Crisi Ferrari: Allison out, incubo 2017

Crisi Ferrari Allison out, il 2016 è ormai compromesso e non si sa chi disegnerà il progetto 2017. Problema di uomini o di struttura?

La stagione 2016 ha preso una piega preoccupante e deludente per la Ferrari. Ma quella 2017 rischia ancora di più di togliere il sonno a Maranello. Avevamo scritto più volte come il Cavallino dovesse decidere se continuare lo sviluppo della deludente SF16-H o dedicarsi completamente alla prossima stagione.
Quando le norme cambieranno e chi le sfrutterà meglio, come la Mercedes 2014-16 dell’epoca ibrida, rischia di garantirsi un vantaggio lungo almeno tre anni. Ora la Ferrari, dovendo mettere le mani sul progetto della prossima stagione, scopre che non ha in casa chi dovrà disegnarlo e realizzarlo.

Crisi Ferrari, James Allison se ne va – Era stato portato a Maranello dall’ultima gestione Montezemolo-Domenicali. Si era detto che il 2014 era anno di transizione e che il 2015 non portava completamente la sua firma (ma ha prodotto tre vittorie, contro le zero del 2016). Il 2016 è arrivato, il progetto è stato firmato per intero, ed è una delusione cocente. In più Allison ha dovuto fronteggiare la morte improvvisa della moglie per una meningite fulminante. Ma non è questo il motivo per cui andrà via.

Il dt della Ferrari non ha sopportato molte delle critiche alla monoposto 2016 e, si dice, alcune interferenze nel suo lavoro. Se ne vuole andare, per tornare in Inghilterra, e nessuno lo fermerà. Se vi ricorda il periodo più buio di Alonso in Ferrari, quando la squadra era divisa in corporazioni, avete ragione. Perciò, prima di domandarsi chi sostituirà Allison, breve excursus per rispondere alla domanda: cosa è cambiato alla Ferrari dall’arrivo della nuova gestione?

Crisi Ferrari, rivoluzione o ristagnazione? – Perché, a guardare dentro le dinamiche del 2015 e 2016, non sembra essere cambiato molto. Marchionne si è installato sulla poltrona di comando al grido di ‘è inaccettabile vedere una Ferrari che non vince’. Ha chiesto più spregiudicatezza nei disegni della nuova monoposto, ha assicurato che a Melbourne sarebbe stata pronta per vincere, mettendo addosso a squadra e piloti una tensione che non era possibile gestire con il materiale a disposizione.

Ma peggio ancora, sono cambiati gli uomini ma non il copione. Un po’ di esempi. Le gomme rimangono un rebus, come nel 2013 e 2014. Ricordate che nel 2013 quella che iniziò il mondiale era una Ferrari competitiva. Fu la Pirelli, con le gomme che saltavano per aria all’improvviso, a cambiare le tele e le carte in tavola.

Da allora a Maranello non hanno mai più saputo interpretarle, Domenicali o Arrivabene che fosse. Ricordate che nel 2012 Alonso perse il Mondiale all’ultima gara con Vettel. Se andate a frugare tra i ricordi, troverete che lo spagnolo iniziò forte, fece una parte centrale di stagione solida e si sciolse nel finale di campionato. Successe perché da anni, da quando cioè sono proibiti i test in pista, la Ferrari non riesce a sviluppare la propria monoposto in maniera efficace.

Marchionne ha cambiato gli uomini, ma il simulatore Ferrari non vale quello di Mercedes e Red Bull. Ha promosso le seconde linee dell’organigramma, che non hanno colmato lo storico gap aerodinamico che oggi fa tornare la Red Bull la seconda forza del mondiale. Ha stravolto gli strateghi ai box, ma è dal 2010, quando ad Abu Dhabi fu consegnato il primo mondiale a Vettel con una folle strategia nell’ultima gara assegnata ad Alonso, che al muretto rosso si vede solo confusione.

Ha chiesto di essere audaci nel progetto, e il progetto si è dimostrato inaffidabile. Nel senso che la SF16-H è vettura che convive con problemi di affidabilità di ogni genere. Non sono stati fatti passi avanti significativi. E un paio ne sono stati fatti indietro.

Crisi Ferrari, chi dopo Allison? – La F1 è un mondo strano. Copre quasi ogni angolo del pianeta, ma al suo interno è come il paesino piccolo dove la gente mormora. E in ogni ambiente che conta, il gap della Ferrari su tutti i fronti toglie appeal e prestigio alla rossa. E’ questa la grande differenza col passato. La Ferrari che non vinse il mondiale dal 1979 al 2000 era comunque una scuderia dove tutti ambivano a lavorare. Questa è una squadra snobbata dai cervelli più pregiati del circus.

L’addio di Allison comporta la figura di direttore tecnico da rimpiazzare. E la Ferrari ha incassato un impressionante numero di due di picche. Ci ha provato in continuazione con Adrian Newey, genio assoluto del telaio. Che non ci pensa nemmeno di lasciare la sua struttura austriaca da centinaia di ingegneri per andarsi a isolare a Maranello.

Ci ha provato con Ross Brawn, l’artefice delle vittorie rosse di inizio millennio. Ma ha ricevuto un altro no, che difficilmente sarà reversibile.

Ci ha provato con Aldo Costa, che dalla Ferrari era stato allontanato con ignominia nel 2011. E adesso è felicemente uno dei responsabili tecnici della dittatura Mercedes. Provate a immaginare cosa abbia risposto quando da Maranello lo hanno contattato per convincerlo a tornare.

Ci sta provando con James Key, dt dell’ottima Toro Rosso. Che però è in orbita Red Bull, con la quale ha un contratto, e sarà difficile convincerlo a venire in Italia.

Crisi Ferrari: tirando le somme, il 2017 è alle porte e Maranello non sa ancora a chi affidarlo. Accumulando già da adesso un ritardo enorme e difficilmente colmabile. Come abbiamo già scritto, non è utopia pensare che per molti anni siamo destinati a vedere una Ferrari poco competitiva per il mondiale.

Ma il problema è che si rischia di non guardare il vero problema. Di individuare da cosa dipende questa crisi Ferrari. Montezemolo, Domenicali, Alonso, Marmorini, Tombazis, Fry, ora Allison. Presidente, direttore sportivo, pilota di punta, responsabile dei motori, telaista, direttore tecnico e suo successore. Tutti nomi spazzati via dalla rivoluzione voluta da Marchionne.

Siamo sicuri che il problema siano le teste e non la struttura? Che qualcuno possa lavorare male in certi ambienti di lavoro e bene in altri è nella logica. Che tutti i nomi che arrivano a Maranello rendano meno del loro potenziale è una stonatura. La Ferrari non è più all’avanguardia per struttura, galleria del vento, simulatore.

La F1 si fa e si vive in Inghilterra. Quella italiana è un’oasi tecnica che si sta inaridendo e chiudendo in sé stessa. Prima di pensare a chi disegnerà la vettura 2017 bisognerebbe domandarsi se sarà messo nelle condizioni ideali per farlo.