
Diciamocelo. Il Milan padrone del mercato ha stupito tutti. Non ultimo il presidente della Roma, James Pallotta, che ha accusato i rossoneri di avere perso la testa e di stare utilizzando soldi che non possiedono. In molti non hanno ancora compreso come in effetti sia stato possibile spendere oltre 200 milioni di euro sul mercato, cifre vicine a quelle che spendono Manchester City e Psg, le padrone europee delle spese folli degli ultimi anni. La domanda sulla bocca di tutti è: il Milan sta aggirando le regole Uefa sul Fair Play Finanziario? La risposta sintetica è no, non lo sta facendo. Più correttamente sta interpretando in maniera aggressiva e rischiosa una possibilità offerta dall’Uefa e il cui nome è Voluntary Agreement. Da qui in avanti proviamo a spiegare nel modo più semplice possibile la strategia del Milan a breve e medio termine.
Cos’è il Voluntary Agreement – E’ un patto in deroga alle tradizionali regole del Fair Play Finanziario introdotto nel 2009 da Michel Platini quando era a capo dell’Uefa. Nel 2015 il FPF (Financial Fair Play) è stato aggiornato e successivamente perfezionato dal nuovo presidente Uefa Aleksander Ceferin. Nella riforma è previsto un Voluntary Agreement in caso di mutamenti radicali nell’assetto di una proprietà calcistica. Per esempio, come nel caso del Milan, quando subentrano nuovi acquirenti. Il Voluntary Agreement, un vero e proprio accordo volontario, permette di derogare alla norma che prevede per le società perdite non superiori ai 30 milioni di euro nell’ultimo triennio. Un altro aspetto da tenere in considerazione è che negli ultimi due anni è stato sviluppato un modello di FPF meno rigido, che alcuni definiscono ‘pacchetto di benvenuto’, voluto dall’Uefa per incentivare investitori stranieri ad avvicinarsi e a entrare nel mondo del calcio. Ora per aderire al Voluntary Agreement è necessario rispettare una serie di elementi che sono rigidamente controllati dagli ispettori dell’Uefa (organismo che si chiama Club Financial Control Body). Il Milan tecnicamente non ha ancora aderito al Voluntary Agreement. Quello che ha fatto la dirigenza rossonera è stato posticipare il controllo da parte del Club Financial Control Body ottenendo di rimandare l’incontro di valutazione al prossimo ottobre. A questo punto il Milan da qui all’autunno è vincolato a tre aspetti fondamentali.
| Presentare un business plan pluriennale | Si tratta di elencare elementi concreti (una previsione teorica di costi e ricavi non basta) per sviluppare le attività finanziarie della società nelle stagioni successive. |
| Dimostrare in che modo è possibile ottenere il pareggio di bilancio nell’arco di quattro esercizi | Il Milan deve presentare un piano per raggiungere determinati obiettivi finanziari e dimostrare di disporre di risorse necessarie per gestire la società fino alla scadenza del Voluntary Agreement. |
| Presentare un impegno inderogabile per coprire eventuali perdite negli esercizi precedenti a quello indicato per il pareggio di bilancio | Gli azionisti di riferimento o i finanziatori devono presentare garanzie a copertura dell’intera operazione |
Sintetizzando, l’Uefa chiude un’occhio sulle esigenze della nuova proprietà del Milan ma terrà sotto controllo costante il quadriennio collegato al pacchetto di benvenuto e al Voluntary Agreement. Se fosse necessario potrà chiedere garanzie per evitare problemi economici nel corso del tempo. Succederebbe per esempio se i risultati fossero inferiori rispetto alle previsioni presentate nel business plan. Questo è il motivo per cui il Milan ha chiesto come riferimento temporale ottobre per entrare nel Voluntary Agreement. In questo arco di tempo i nuovi azionisti elaboreranno un prospetto finanziario che deve essere valutato come credibile da parte dell’Uefa (in maniera simile a quanto fatto per ottenere il prestito dal fondo finanziario Elliott, convinto con l’intento dei nuovi proprietari di investire e ampliare il brand Milan nel mondo). Se ciò succedesse, il Milan avrà quattro stagioni per sviluppare iniziative commerciali che gli permettano di mantenersi in regola con il FPF dell’Uefa. E’ a tutti gli effetti una possibilità offerta dall’Uefa, ma presenta incognite e rischi che la nuova proprietà rossonera ha valutato sostenibili. Per completare il quadro elenchiamo quali sono i requisiti fondamentali richiesti dall’Uefa per non violare il Fair Play Finanziario.
| Going Concern | Dimostrare una continuità aziendale solida da parte della proprietà. |
| Negative Equity | La differenza tra il totale delle attività e delle passività non deve essere negativa. |
| Break Even Results | Il bilancio, al termine di un certo numero di esercizi, deve essere in pareggio. |
| Overdue Payables | Assenza di debiti pregressi e scaduti nei confronti di terzi, siano altri club o propri tesserati. |
| Ulteriori azioni | L’Uefa può intervenire se l’indebitamento finanziario netto è superiore ai ricavi e se il costo degli stipendi del personale, al netto delle plusvalenze, è superiore al 70% delle entrate. |
Concludiamo riportando i provvedimenti in cui può incorrere un club che non rispetta i parametri del Fair Play Finanziario.
| Avvertimento ufficiale |
| Lettera ufficiale di richiamo |
| Multa a carattere economico |
| Decurtazione di punti in base alla gravità delle irregolarità riscontrate |
| Trattenuta dei ricavi ottenuti da una competizione Uefa relativi a diritti Tv e commerciali |
| Divieto di iscrizione di nuovi giocatori alle competizioni Uefa |
| Limitazione del numero di giocatori che possono essere iscritti a una competizione Uefa |
| Squalifica da una competizione Uefa in corso e esclusione da future competizioni |
| Revoca di un titolo sportivo o di un premio |









