
Ferrari crisi Vettel, il tedesco spento – Era arrivato che doveva essere l’erede naturale di Schumacher. Biondo come lui, pluricampione come lui, arrivato a risollevare una Ferrari in crisi come lui. E alla prima stagione, già dalla seconda gara, ci avevano creduto tutti. A Sepang, primo successo col Cavallino, sullo stesso tracciato dove domenica ha concluso la propria gara alla prima curva. Per la quarta volta quest’anno. E’ la crisi di un pilota all’interno della crisi di una scuderia. Vettel oggi non aiuta la Ferrari che non aiuta Vettel. Vediamo perché.
Ferrari crisi Vettel, gli errori in partenza – E’ una stagione di F1 nella quale le partenze somigliano alle risse nei saloon del West. Ci si fa giustizia a chi estrae per primo, ovvero a chi frena più tardi. Che ci finiscano in mezzo giovani senza esperienza ma tanta arroganza come Verstappen, o dalla testa calda come Kvyat, è comprensibile. Che ci sia praticamente sempre coinvolto uno che ha vinto quattro mondiali è incomprensibile. E’ successo in Cina, in Russia, a Spa e in Malesia. Troppe per pensare che sia un caso. Abbastanza per domandarsi che fine ha fatto il pilota freddo, calcolatore, impassibile davanti alle difficoltà che si era visto lo scorso anno e fino all’anno prima in Red Bull. Vettel fu capace di rigirarsi al primo giro in Brasile nell’ultima gara del 2012, che assegnava il titolo, prima di rimontare e vincere il terzo alloro consecutivo davanti ad Alonso. Come può essere diventato un tamarro con la vena che si chiude che tenta di risolvere una questione di 300 km in 300 metri? Non è tranquillo, dicono.
Ferrari crisi Vettel, l’ambiente – Chris Horner, team principal Red Bull, è quello che lo conosce meglio. E a inizio stagione, quando ancora la Ferrari stava davanti agli austriaci senza sudare, disse: ‘Lo conosco bene, lui rende meglio quando è tranquillo’. E Niki Lauda ha aggiunto: ‘La pressione che gli ha messo addosso Marchionne non lo aiuta’. I fatti dimostrano questa tesi. Il presidente che arriva a Melbourne e sostiene che le rosse siano pronte per acciuffare le Mercedes. Il progetto che non decolla. Alcune circostanze sfortunate. Allison licenziato e Binotto messo al suo posto, nella prima struttura orizzontale che la F1 ricordi con risultati tutti da dimostrare il prossimo anno, che sarà nevralgico. Tranquillità zero, tentativi di risolvere impulsivamente i problemi cento. Non è un metodo di lavoro che aiuta un metodico come Vettel. E ci arriviamo sotto.
Ferrari crisi Vettel, lo sviluppo – La Ferrari del 2015, che andava meno forte di quella del 2016, era una squadra che aveva molto da dimostrare e poco da perdere venendo da un 2014 nero. Arrivarono tre vittorie, briciole lasciate dalla Mercedes, raccolte da un ambiente fiducioso anche perché non c’erano rivali a contenderle. Nel 2016 la pressione presidenziale ha messo tutti di fronte a un bivio che presto si è trasformato in un muro. E allo stesso tempo alla Red Bull hanno fatto quello che sanno fare meglio: sviluppare il loro potenziale dopo due anni di difficoltà. In inverno quasi non avevano un motore e non sapevano che telaio montarci sopra. In primavera guardavano le Ferrari da dietro. In estate le hanno sorpassate. E con la doppietta di Sepang le hanno quasi ridotte a terza forza del mondiale. Ma il progetto rosso era promettente. Non è mancato il disegno, in realtà, ma lo sviluppo. Ed è un problema annoso che aveva anche l’ultimo Domenicali e la Ferrari intera di Montezemolo da quando sono proibiti i test durante la stagione. Eppure la Red Bull e la Mercedes, ma anche in parte la McLaren e la Force India, dimostrano che le monoposto si possono sviluppare anche in garage. A Maranello questa filosofia non l’hanno ancora acquisita ed è lì che Binotto dovrà intervenire. Per quanto geniale possa essere il progetto 2017, si incaglierà con la bella stagione se non verrà sviluppato come fa la concorrenza. E tornano in mente le parole di Briatore sul fatto che la F1 di oggi si fa in Inghilterra e la Ferrari resta isolata.
Ferrari crisi Vettel, come Alonso – Ve lo ricordate lo spagnolo delle ultime due stagioni? Non tanto diverso da Vettel come risultati. Lui era sarcastico e pungente e non lesinava insulti ai suoi uomini anche in diretta mondiale via radio. Il tedesco è sorridente, anche se triste, e rimane educato. Ma involuto in pista, tanto da prendersi dell’idiota da un ragazzetto che ha vinto una gara in vita sua, mica quattro mondiali. Succede perché la Ferrari si perde in mezzo alla stagione e i suoi piloti non sanno più guidarla. Vettel fa più fatica di Alonso perché sta cercando una strategia che non gli appartiene: rischiare oltre il limite al semaforo, quando invece l’asturiano era un guerrigliero dell’asfalto qualunque fosse la macchina che aveva per le mani. La sua sofferenza è anche l’insofferenza di un ambiente condannato a vincere per forza ma senza armi per farlo. Prigioniero del suo passato ma incerto quando guarda il futuro. E però è anche vero che da un top driver ci si aspetta che sia lui a trascinare la squadra nei momenti di difficoltà. Che non ci siano riusciti due dei talenti più grandi degli ultimi trent’anni è un dato che valorizza la tesi secondo la quali è Maranello a inghiottire i piloti.
Ferrari crisi Vettel, le cifre – A Sepang, con la sua partenza azzardata, oltre a mandare in cantina la propria gara stava per rovinare anche il mondiale a Rosberg, suo connazionale. I commissari di gara gli toglieranno tre posizioni al via in Giappone, costringendolo a un’altra partenza nel gruppo. Era l’uomo del giro veloce, ma come Alonso non riesce quasi mai nemmeno a vedere la seconda fila. Non vince da 22 gare, la striscia più lunga da quando ha esordito in F1. Ha 153 punti dopo 15 gare contro i 251 della stagione precedente. E’ dietro a Raikkonen, che ne ha 160, ovvero un compagno di squadra che veleggia serenamente verso la pensione. Numeri in ribasso di un trascinatore che aveva catalizzato gli sforzi del 2015 e ora si ritrova trascinato in mezzo alla corrente e se prova a opporsi fa danni incomprensibili. Misteri di una Ferrari che sta esattamente in mezzo al mare e non ha ancora individuato la rotta giusta per raggiungere la riva.









