Luca Pelosi e quel 30 maggio… “Ero piccolo: ricordo solo il silenzio, come Francesco”

Di quel giorno conserva solo il gelo calato nella Capitale dopo l'ultimo rigore segnato dagli inglesi. Un ricordo condiviso col capitano...

Ero molto piccolo il 30 maggio 1984. Di Roma-Liverpool ricordo solo una cosa: il silenzio. Mi affacciai un attimo sul balcone e sentii, fortissimo, il silenzio. Della partita non ricordo niente ma so tutto. Non l’ho mai considerata un qualcosa da scansare, né la partita “mai giocata”. Anzi, ho sempre avuto la voglia di tuffarmici dentro, di capire cosa fosse accaduto nella preparazione, in campo, fuori, tra i tifosi, sui giornali, nelle emittenti locali, sul dischetto del rigore…

Ho letto libri, parlato con i protagonisti, rivisto la partita… Tutto questo per cercare disperatamente di capire il motivo di una sconfitta che sento profondamente sulla mia pelle, come sento tutto ciò che è successo alla Roma da prima che nascessi o che iniziassi ad avere una totale coscienza di tifoso. Cosa che avvenne pochi mesi dopo, grazie a un rigore parato da Tancredi, che li ha sempre parati tranne quella notte…

Anche questo mi ha sempre fatto pensare, per giungere a una conclusione diversa da quella che cercavo. Perché alla fine i motivi per cui si perse la Coppa (non la partita) sono tanti, tecnici, psicologici, ambientali, casuali, ma nessuno mi porterà mai a una spiegazione esaustiva.

Di una cosa però sono certo: c’è traccia di Roma-Liverpool in ogni esperienza di tifo per la Roma, anche in quelle di chi non c’era o di chi vuole sfuggirne. Anzi, a ripercorrere le successive eliminazioni dalla Champions della Roma, ci trovi quasi sempre squadre inglesi. (Pure il Liverpool), arbitri svedesi (era carica al portiere su Tancredi, come ha fatto a non fischiare?), 1-1, rigori…

Tutto questo semplicemente perché quella partita non l’abbiamo persa. Ma mica perché è finita 1-1. Perché la stiamo ancora giocando. È la conclusione a cui giungono Tonino Cagnucci e Paolo Castellani in “55 secondi”, libro che ogni romanista dovrebbe leggere, come va assolutamente letto “Eravamo in Curva Sud” di Massimo Izzi. Eravamo in Curva Sud e, il testo si chiude così, “abbiamo scalato il mondo dalla cima di un’emozione che tutti gli altri non potranno raggiungere mai”.

Io ne ho raggiunta una fortissima quando una volta lessi che Francesco Totti, interpellato su quanto accaduto il 30 maggio 1984, rispose così. “Di quella sera ricordo solo il silenzio…”.

Foto Archivio Privato Giancarlo Migliola