Ciclismo britannico, l’exploit: passato e presente

Il ciclismo britannico ha dominato il Tour: Froome maglia gialla, Yates maglia bianca, Cavendish quattro vittorie di tappa. Storia di un movimento che sta rimpiazzando la grande tradizione di Italia, Francia e Spagna

Il Tour 2016 ha confermato un trend che va delineandosi da qualche stagione. Ciclicamente nello sport ci sono scuole che vengono alla ribalta mentre altre, storiche, perdono smalto. Nelle due ruote sta succedendo sempre più spesso. Emergono ciclisti olandesi, scandinavi. Iniziano a faticare le grandi tradizioni di Italia, Spagna e Francia. Che nell’appena finita Grande Boucle hanno collezionato solo due successi di tappa, uno a testa per transalpini e iberici. E soprattutto si conferma il grande exploit del ciclismo britannico.

Ciclismo britannico al Tour 2016

Di Froome che vince il suo terzo Tour in carriera, secondo consecutivo, si conosce la forza. Non si conosceva la sua capacità di fare la differenza in discesa. Né la sua generosità in pianura, a spingere anche fuori dalle azioni di squadra. Non si conosceva perché queste armi, fino allo scorso anno, non le aveva in repertorio. Era famoso per la sua cadenza di pedalata in salata. E’ diventato più completo e, in una corsa come il Tour, tecnicamente imbattibile. Ma Froome è solo la punta di diamante del movimento britannico.

Che ha vinto la maglia bianca di miglior giovane con Adam Yates, e ne parliamo più in basso. E ha a lungo rischiato di portarsi a casa anche la maglia verde della classifica a punti con Mark Cavendish. Che ha vinto quattro tappe, battendo regolarmente ciclisti più potenti e considerati quest’anno imbattibili in volata come Andrè Greipel e Marcel Kittel. Quasi un Grande Slam delle maglie. La conferma della bontà di un movimento che viene da lontano.

Ciclismo britannico – Il pioniere

Se il ciclismo britannico moderno è in grande splendore, lo deve principalmente a un nome. Bradley Wiggins. Il baronetto è stato fondamentale per rendere popolare in Inghilterra e Gran Bretagna il grande ciclismo. Aveva esordito come pistard, vincendo quattro ori olimpici. Tre nell’inseguimento e uno, a Londra 2012, nella cronometro individuale. E proprio i Giochi estivi di quattro anni fa hanno contribuito a trasformare la capitale in una città a misura di bicicletta.

Ma Wiggins ha avuto il merito di fare esplodere la popolarità del ciclismo in Gran Bretagna iniziando a correre su strada. La sua epopea non è durata molto, un paio di stagioni di cui solo una, proprio il 2012, è risultata brillante. La sua vittoria al Tour de France di quell’anno in maglia Sky è stato l’evento scatenante. Ha generato entusiasmo ed emulazione. Il ciclismo britannico ha avuto un eroe capace di competere e vincere nella più dura corsa al mondo. Nessun britannico l’aveva mai vinto prima. 

Il resto l’ha fatto vincendo la medaglia d’oro nella cronometro ai Mondiali del 2014, e prendendosi il record dell’ora nel 2015, contribuendo a restituire fascino a una disciplina che anche grazie a lui è tornata di moda.

Ciclismo britannico – Il presente

In realtà non sarebbe propriamente corretto dire che Chris Froome ha raccolto il testimone da Wiggins. E’ vero invece che l’attuale maglia gialla, che era compagno di Wiggins nel 2012, avrebbe vinto quattro Tour de France invece che tre se quell’anno gli fosse stato permesso di andarsene in salita nella diciassettesima tappa. Quando Wiggins, in maglia gialla e capitano della Sky, lo implorò di aspettarlo sul Peyresourde. All’epoca Wiggins era più completo, ma Froome andava già più forte di tutti in salita. Ha dominato poi nel 2013, stravincendo sul Ventoux con una cadenza di pedalata che lasciò tutti a bocca aperta.

Nessuna pensava che si potesse frullare con quell’agilità in salita. Froome l’ha reso possibile, a fronte di non poche polemiche. Wiggins era l’eroe del pubblico, Froome non si è mai allenato a essere simpatico. Ma ha portato il ciclismo nel nuovo millennio, continuando a migliorarsi e smussando anche gli angoli del proprio carattere più spigolosi. 

Ha perfezionato costantemente la propria tecnica. Ha iniziato a spingere in discesa, quando in passato era timoroso sulle strade che scendevano. Ha imparato a riconoscere la ruota giusta da seguire quando non ha avuto la squadra alle spalle. Ha detto di essersi divertito come un bambino. E in uno dei Tour più ripetitivi di sempre è stato l’unico, insieme a Sagan, a divertire gli spettatori. Vuole tornare anche nei prossimi anni, perciò preparatevi a rivederlo in giallo.

Ciclismo britannico – Il futuro

E che dire di Adam Yates? E’ il simbolo di quanto di buono fatto dal ciclismo britannico in questi anni. Non ha ancora 24 anni, essendo nato il 7 agosto 1992. Anche lui, come Wiggins, nasce in pista e l’influenza del baronetto è evidente. E ha iniziato a raccogliere risultati anche su strada, come dimostra la maglia bianca di miglior giovane al Tour del 2016. Tre settimane passate quasi tutte sul podio virtuale. Perso soltanto alla terzultima tappa, in una giornata di pioggia e cadute che ha provocato problemi anche a ciclisti molto più esperti di lui. Lo chiamano The Shadow, l’ombra, per la sua capacità di rimanere invisibile eppure sempre presente quando conta.

E’ uno scalatore di grande classe, che potrà migliorare costantemente nei prossimi dieci anni. Sta facendo un passo avanti importante anche dal punto di vista della mentalità e della confidenza nei propri mezzi. Che la maglia bianca del Tour appena concluso non può che rafforzare. Sembra prendere il meglio di Wiggins e Froome. Conosce i trucchi del pistard, va forte in salita, è saldo emotivamente. Nell’arco di tre stagioni potrebbe essere il terzo britannico diverso in poco più di un lustro a vincere il Tour de France.