Nba, tutte le conseguenze dello stop

Dalla durata dello stop alle conseguenze economiche, tutti i risvolti dell'interruzione della regular season Nba

LeBron James ha detto che sono stati i tre mesi peggiori della storia Nba e su questo, contrariamente ad altre dichiarazioni discutibili sulle conseguenze del Coronavirus, bisogna dargli ragione. Da gennaio a oggi la Lega ha perso nell’ordine David Stern, lo storico commissioner che l’ha trascinata nella transizione da intrattenimento locale a fenomeno globale, Kobe Bryant che è stato uno dei più illuminati e influenti giocatori della storia, e infine la regular season, sospesa a tempo indeterminato. Nel basket professionistico americano, almeno nella storia recente, non si è giocato soltanto quando i vari lockout hanno ritardato l’inizio della regular season in attesa di un accordo tra le parti. Questo è effettivamente un lockout per motivi di forza maggiore e perciò proviamo a rispondere a domande e quesiti che sono sorti subito dopo la scelta della Lega di interrompere le partite.

Quanto durerà la pausa

Due settimane sono il tempo necessario a completare l’isolamento richiesto per Rudy Gobert e Donovan Mitchell risultati positivi al Coronavirus, tutto lo staff e i giocatori degli Utah Jazz e naturalmente tutti gli avversari recenti della squadra e le persone con cui in diverso modo sono entrati in contatto. I proprietari si sono dati un mese di tempo per ricominciare a parlare della stagione 2019-20 come confermato anche dal commissioner Adam Silver, per metà aprile. Al moment non esiste alcuna speranza realistica che lo stop duri così poco. In Cina la Cba si è fermata a fine gennaio e si riprenderà a giocare a inizio aprile. Dando per scontato, e non lo è affatto, che la curva del contagio negli Stati Uniti e nel resto del mondo segua i tempi di quella cinese, passerebbero circa dieci settimane, ovvero due mesi e mezzo. Significherebbe ricominciare a giocare a fine maggio. Secondo i bookmaker con licenza non italiana la possibilità che la prossima partita si giochi prima del 18 aprile è intorno a 5.00, che sia successiva a quella data a 1.14.

La stagione verrà conclusa?

E’ l’obiettivo primario della Nba così come quello di tutte le altre leghe professionistiche mondiali di tutti gli sport e anche in questo caso si proverà a portarla avanti anche a costo di posticipare la prossima. La Nba da questo punto di vista ha dimostrato di essere flessibile nel corso della storia come hanno dimostrato i vari lockout, un’ipotesi plausibile è che concludendo in ritardo questa stagione verranno spostati in avanti tutti gli altri appuntamenti, dalla lotteria al Draft. Non è da escludere che possa essere accorciato il numero delle restanti partite di regular season che nella misura più drastica potrebbe anche essere considerata conclusa, ma non dovrebbe essere modificata la struttura dei playoff con la formula delle sette partite, da questo punto di vista gli americani tendono a preservare l’identità del momento decisivo della stagione. Più probabile che venga invece ridotto il numero delle gare di regular season della stagione 2020-21, per la quale erano in programma anche altri cambiamenti, equiparandola a una stagione accorciata come per esempio quella del lockout nel 2011-12.

Cosa faranno le squadre Nba durante la pausa

L’obiettivo è permettere ai giocatori di continuare ad allenarsi, ma dipenderà da quanti altri contagi emergeranno nei prossimi giorni. Una sospensione totale o parziale dell’attività per tutte le franchigie è al momento l’unica possibilità concreta.

I giocatori Nba verranno pagati se non si gioca?

Non è una certezza ma molto probabilmente sì. Il contratto di lavoro collettivo della Nba consente alla Lega di non pagare gli stipendi per ogni singola partita non giocata a causa di forze maggiori ed esiste una clausola specifica che fa riferimento a un’epidemia. Difficilmente però la Nba intraprenderà questa strada, visto che l’obiettivo primario rimane quello di provare a salvare la stagione e l’ultima strada da percorrere per riuscirci è mettersi di traverso con i giocatori.

Perdite economiche

Un dato difficile da quantificare con certezza ma secondo le prime stime si parla di 500 milioni di dollari in caso in cui le restanti partite si dovessero giocare senza pubblico. Una cifra destinata a crescere se il resto della stagione verrà cancellata. Sono numeri che non comprendono altri dati legati alla ristorazione e attività collaterali legate alle partite, con conseguenze che rischiano di impattare su tutti i lavoratori del settore.

Valore delle squadre e salary cap

Il valore delle franchigie è cresciuto sei volte nell’arco degli ultimi dieci anni e del 14% rispetto alla passata stagione. Ogni franchigia Nba ha un valore medio di 2.1 miliardi di dollari ed è da valutare se questa interruzione avrà un impatto negativo causando un deprezzamento. Discorso simile per il salary cap, che si stimava dovere scendere da 116 a 115 milioni di dollari per la prossima stagione, una cifra che potrebbe scendere ulteriormente. In ottica più ampia una bisognerà valutare anche come l’interruzione cambierà i rapporti e i valori dei diritti televisivi e di trasmissione che sono valutati negli ultimi anni.

Le altre Leghe professionistiche americane

Ma allargando il discorso sono considerazioni che non riguardano solo la Nba ma anche le altre leghe professionistiche americane ad eccezione al momento della Nfl la cui regular season partirà a settembre e per il momento non sembra a rischio. Il torneo Ncaa, la celebre March Madness, è stato cancellato e non si giocherà per la prima volta dal 1939. La Mlb doveva iniziare il 26 marzo e l’inizio della stagione è stato posticipato di almeno due settimane, rimanendo a 2.40 la Lega che secondo i bookmaker ha le maggiori possibilità di riprendere prima davanti alla Nhl sospesa analogamente il 12 marzo con 3.00, alla Major League Soccer che era iniziata il 29 febbraio con 4.00 e la Nba con 5.00. L’assenza contemporanea di gare professionistiche sul territorio degli Stati Uniti è un’anomalia assoluta.