
L’ultima volta, ad Atene nel 2004, c’erano in campo Basile e Pozzecco, Marconato e Soragna, Galanda e Bulleri. Arrivò un incredibile argento olimpico contro un’inarrestabile Argentina dopo una semifinale passata a travolgere la Lituania in una partita a chi segnava più triple. Sarebbero passati sedici anni, avremmo visto una prima scelta italiana nella Nba nel 2006 con Bargnani, poi un anello Nba con Belinelli e una solida carriera americana con Gallinari, con anche Datome dall’altra parte dell’oceano. Doveva essere la generazione più forte di sempre secondo molti, vincente non lo è stata mai e paradossalmente l’Italia torna alle Olimpiadi dopo diciassette anni proprio nell’anno in cui nessuno pensava che fosse possibile. In fondo cinque anni fa, con tutti quei talenti in campo e un Preolimpico organizzato in casa, non si andò oltre una sconfitta in finale contro la Croazia. Quella nazionale era allenata da Messina, tornato in patria apposta, proprio l’uomo che dovrebbe sostituire Sacchetti che invece la missione l’ha compiuta praticamente da esonerato e stavolta sono gli azzurri a mandare a casa chi in casa giocava, la Serbia dei tanti talenti e delle tante medaglie che però a Belgrado è stata spazzata via 102-95.
La nazionale che avevamo definito interessante ma non al livello dei padroni di casa dal punto di vista del talento assoluto ha invece vissuto una notte inaspettata dall’arco, segnando 14 triple e trovando una dimensione concreta lontano e vicino al canestro, con Fontecchio che ancora una volta è stato un terminale offensivo impeccabile con 21 punti e 7/12 da due ai quali si è aggiunto un Mannion capace di segnare 24 punti con 9/9 ai liberi e 4 assist dopo una stagione passata a crescere, e crescere bene, alla corte di Steph Curry ai Warriors. Il resto lo hanno fatto Pajola che ha scelto la serata giusta per tornare quello visto nella finale scudetto vinta dalla Virtus Bologna contro Milano, Tonut che è cresciuto enormemente nelle ultime due partite e un Polonara da 22 punti, 12 rimbalzi e 32 di valutazione, dominatore in area in una partita in cui Marjanovic ha giocato solo 8 minuti e in cui la Serbia non ha avuto sostanza da Teodosic, Bjelica e Kalinic e in cui Micic è fermo a 8 punti in 14 minuti di impiego. Vedere l’Italia dominare la Serbia è uno spettacolo insolito nel basket, così come vederla segnare più di cento punti, il vantaggio aumenta a fine primo tempo e rimane costante nella ripresa con la reazione degli uomini di Kokoskov che non arriva. Ricorda proprio un’altra gara dell’estate 2004, quella in cui a Colonia gli azzurri in amichevole travolsero 95-78 gli Stati Uniti allenati da Larry Brown. Lì si capì che ai Giochi poteva succedere qualcosa di inaspettato. Quelli di Tokyo sono altrettanto inaspettati e in campo potrebbe esserci anche Gallinari, che ha appena concluso la sua stagione con gli Hawks perdendo gara 6 della finale di Conference contro i Bucks, dichiarandosi disponibile per la convocazione. Indipendentemente dalla sua presenza sarà comunque un’Italia nuova, con tanti giocatori solidi che hanno fatto decollare la propria carriera all’estero anche se non nella Nba e questa è un’ottima notizia dopo anni di proclami che puntualmente non combaciavano con gli obiettivi. Stavolta la formula è invertita e i risultati sembrano già migliori, visto che finalmente un digiuno lungo diciassette anni è stato interrotto.






