alto livello. Lo stesso Kluivert ha candidamente dichiarato che nel suo futuro vede il Barcellona, e l’ha fatto nello stesso giorno in cui ha firmato per la Roma.

Siamo tutti di passaggio su questo mondo, ok, ma quanto è diventato complicato tifare Roma dovendo sperare che ogni tanto Alisson faccia una papera o che Nainggolan si ubriachi più spesso e posti bestemmie? Due anni fa mi sono ritrovato allo stadio a sperare nel passaggio del preliminare col Porto perché vincendo avremmo potuto tenere tutti e aggiungere Borja Valero. Borja Valero, tra l’altro, non Pogba.

Cioè. Non più sperare di acquistare un giocatore per provare a vincere qualcosa. No. Vincere una partita per sperare di poter prendere un giocatore.

Non più sperare che un tuo acquisto si dimostri un fenomeno. No. Tenerlo lì, in una mezza zona d’ombra, in modo che non attiri le attenzioni dei club più ricchi.

Faticoso.
Anche se uno prova ad adeguarsi ai tempi che corrono (almeno loro, aggiungerei, dopo aver visto la Roma a San Siro). Faticoso.

Foto Ufficio Stampa AS Roma